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Tolstoj e quella passione per Torino

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Il 9 settembre, ricorre l’anniversario della nascita di uno dei più celebri e certo più prolifici romanzieri russi di sempre, Lev Nikolàevič Tolstòj, nato nel 1828 e morto ultra ottantenne nel 1910.

Durante la sua lunga vita, oltre a produrre capolavori quali Anna Karenina e Guerra e Pace, ebbe tredici figli (più uno illegittimo).

Fu autore di numerosi scritti di filosofia e pedagogia e arrivò a farsi scomunicare dal sinodo ortodosso per le sue particolare idee religiose.

Ma pochi sanno, però, che prima della celebrità, Tolstoj aveva compiuto più viaggi in Europa, passando tra l’altro da Torino.

La visita risale al giugno 1857, anno in cui lo scrittore visitò la Francia, ma anche quello che, allora, era ancora il Regno di Sardegna.

Tolstoj arrivò a Torino da Lanslebourg attraversando a piedi il Moncenisio e proseguendo poi in diligenza. Con lui un amico, Vladimir Botkin.

Il suo viaggio proseguì poi verso Ivrea, per spostarsi poi a nord, in direzione della Svizzera.

Tolstoj e quella passione per Torino

Non era la prima volta che il destino di Tolstoj si incrociava con la storia piemontese.

Nel 1853 lo scrittore, allora venticinquenne, si arruolò volontario per partecipare alla Guerra di Crimea, quella guerra che i piemontesi vinsero affianco a Turchia, Francia e Regno Unito.

Tolstoj descrive il suo tragitto attraverso l’Europa in un diario ricco di minuzie, ma essenziale soprattutto se messo a confronto con le opere che il romanziere russo avrebbe scritto pochi anni più tardi.

Lo scrittore racconta, tra l’altro, di un caffè preso ad Ivrea e del viaggio in diligenza passando per Chivasso.

La Torino visitata da Tolstoj era una capitale sabauda in pieno fermento risorgimentale, residenza di Vittorio Emanuele II e di Cavour

Un ambiente molto diverso dalla campagna russa in cui lo scrittore era cresciuto e in cui sarebbe poi tornato a vivere.

Tolstoj e quella passione per Torino

Tolstoj tornò nuovamente in Francia e in Italia nel 1860: il suo percorso questa volta fu però più simile a quello di un classico “Grand Tour” e passò per Firenze, Livorno, Napoli e Roma.

Il capoluogo toscano lo visitò anche una seconda volta, nel 1891.

Quarant’anni dopo fu il Piemonte, o meglio un celebre piemontese, ad andare da Lev Tolstoj: Cesare Lombroso, recatosi a Mosca per un congresso medico internazionale, andò a fare visita allo scrittore, che per lui personificava al meglio il binomio genio-follia.

La visita tuttavia non andò a buon fine: sembra infatti che Tolstoj non si mostrò affatto d’accordo con le teorie del medico torinese, definendole “Un delirio”.

Tolstoj fu anche autore di un saggio, “Non uccidere”, ispirato dall’assassinio del re Umberto I, mentre è del 1896 una “Lettera agli Italiani” contro la guerra in Abissinia.

Due segni tangibili del legame che lo scrittore russo mantenne con l’Italia per tutta la sua vita.

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