La Regione riapre il progetto della diga in Valle Soana: cosa è stato deciso

Da Alessandro Maldera
Agosto 09, 2026

Il parere favorevole sulla nuova diga in Valle Soana riporta il progetto dell’invaso nella programmazione regionale. L’opera dovrebbe sorgere tra Pont Canavese e Ingria, creando un bacino capace di contenere circa 35 milioni di metri cubi d’acqua.
Il pronunciamento non autorizza però l’apertura dei cantieri e non garantisce che la diga verrà costruita. Mancano ancora il progetto definitivo, gli studi geologici e ambientali, le autorizzazioni e una copertura finanziaria superiore ai 300 milioni di euro.
Nuova diga in Valle Soana in sintesi
Zona dello sbarramento: località Stroba
Altezza ipotizzata: fino a 145 metri
Capacità: circa 35 milioni di metri cubi d’acqua
Dimensioni: lago paragonabile all’invaso di Ceresole
Costo stimato nel 2023: circa 315 milioni di euro
Situazione attuale: parere favorevole alla prosecuzione del percorso di fattibilità
Parere favorevole nuova diga Valle Soana: cosa significa
Il tavolo istituzionale e tecnico dedicato all’opera si è svolto il 30 luglio 2026 a Palazzo Lascaris.
Alla riunione hanno partecipato rappresentanti regionali, amministrazioni locali, tecnici e componenti dell’Unione Montana Valli Orco e Soana.
Durante l’incontro è stato espresso un orientamento favorevole alla prosecuzione del progetto. L’invaso viene considerato strategico per la gestione dell’acqua, il sostegno all’agricoltura e la produzione di energia rinnovabile.
Il passaggio ha quindi un peso politico e amministrativo. Tuttavia, non equivale all’approvazione definitiva della costruzione.
La diga non è ancora autorizzata
Il parere positivo permette di continuare gli studi e di avviare il confronto con i soggetti che potrebbero finanziare, utilizzare o gestire l’infrastruttura.
Non sono stati ancora approvati:
- il progetto definitivo ed esecutivo
- l’apertura dei cantieri
- la valutazione d’impatto ambientale
- le autorizzazioni necessarie
- la copertura finanziaria
- il modello di gestione
- il cronoprogramma dei lavori
La Regione ha quindi detto sì alla prosecuzione del percorso, non ancora alla costruzione materiale dello sbarramento.
Dove dovrebbe sorgere la nuova diga
Il progetto riguarda la parte bassa della Valle Soana, tra i territori comunali di Pont Canavese e Ingria.
Lo sbarramento dovrebbe essere realizzato in località Stroba. La struttura potrebbe raggiungere un’altezza massima di 145 metri.
Alle sue spalle si formerebbe un lago artificiale capace di contenere fino a 35 milioni di metri cubi d’acqua.
Le dimensioni del nuovo bacino sarebbero paragonabili a quelle dell’invaso di Ceresole Reale, uno dei principali laghi artificiali del territorio canavesano.
Un progetto presentato nel 2024 e poi rimasto fermo
L’ipotesi di costruire una diga in Valle Soana viene discussa da diversi anni.
Uno studio di prefattibilità aveva già analizzato la possibilità di realizzare un grande serbatoio nella zona. Il progetto venne poi presentato pubblicamente nel marzo 2024.
Nei mesi successivi, tuttavia, non si registrarono avanzamenti significativi. Non arrivarono nuovi atti, finanziamenti o passaggi progettuali capaci di avvicinare l’opera alla fase esecutiva.
Il dossier è tornato al centro del dibattito durante l’estate 2026, segnata da temperature elevate e da una prolungata scarsità di precipitazioni.
Un ordine del giorno del 17 luglio aveva inoltre chiesto di recuperare gli studi esistenti sugli invasi e di definire una strategia regionale contro la siccità.
Perché il progetto è tornato d’attualità
Le crisi idriche stanno coinvolgendo con maggiore frequenza il Piemonte e, in particolare, le aree agricole di pianura.
Il problema non dipende soltanto dalla quantità di neve o di pioggia registrata durante l’anno. Temperature più alte possono infatti accelerare lo scioglimento del manto nevoso.
L’acqua raggiunge così più rapidamente la pianura e defluisce prima dei mesi estivi, quando agricoltura, acquedotti e attività produttive ne avrebbero maggiore bisogno.
Un grande invaso dovrebbe trattenere una parte di questa risorsa e consentirne il rilascio graduale durante i periodi più asciutti.
Acqua per l’agricoltura canavesana
Una delle funzioni principali della nuova diga sarebbe il sostegno alle coltivazioni della pianura canavesana.
Il bacino dovrebbe garantire un rilascio più costante di acqua verso i sistemi irrigui. In questo modo le aziende agricole potrebbero affrontare con maggiori risorse le settimane caratterizzate da temperature elevate e assenza di precipitazioni.
I possibili benefici riguarderebbero anche le imprese situate negli ambiti omogenei 8, 9 e 10 della Città Metropolitana di Torino.
La reale capacità dell’invaso di sostenere l’agricoltura dovrà però essere verificata attraverso studi sui consumi, sulle reti irrigue e sulle quantità d’acqua effettivamente disponibili.
Una riserva per gli acquedotti
Il progetto prevede anche una funzione legata all’approvvigionamento di acqua potabile.
L’invaso potrebbe diventare una riserva strategica per le comunità locali e per i Comuni appartenenti al bacino interessato.
Questa possibilità richiederà il coinvolgimento dei gestori del servizio idrico integrato e degli enti responsabili della pianificazione territoriale.
Dovranno essere valutati la qualità dell’acqua, i trattamenti necessari, le condotte di collegamento e le modalità di distribuzione verso gli acquedotti.
