Storia

Piazza Carducci Torino, la storia dal 1850 al 2020

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L’attuale piazza Carducci Torino era l’antica porta daziaria meridionale della città. Questa porta veniva chiamata “Barriera di Nizza“.

Si denominò poi “Nizza Millefonti” tutta la zona circostante all’area. La piazza in seguito, fu dedicata al poeta toscano e Premio Nobel, Giosuè Carducci.

Il nome cambiò, e con lui anche l’assetto della piazza: scomparvero i caselli daziari e si avviò un rapido processo di urbanizzazione.

Piazza Carducci Torino
Piazza Carducci Torino, la storia dal 1850 al 2020

Piazza Carducci Torino nella storia

L’epoca della cinta daziaria

Nella seconda metà dell’ottocento troviamo a Torino la cinta daziaria. Era il perimetro del centro urbano entro cui, l’ingresso di determinate merci era sottoposto al pagamento del dazio.

La cinta daziaria torinese fu costruita nel 1853 per motivi fiscali.

Si trattava sostanzialmente dell’applicazione dello Statuto Albertino, che concedeva la possibilità di riscuotere dazi alle città.

I lavori si conclusero in cinque anni.

La struttura

La cinta venne progettata dall’ ingegnere Edoardo Pecco.

Il progetto rispondeva al piano elaborato da Carlo Promis per l’ Ingrandimento della Capitale.

Il progetto aveva degli intenti difensivi, ma anche una riorganizzazione dell’assetto urbano. Questo sistema influenzò notevolmente lo sviluppo urbanistico degli anni successivi.

Venne abbattuta nel 1912, per poi essere sostituita da una cinta ancora più ampia, per adattarsi allo sviluppo della città.

Il muro si estendeva per circa dodici chilometri a ovest del fiume Po, con più di due metri di altezza.

Si alternavano i caselli, chiamati anche barriere, per la riscossione del dazio.

All’interno della costruzione erano presenti le strade di ronda, mentre all’esterno un fossato circondava le mura.

La cinta daziaria serviva soprattutto per contrastare il fenomeno del contrabbando.

Piazza Carducci a Torino vista dall'alto

Nizza Millefonti

Ricordiamo che l’attuale Piazza Carducci Torino coincide con l’antica porta daziaria meridionale.

La “Barriera di Nizza” rinominò tutto il territorio circostante in Nizza Millefonti.

Oggi il quartiere coincide con l’ottava circoscrizione di Torino.

La zona ha vissuto periodi felici, come la nascita del primo tram a cavalli nel 1872, fino a quando, durante la Seconda Grande Guerra, fu pesantemente bombardata.

Il primo tram a cavalli

Piazza Carducci, ex Barriera di Nizza, fu collegata nel 1872 a piazza Castello.

Questa fu la prima linea tranviaria in italia.

L’inaugurazione del rettilineo lungo 3430 metri, si celebrò lunedì 1 gennaio 1872.

Gli omnibus viaggiavano su gomma ed erano trainati, su delle rotaie in granito, da cavalli.

Successivamente il granito divenne ferro, per aumentare la velocità e rendere meno faticoso per gli animali, il trasporto dei passeggeri.

bombardamento 1945 su piazza Carducci Torino

Il deposito Gtt di mezzi pubblici, uno dei più antichi

Tra Corso Bramante e Piazza Carducci ( Via Pagliani) si nota la presenza del piccolo deposito Gtt di mezzi pubblici.

Il deposito fu realizzato nel 1898 dall’antica società “Belga” e, ad oggi, è uno dei più antichi depositi di mezzi di trasporto pubblico del Capoluogo.

Fu colpito da tre bombardamenti diurni effettuati da aerei dell’USAAF durante la Seconda Grande Guerra: il 1 dicembre 1943 il primo, il 3 gennaio 1944 il secondo e il 5 aprile 1945 il terzo.

Due capannoni furono distrutti, crollò la copertura del tetto e gli infissi subirono vari danni.

Piazza Carducci Torino, gli interventi nel presente

L’area corrispondente alla Piazza Giosuè Carducci, ha subito quest’anno degli interventi di restyling.

Dopo la costruzione della metropolitana, si è dato il via a una serie di opere che riguardano l’intero asse viario.

La spesa si aggirava attorno ai tre milioni di euro per cambiare totalmente volto alla piazza.

Il progetto ha previsto la creazione di due zone specifiche, una per lato della piazza caratterizzate da panchine, aiuole e alberi.

Inoltre son state definite due aree di parcheggio, ben ordinate e separate dal transito veicolare.

Il progetto contemplava anche la ricollocazione di alberi per rendere più green l’area.

Sessantadue alberi a fronte dei trentuno precedenti.

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