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Torino e il cimitero dimenticato di San Pietro in vincoli

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In borgo Aurora sorge il cimitero di “San Pietro in vincoli” primo campo santo della città

Il cimitero Monumentale di Torino fu costruito nel 1829 e divenne, ancora oggi,  il più grande campo santo della città.

Ma prima Torino conobbe un altro cimitero.

Nel 1776, infatti, Vittorio Amedeo III impose la sepoltura dei morti in apposte aree dedicate.

Sembra strano a noi, torinesi moderni, pensare che i morti venivano sepolti nelle vicinanze delle chiese ma, 3 secoli fa, la prassi era proprio questa.

Un cimitero si era reso indispensabile poiché le misure igieniche ne richiedevano la costruzione

Fu scelta una zona, in quei tempi, al di fuori delle mura cittadine: l’attuale quartiere di Borgo Aurora.

Entrata Cimitero San Piero in vicoli Torino

Il cimitero inaugurato da poco era, però, sotto dimensionato e ben presto fu riempito in ogni suo spazio disponibile.  I morti venivano sotterrati in modo sommario e gli abitanti della zona subivano condizioni igieniche sanitari di basso livello.

Per questi motivi la storia del cimitero di San Pietro in vincoli è molto breve.

50 anni, dopo di che venne aperto il Monumentale  e il primo campo santo cittadino viene abbondonato e chiuso (a parte le sepolture nelle cappelle private e dei condannati a morte giustiziati).

Il cimitero subisce un grave danno a seguito dello scoppio, nel 1852, della polveriera dell’Arsenale militare.

Incendio che non ebbe conseguenze devastanti per tutta la città, se non grazie al coraggio di  Paolo Sacchi.

L’eroe di Voghera a cui la città dedicò l’omonima via, ancora presente, ancora presente nel centro della città.  In tempi più recenti l’ area è stato oggetto di atti di vandalismo, furti e soggetto di messe nere evocate da satanisti.

Così, alla fine degli anni ’80 il Comune avvia un lavoro di recupero e ristrutturazione della corte con porticato dell’ antico cimitero.

Oggi è luogo di incontro teatrale e giovanile in cui i ragazzi accendono la movida torinese, approfittando dei locali nella zona in cui vengono organizzate feste a tema come talvolta avviene al Cortile del Maglio.

Ultima curiosità: il campo santo era provvisto di una piccola cappella davanti all’ ingresso in cui era custodita una piccola statua: “la morte velata”.

La statua era dedicata alla principessa russa Varvara Belosel’skij

Statua di Varvara Belosel'skij a Torino

La donna era la moglie dell’ ambasciatore russo, morta prematuramente.

La scultura di Innocenzo Spinazzi, dopo gli anni di abbandono e degrado, venne trasferita negli scantinati presso la Mole Antonelliana.

Da lì il trasferimento alla GAM, la Galleria d’Arte Moderna della città.

Questa statua rappresenta un fantasma dall’ aspetto femminile.

E leggenda narra, che lo spettro della nobildonna russa viaggi ancora tra gli antichi vicoli del campo santo, portando a spasso i propri amanti.

Alessandro Rigitano

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