La produzione di energia idroelettrica
La terza funzione prevista riguarda la produzione di energia rinnovabile.
L’acqua accumulata nel bacino potrebbe alimentare impianti idroelettrici, generando elettricità durante il proprio percorso verso valle.
La componente energetica potrebbe essere decisiva per attirare investitori privati e contribuire alla sostenibilità economica dell’intervento.
Al momento, però, non sono ancora indicati la potenza degli impianti, la produzione annuale prevista e il valore dei possibili ricavi.
Quanto costerebbe la nuova diga
Nel 2023 il costo dell’opera era stato stimato in circa 315 milioni di euro.
La cifra potrebbe però aumentare. Inflazione, rincaro delle materie prime e crescita dei costi nel settore delle costruzioni possono modificare sensibilmente il valore finale di un progetto così complesso.
Il materiale disponibile non riporta una stima aggiornata al 2026.
Il costo definitivo potrà essere determinato soltanto dopo nuovi approfondimenti tecnici e la redazione di un progetto più avanzato.
Il partenariato tra pubblico e privato
La soluzione indicata per finanziare l’opera è un partenariato pubblico-privato.
Il modello dovrebbe riunire amministrazioni, gestori del servizio idrico, operatori energetici, consorzi, enti territoriali e investitori privati.
La collaborazione servirebbe a dividere costi, rischi e possibili ricavi, rendendo sostenibile un investimento superiore ai 300 milioni di euro.
Restano però da definire diversi aspetti:
- chi finanzierà la costruzione
- quale quota sarà coperta dal settore pubblico
- chi realizzerà materialmente la diga
- chi gestirà l’invaso
- come saranno distribuiti i ricavi energetici
- quali compensazioni spetteranno ai territori coinvolti
La produzione idroelettrica potrebbe rappresentare la leva principale per attirare capitali privati.
I soggetti che dovranno essere coinvolti
La fase successiva prevede l’apertura di un confronto con tutti gli attori interessati dal progetto.
Dovranno partecipare:
- gestori del servizio idrico integrato
- enti di governo degli ambiti territoriali
- consorzi irrigui
- operatori energetici
- amministrazioni comunali
- strutture tecniche regionali
- eventuali investitori privati
Il confronto servirà a definire la fattibilità tecnica ed economica dell’invaso.
Solo dopo questa fase sarà possibile stabilire se esistono le condizioni per procedere con una progettazione definitiva.
Le verifiche geologiche e ambientali
La costruzione di una diga alta fino a 145 metri richiede studi approfonditi sulla sicurezza del territorio.
Dovranno essere analizzate la stabilità dei versanti, le caratteristiche delle rocce, il comportamento dello sbarramento e la risposta dell’area in caso di eventi meteorologici estremi.
Un altro capitolo riguarda l’impatto ambientale.
Gli approfondimenti dovranno verificare le conseguenze sul corso del torrente Soana, sugli ecosistemi, sulla fauna, sulla vegetazione e sul paesaggio della valle.
Il consumo di territorio e gli effetti sulle comunità
La formazione di un lago grande come quello di Ceresole comporterebbe una trasformazione significativa del territorio.
Dovranno quindi essere individuate le aree che verrebbero sommerse o occupate dalle infrastrutture collegate.
Saranno inoltre da valutare gli effetti sulla viabilità, sugli insediamenti, sulle attività economiche e sui terreni presenti tra Pont Canavese e Ingria.
Il percorso autorizzativo dovrà prevedere informazione pubblica, trasparenza e confronto con le comunità locali.
Le questioni ancora aperte
Il parere favorevole non risolve i principali problemi del progetto.
Non è ancora noto chi costruirà la diga, chi la gestirà e quanto denaro sarà messo a disposizione dagli enti pubblici.
Mancano inoltre una stima aggiornata dei costi, il progetto definitivo, la valutazione ambientale e un calendario dei lavori.
Dovranno essere chiariti anche i vantaggi economici per il territorio che ospiterà lo sbarramento e le eventuali misure di compensazione.
Cosa manca prima dell’apertura dei cantieri
– Indagini geologiche e ambientali
– Progetto definitivo ed esecutivo
– Valutazione d’impatto ambientale
– Autorizzazioni degli enti competenti
– Copertura finanziaria
– Accordo sulla costruzione e sulla gestione
– Cronoprogramma dei lavori
Un primo passo politico, non il via libera ai lavori
Il parere espresso il 30 luglio 2026 permette al progetto di uscire da una lunga fase di immobilità.
La nuova diga entra così nella programmazione regionale e potrà essere sottoposta a ulteriori verifiche.
La parte più difficile deve però ancora iniziare. L’opera dovrà trovare finanziatori, ottenere le autorizzazioni e dimostrare di essere sicura, economicamente sostenibile e compatibile con il territorio.
FAQ – Nuova diga in Canavese: costi, tempi e funzioni
Non ancora. La Regione ha espresso un parere favorevole alla prosecuzione del progetto e degli studi di fattibilità, ma i cantieri non sono stati autorizzati.
Lo sbarramento è previsto in località Stroba, tra Pont Canavese e Ingria, nella Città Metropolitana di Torino.
Il progetto ipotizza una struttura alta fino a 145 metri e un bacino capace di contenere circa 35 milioni di metri cubi d’acqua.
La stima elaborata nel 2023 indicava un costo di circa 315 milioni di euro. Il valore aggiornato potrebbe essere superiore, ma non è ancora disponibile.
L’acqua sarebbe utilizzata per sostenere l’agricoltura, creare una riserva per gli acquedotti e produrre energia idroelettrica.
Non è possibile indicare una data. Mancano il progetto definitivo, le autorizzazioni, la valutazione ambientale, il finanziamento e il cronoprogramma.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



