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Torino: l’aumento dei costi dell’energia mette in difficoltà la Città

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Con l’aumento dei costi dell’energia, il passaggio all’elettrico sembra sempre più necessario anche a Torino, anche se conti alla mano non sembra un’operazione molto fattibile.

Gli effetti dei rincari sono sempre più evidenti anche in ambiti a cui genericamente non si pensa.

Un esempio sono la raccolta di rifiuti e il trasporto pubblico che, già da anni, avevano iniziato a svecchiare le loro flotte per passare a mezzi a metano o elettrici, più green.

L’effetto degli aumenti sui costi dell’energia sul Comune di Torino

Fino a luglio, il Comune di Torino, ha pagato 41,6 milioni per l’energia, tra i quali sono calcolati sia i costi per l’elettricità usata dagli uffici (7,9 milioni), sia per l’illuminazione pubblica e dei semafori (10,2 milioni). 

Compresi anche 15,3 milioni per il riscaldamento, 8 milioni per il metano e 0,2 per il gasolio e altre fonti.

Però, a fare preoccupare Torino, sono soprattutto i costi dell’energia legati alle società partecipate, in particolare quelli che riguardano Amiat e Gtt.

Un’ipotesi che prende sempre più piede è quella di diminuire l’intensità dell’illuminazione pubblica in città Oltre a posticipare l’accensione dei lampioni

L’effetto degli aumenti sui costi dell’energia su Amiat

Per quanto riguarda Amiat, la società ha dichiarato che per il carburante dei mezzi che raccolgono i rifiuti saranno necessari circa 2 milioni in più.

Nel calcolo si è contato un aumento di circa 1,3 milioni per il solo gasolio, dato che la società ne consuma circa 2,5 milioni di litri l’anno, e di 0,2 milioni per il metano.

Inoltre, a questo calcolo bisogna aggiungere anche i 2,5 milioni per l’energia elettrica che Amiat stima di spendere durante l’anno.

Un’ulteriore spesa della quale tenere di conto sarà poi quella di 1,5 milioni per il gas ed il teleriscaldamento delle sedi della società.

I costi, nel caso di Amiat, saranno in parte abbattuti dalla produzione di energia elettrica da biogas della discarica di Basse di Stura.

Si calcola che nel 2022 la produzione sarà di 18 GWh, che corrisponderebbe a circa 2 milioni, prendendo in considerazione l’aumento del prezzo unico nazionale dell’energia.

L’effetto degli aumenti sui costi dell’energia Gtt

La situazione più preoccupante è però quella di Gtt.

Il costo totale per l’alimentazione di metro, tram e bus elettrici è infatti arrivata a un totale di 11,9 milioni, un aumento notevole rispetto agli 8,6 milioni dello scorso anno.

Nel 2023, la società, prevede che il costo raggiungerà la cifra di quasi 30 milioni.

Per quanto riguarda gli autobus a metano, invece, il passaggio è stato da una bolletta di 2,8 milioni dello scorso anno a circa 4,3 milioni previsti per quest’anno.

Gtt calcola che nel 2023 la cifra salirà ancora, raggiungendo gli 11 milioni.

Il rincaro del gasolio, invece, colpisce di meno: si passerà dai 14,8 milioni del 2021, ai 18,9 del 2022 fino ad arrivare, nel 2023 a 20,7 milioni.

Guardando complessivamente i costi dell’energia, perciò, si passerà da un totale di 26,3 milioni dello scorso anno ad un totale di 35,2 milioni nel 2022.

Nel 2023 la cifra aumenterà ancora, arrivando a 61,6 milioni.

Le preoccupazioni maggiori, come si è potuto osservare, riguardano le fonti energetiche che dovrebbero alimentare i nuovi e più ecologici mezzi della flotta Gtt.

Infatti, se il gasolio, il più inquinante tra le fonti con le quali i mezzi pubblici di Gtt si muovono in città, ha subito un aumento del 37%.

Al contrario, invece, l’energia elettrica, che muove i mezzi più ecologici della flotta torinese, ha, al momento, avuto un aumento del 58%.

Si prevede però che già entro la fine del 2022, con la scadenza dell’attuale contratto che ha Gtt, l’energia elettrica arriverà a costare il 321% in più rispetto ad adesso.

Torino: una città che punta alla neutralità climatica

Non resta che sperare che, nonostante tutte le difficoltà del momento, il governo proceda con le linee guida del Pnrr per quanto riguarda la transizione elettrica.

Il problema dei rincari, infatti, dovrà essere comunque risolto, in un modo o nell’altro, mettendo al centro del dibattito anche la questione ambientale.

Torino, come altre 8 città italiane, fa parte delle 100 città europee pilota nell’ambito del raggiungimento della neutralità climatica.

L’obiettivo non potrà essere raggiunto, però senza ridurre le emissioni di CO2, anche quelle dovute al settore dei trasporti.

Asja D’Arcangelo

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