Crolli sul Monviso settembre 2026: nuova frana e tavolo regionale sul rischio

Da Alessandro Maldera
Settembre 05, 2026

I Crolli sul Monviso settembre 2026 riportano l’attenzione sulla stabilità del massiccio e sugli effetti del riscaldamento climatico in alta quota.
Una frana di grandi dimensioni si è staccata dalla parete Nord-Est a circa 3.500 metri, interessando l’area vicina al rifugio Quintino Sella e lambendo un tratto del sentiero verso Pian del Re.
Nessuna persona è rimasta coinvolta, ma il Comune di Crissolo ha disposto una chiusura precauzionale del percorso.
Crolli sul Monviso settembre 2026: cosa è successo
Quota: circa 3.500 metri
Area coinvolta: nei pressi del rifugio Quintino Sella
Sentiero interessato: V13, tra lago Chiaretto e Colle di Viso
Persone coinvolte: nessuna
Misura adottata: chiusura precauzionale di un tratto del sentiero
Prossimo passo: tavolo regionale con enti, tecnici e istituzioni scientifiche
Nuova frana sulla parete Nord-Est del Monviso
L’ultimo episodio si è verificato martedì sera sulla parete Nord-Est del Monviso, a circa 3.500 metri di quota.
Il distacco ha interessato l’area vicina al rifugio Quintino Sella e ha sfiorato una parte del sentiero frequentato dagli escursionisti.
Nessuno è rimasto coinvolto.
Il Comune di Crissolo ha però disposto in via precauzionale la chiusura del sentiero V13 nel tratto compreso tra il lago Chiaretto e il Colle di Viso.
La decisione tiene conto anche dell’elevata frequentazione dell’area, che negli ultimi anni richiama escursionisti, alpinisti e visitatori anche dall’estero.
Simbolo delle Alpi piemontesi e riconosciuto dall’UNESCO come Riserva della Biosfera, il Monviso unisce paesaggio, natura e storia. Approfondisci storia, caratteristiche e territorio del Monviso
La Regione Piemonte prepara un tavolo sul rischio
Dopo il nuovo crollo, la Regione Piemonte vuole istituire un tavolo tecnico dedicato alla stabilità del Monviso e alla prevenzione.
Dovrebbero partecipare:
- Arpa Piemonte
- Provincia di Cuneo
- Comuni
- ente parco
- Soccorso Alpino
- istituzioni scientifiche
- tecnici regionali
L’obiettivo non è partire da soluzioni già decise, ma mettere insieme i dati disponibili per capire quali misure adottare.
Tra i temi da valutare ci sono anche le condizioni che possono rendere necessario chiudere temporaneamente alcune aree e i periodi in cui il rischio può aumentare.
Arpa monitora il Monviso dal 2019
L’attenzione sul massiccio non nasce con il crollo di settembre.
Arpa Piemonte studia il Monviso dal 2019, anno in cui si verificò uno degli episodi più importanti degli ultimi tempi.
Il 26 dicembre 2019 dalla stessa parete Nord-Est si staccò una frana di circa 200mila metri cubi di roccia.
Da allora sono stati registrati altri eventi di dimensioni inferiori, ma sufficienti a mantenere alto il livello di osservazione.
La parete presenta infatti importanti fratturazioni naturali, che favoriscono i distacchi.
Il ruolo del permafrost e del caldo
Alla struttura geologica della montagna si aggiunge il tema climatico.
Il riscaldamento globale può accelerare la degradazione del permafrost, cioè il terreno che rimane ghiacciato per lunghi periodi in alta quota e che contribuisce alla stabilità di rocce e detriti.
Quando questo strato perde consistenza, può diminuire anche la coesione di alcune porzioni della montagna.
Per questo gli scienziati considerano plausibile un aumento della frequenza di episodi simili con il progressivo aumento delle temperature.
Il nuovo distacco arriva inoltre al termine dell’estate meteorologica 2026, risultata la più calda registrata in Piemonte dall’inizio delle rilevazioni nel 1958, superando il precedente riferimento del 2003.
Il dato non dimostra da solo che il singolo crollo sia stato causato direttamente dal caldo, ma si inserisce in un quadro di crescente attenzione sul rapporto tra temperature elevate e stabilità dell’alta montagna.
I primi dati dell’Osservatorio regionale arriveranno a fine anno
Ulteriori elementi potrebbero emergere entro la fine del 2026.
La Regione ha istituito un Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici insieme all’assessorato all’Ambiente, alle università e a diversi enti scientifici.
Uno dei principali ambiti di analisi riguarda proprio la montagna.
I primi dati dovrebbero aiutare a comprendere meglio gli effetti del cambiamento climatico sulle aree alpine piemontesi e fornire elementi utili anche per la prevenzione.
Il Monviso tra turismo, sicurezza e cambiamenti climatici
Il tema non riguarda soltanto la geologia.
Il Monviso è uno dei simboli più riconoscibili delle Alpi piemontesi ed è frequentato ogni anno da un numero crescente di persone.
Per questo l’instabilità delle pareti interessa direttamente sentieri, rifugi, attività turistiche e sicurezza degli escursionisti.
Il punto centrale non è pensare di poter fermare ogni trasformazione naturale della montagna, ma capire come riconoscere prima le condizioni di rischio e intervenire quando necessario.
La nuova frana di settembre diventa così un ulteriore episodio all’interno di un fenomeno osservato ormai da anni.
FAQ –
Sulla parete Nord-Est del Monviso, a circa 3.500 metri di quota.
No. Nessuna persona risulta coinvolta.
Il sentiero V13, tra il lago Chiaretto e il Colle di Viso.
La montagna presenta importanti fratturazioni naturali. A questo si aggiunge la degradazione del permafrost legata all’aumento delle temperature.
Sì. Il monitoraggio è attivo dal 2019.
Il 26 dicembre si staccò dalla parete Nord-Est una frana di circa 200mila metri cubi di roccia.
La Regione vuole creare un tavolo con Arpa, enti locali, Soccorso Alpino, parco, tecnici e istituzioni scientifiche per studiare il fenomeno e definire misure preventive.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



