Territorio

Il Canale Cavour: un’opera di ingegno e progresso

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Il Canale Cavour è una delle opere di ingegneria idraulica più imponenti d’Italia, realizzata nel XIX secolo dall’ingegnere Pietro Paleocapa. Un bacino artificiale che ha trasformato la Pianura Padana, consentendo l’irrigazione di vaste aree agricole e favorendo lo sviluppo dell’agricoltura e della coltura del riso. Un condotto che si estende per circa 83 chilometri, dall’imbocco del fiume Po a Chivasso fino alla sua confluenza nel fiume Ticino nel comune di Galliate.

Storia del Canale Cavour

Gli inizi

L’idea di derivare le acque del fiume più lungo d’Italia per l’irrigazione del basso Novarese e della Lomellina è stata concepita dall’agricoltore vercellese Francesco Rossi. Quest’ultimo, fin dal 1842, dedicò cinque anni alla misurazione del territorio tra il Po e il Sesia, per calcolare la pendenza del suolo. Un lavoro che determinò che il livello del fiume che nasce dal Monviso era superiore all’altro. Nonostante gli ostacoli Rossi perseverò nella propria idea, presentando i risultati delle ricerche al ministro Thaon di Revel nel 1846. La volontà dell’agricoltore vercellese prevedeva la costruzione di un canale di 70 chilometri. Una struttura che partiva da Crescentino e si dirigeva verso est, attraversando i territori di San Grisante, San Genuario, Apertole, Leri, Albano, Oldenico, Selve, Castellone, Olcenengo e Collobiano. Il canale avrebbe superato i corsi d’acqua naturali come Elvo, Cervo e Sesia attraverso chiuse e ponti canale appositamente costruiti.

Il progetto del Canale Cavour è stato approvato dal Parlamento italiano nel 1862. Merito dell’impegno dei ministri delle Finanze Quintino Sella e dell’Agricoltura, Industria e Commercio Gioacchino Pepoli. L’opera prende il nome da Camillo Benso di Cavour, che ha sostenuto con determinazione la realizzazione di questa importante opera idraulica. Il 1° giugno 1863 fu posata la prima pietra a Chivasso e il 12 aprile 1866, dopo anni di lavoro e sforzi, l’infrastruttura fu inaugurata ed attivata alla presenza del Re Vittorio Emanuele II. All’epoca, l’infrastruttura attraversava all’epoca ben 20 comuni e 5 province italiane. Questa imponente opera idraulica rappresentava l’incarnazione dell’idea di Cavour di promuovere l’irrigazione come motore di sviluppo dell’economia agricola del Paese.

Il progetto di Pietro Paleocapa

Pietro Paleocapa nacque a Venezia nel 1795 e si trasferì a Torino all’età di 18 anni per frequentare la Regia Scuola di Applicazione degli Ingegneri. E qui si laureò nel 1816. Dopo aver lavorato come ingegnere per la Direzione Generale delle Strade e dei Ponti del Regno di Sardegna, l’uomo divenne professore di idraulica presso l’Università di Torino. Oltre che membro di numerose accademie scientifiche italiane e straniere. Così, dopo anni di studi e ricerche, Paleocapa presentò il progetto del Canale Cavour, un’opera di ingegneria idraulica capace di trasportare le acque del Po fino alle zone agricole del Piemonte e della Lombardia. In particolare, l’obiettivo era quello di sfruttare le acque per irrigare i terreni agricoli delle province di Vercelli, Novara, Milano e Pavia e per regolare il regime idraulico del fiume Ticino.

Inoltre, Pietro Paleocapa progettò e realizzò numerosi altri interventi di ingegneria idraulica in Italia. Tra questi ricordiamo la sistemazione del fiume Oglio e la bonifica dell’Agro Pontino. Lo scienziato fu inoltre autore di numerosi scritti scientifici e manuali di ingegneria idraulica, che contribuirono alla formazione di intere generazioni di ingegneri italiani.

Percorso del Canale Cavour

Il bacino artificiale ha il suo incile a Chivasso, dove le sue acque vengono derivate dal fiume Po. Da qui, il canale si dirige verso est, sovrappassando la Dora Baltea e ricevendo l’apporto idrico del Canale Farini. E proprio questo, a sua volta cattura le acque della stessa Dora Baltea. Un apporto idrico fondamentale soprattutto in estate, quando il fiume Po registra una riduzione significativa della portata.

Dopo aver attraversato i torrenti Elvo e Cervo, il canale si dirige verso nord-est e penetra nell’area risicola del basso vercellese. Successivamente, passa a nord del capoluogo di Novara, ricevendo le acque del diramatore Alto Novarese presso Recetto. Il canale prosegue verso nord, dove riceve il canale Regina Elena e origina il diramatore Quintino Sella. Attraversato il Terdoppio, il canale si dirige verso Galliate, dove si divide ulteriormente nel diramatore Vigevano. Infine si getta nel Ticino a circa 85 chilometri dal suo incile, con una notevole riduzione di portata. Durante la sua costruzione, sono stati realizzati 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti canale per consentire il superamento di strade e corsi d’acqua.

L’importanza del Canale Cavour

Irrigazione e bonifica

Grazie all’infrastruttura le terre agricole del Piemonte e della Lombardia poterono beneficiare di un’irrigazione regolare e costante, con conseguente aumento della produttività agricola. Inoltre, il bacino artificiale contribuì alla bonifica di vaste aree paludose, che furono rese coltivabili e abitabili.

Energia idroelettrica

Il Canale Cavour fu anche sfruttato per la produzione di energia idroelettrica, grazie alla costruzione di numerose centrali idroelettriche lungo il suo percorso. Questo contribuì a fornire elettricità alle industrie e alle abitazioni del nord Italia, favorendo lo sviluppo economico della regione.

Trasporto fluviale

Infine, il corso d’acqua fu utilizzato anche come via di trasporto fluviale per merci e persone tra il Piemonte e la Lombardia. Benché oggi il trasporto su rotaia e su gomma abbia ridotto l’importanza del trasporto fluviale, il Canale Cavour rimane un’infrastruttura di fondamentale importanza per il territorio italiano.

Il Canale Cavour oggi

Manutenzione e sviluppo

La struttura è tuttora gestito e mantenuto dalla società CAVIT (Consorzio per l’Amministrazione del Canale Cavour e delle Opere Idrauliche Annesse). L’ente si occupa della manutenzione delle infrastrutture e dello sviluppo di nuovi progetti per l’utilizzo delle acque del Canale.

Turismo e cultura

La zona è oggetto di interesse turistico e culturale, grazie alla sua storia e al suo impatto sul territorio italiano. Lungo il percorso del Canale si trovano numerosi musei e centri di documentazione dedicati all’opera e alla figura di Pietro Paleocapa. Tra questi il Museo del Canale Cavour a Santhià, il Centro di Documentazione del Canale Cavour a Vercelli e il Museo Paleocapa a Rovasenda.

Ambiente e sostenibilità

Il Canale Cavour è anche un’opera di ingegneria idraulica sostenibile, che permette di utilizzare le acque del Po in modo efficiente e rispettoso dell’ambiente. L’imponente infrastruttura contribuisce alla salvaguardia dell’ecosistema fluviale e alla conservazione della biodiversità nel territorio italiano.

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