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La Prima Guerra d’Indipendenza: un primo passo verso il Risorgimento

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Con il 1848, il Regno di Sardegna portò l‘Italia sempre più vicina all’unificazione

“Fare un 48”, “far scoppiare un 48“, parliamo di espressioni che usiamo tutti giorni e che convenzionalmente indicano una situazioni di confusione e di subbuglio.

Un anno, il 1848, che ha completamente stravolto la storia dell’ Europa come la conosciamo oggi e del mondo stesso.

Un anno “terribile” sotto tutti i punti di vista che ha visto il Piemonte e tutta la penisola italiana come protagonisti nella Prima guerra d’Indipendenza.

In Italia infatti, tutti i governanti, percepito lo spirito di rivolta popolare in aumento, promulgarono progressivamente la Costituzione. A partire da Ferdinando II delle Due Sicilie, poi Leopoldo II, Papa Pio X.

Re Carlo Alberto firma la costituzione nel 1948

Fino ad arrivare a re Carlo Alberto di Savoia con lo Statuto Albertino, l’unica carta costituzionale che sopravvisse dopo quell’anno.

Iniziative all’apparenza di forte matrice liberale e democratica, ma che in realtà temevano ripetersi di quello che era successo in Francia ai tempi della Rivoluzione. Qui re Luigi XVIII venne deposto per far tornare la Repubblica.

Allo stesso modo anche nella monarchia ultra-cattolica d’Austria la situazione non era tanto diversa. Le rivolte popolari di Vienna e Budapest misero in fuga lo stesso cancelliere Metternich, un gesto che fomentò le proteste in tutto l’Impero.

Nelle terre occupate del Veneto e della Lombardia non ci pensarono due volte a sfruttare il momento di grande debolezza degli austriaci per portare avanti la ribellione.

Per 5 lunghi giorni infatti, Milano si trasformò in un vero e proprio campo di battaglia. Nel capoluogo gli scontri tra i rivoluzionari ambrosiani e la guardia reale rimarranno impressi nella memoria cittadina come le “5 giornate di Milano”.

Violenze che si conclusero il 22 marzo del 1848, quando il generale del Lombardo-Veneto Josef Radetzky battere in ritirata, un vero è proprio trionfo.

Nel mentre in Piemonte ci si rese presto conto che era arrivato il momento giusto per cacciare gli austriaci dal Nord Italia.

Dipinto prima guerra d'Indipendenza Torino
Quadro della battaglia di Pastrengo del 30 aprile 1848 di Vincenzo Giacomelli

Re Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria, inizia la Prima guerra d’Indipendenza

Anche se al Re di Casa Savoia non interessasse più di tanto restituire l’Italia agli italiani, il grande obiettivo del governo di Torino era quello di estendere i confini del Regno di Sardegna verso est. Una motivazione che chiaramente si tenne per sé.

In seguito gli Stati della penisola inviarono truppe di supporto al contingente sabaudo, che ripetutamente sconfisse gli austriaci a Pastrengo, Goito, Curtatone e Montanara.

Tutto sembrava andare per meglio quando, temendo per uno scontro di forte matrice rivoluzionaria gli alleati del Piemonte si ritirarono. Papa Pio X decise di ritirare il proprio contingente, seguito poi da Ferdinando II e Leopoldo di Toscana, impegnati ad arginare delle rivolte interne.

La controffensiva austriaca dunque non tardò ad arrivare. L’esercito piemontese venne respinto indietro nel proprio regno e le città conquistate con tanta fatica ritornarono nelle mani dell’Impero, inclusa Milano.

Carlo Alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II, che con l’armistizio di Vignale del 24 marzo 1849 cessò le ostilità contro gli austriaci.

Ma ormai l’Italia stava cambiando. Dopo poco più di un decennio la Seconda Guerra d’Indipendenza, grazie a un fondamentale appoggio della Francia di Napoleone III, avrebbe portato al Risorgimento e alla nascita del Regno d’Italia.

Per approfondire la storia dell’Unità d’Italia consigliamo di visitare il prestigioso museo del Risorgimento di Torino

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