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La Seconda Guerra d’Indipendenza: verso l’Italia Unita

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Il secondo conflitto contro L’impero austriaco portò il Piemonte sempre più vicino al sogno risorgimentale

Sembravano invincibili gli austriaci che occupavano l’Italia nord-orientale nella prima metà dell’Ottocento. Più si era cercato di cacciarli via e più gli Asburgo rafforzavano il proprio controllo sul Lombardo-Veneto.

Ne sapeva qualcosa il nostro Carlo Alberto di Savoia che si era visto infliggere una sonora sconfitta nella Prima Guerra d’Indipendenza.

Ma a dieci anni di distanza da quel funesto 1848, lo scenario cambiò improvvisamente. Grazie alla firma degli accordi di Plombieres nel 1858, la Francia di Napoleone III si alleò col Piemonte di Vittorio Emanuele II.

Un’alleanza che non era caduta dal cielo, ma che al contrario aveva visto anni di movimenti e strategie diplomatiche portate avanti dal primo ministro Cavour.

La firma dell’Imperatore francese arrivò non senza alcune pretese. Napoleone, infatti, era interessato a riavere indietro Nizza e la Savoia che con il congresso di Vienna del 1815 erano finite nelle mani dei piemontesi.

Territori che Torino era disposta a cedere, a patto che la Francia assicurasse la sua partecipazione in una futura guerra contro l’Austria per la conquista della Lombardia e del Veneto.

Una promessa che il Re francese garantì al primo ministro piemontese impegnandosi solo ed esclusivamente a difendere il Regno di Sardegna nell’eventualità di un attacco austriaco, e non viceversa.

La strategia di Cavour per accerchiare l’accordo non tardò ad arrivare.

Il Conte stanziò una quantità enorme di soldati sulla linea di confine, pochi rispetto a quelli che arriveranno poi dalla Francia, ma abbastanza per far innervosire l’Austria che il 23 aprile del 1859 consegnerà l’ultimatum al governo piemontese.

Vittorio Emanuele II e Napoleone III

Iniziava così la Seconda Guerra d’Indipendenza

Il contingente franco-piemontese nei primi mesi di guerra fu in grado di trionfare in quasi tutte le battaglie:

Tuttavia la minaccia di una allargamento del conflitto con la Prussia e il timore di avere un vicino sub-alpino troppo potente spinsero Napoleone III a trattare la sospensione delle ostilità con l’Austria di Francesco Giuseppe.

Con la firma dell’armistizio di Villafranca dell’11 luglio 1859, gli austriaci dovettero cedere la Lombardia al Piemonte, tenendosi però il Veneto.

Si trattò di una vera e propria disfatta diplomatica per Cavour, che vedendosi poi obbligato a cedere Nizza e la Savoia ai francesi si dimesse dalla carica di primo ministro, meditando già una futura rivincita.

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