Storia

28 settembre 1978: le BR uccidevano Piero Coggiola a Torino

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Come tutte le mattine anche in quel 28 settembre 1978 Piero Coggiola esce dalla palazzina di via Servais in cui abita con la moglie e le figlie. Voleva prendere il pulmino che lo porterà allo stabilimento Lancia di Chivasso, dove è dirigente del reparto verniciatura.

La via è ancora sprofondata nel sonno e nel torpore del primo mattino, per strada non c’è quasi nessuno.

Coggiola, accompagnato dalla moglie Mirna prepara la sua borsa e scende in strada per raggiungere lo spiazzo dove tutte le mattine si ferma il pulmino.

Dopo aver salutato il marito e avergli augurato il consueto “Buon lavoro” la donna torna verso casa.

Il dirigente è solo, non si è accorto del giovane vestito d’azzurro che lo segue a breve distanza sul marciapiede opposto. Neanche, purtroppo, dell’ altro uomo che è appoggiato all’inferriata del parco giochi poco più avanti.

Sotto gli occhi di tre inquilini che stanno facendo colazione e che per caso assistono dalla finestra aperta alla scena, il giovane si avvicina al dirigente, e bofonchia qualcosa . Probabilmente gli chiede se davvero è Coggiola  della Lancia.

Fototessera di Piero Coggiola
Piero Coggiola

Estrae una Beretta calibro 99 ed inizia a sparare mirando alle gambe ed indietreggiando

Il complice resta a distanza, impugnando – diranno i testimoni – un’arma dalla canna lunga, forse una pistola con silenziatore o un mitra.

Nessuno però riesce a vederlo in faccia.

Tredici i colpi in rapida successione. L’intero caricatore più il colpo in canna, vengono scaricati sulle gambe del dirigente che si accascia in una pozza di sangue, riuscendo con le residue forze rimaste per chiedere aiuto e un’ambulanza. Le finestre si spalancano.

La moglie, sulla soglia di casa, ha sentito tutto. Prima gli spari e poi il lamento del marito, corre verso lo spiazzo e trova l’uomo ormai agonizzante.

La donna cerca di tamponare come può le ferite con la sua vestaglia mentre uno studente di medicina stringe un laccio emostatico alla coscia per fermare l’emorragia.

Sul posto arrivano le prime volanti della polizia e gli agenti trovano una Beretta 90, con il caricatore pieno e la matricola abrasa. L’arma di riserva che il terrorista ha probabilmente perso nella fuga. In un primo momento si pensa alla pistola sottratta al maresciallo Berardi, ucciso pochi mesi prima, ma la supposizione cade subito.

Coggiola viene trasferito d’urgenza all‘ospedale Maria Vittoria dove arriva alle 7.25.

Morirà alle ore 8, ormai dissanguato dai 13 colpi sparati alle gambe.

Poco dopo una telefonata anonima di rivendicazione delle Brigate Rosse giunge nella redazione de La Stampa.

<Abbiamo azzoppato Coggiola, telefonate anche all’Ansa>.

Quello che ancora i terroristi non sanno ma che scopriranno poche ore dopo che Piero Coggiola è morto.

Volevano gambizzarlo, invece lo hanno ucciso.

Giardino Pietro Coggiola di giorno col sole
Giardini Pietro Coggiola

Un giardino in ricordo

Per ricordare Piero Coggiola e il brutale crimine di cui è stato vittima, il Comune di Torino ha deciso di dedicargli un parco in città.

Il 18 marzo 2006, a distanza di quasi 30 anni dall’attentato delle Brigate Rosse, l’area verde tra via Valentino Carrera e via Salbertrand è stata ufficialmente dedicata al dirigente Lancia

Aggiornato il 4/11/2021

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