Danza degli Spadonari: guida alla danza con le spade tra riti, feste patronali e paesi della Val di Susa

Da Alessandro Maldera
Giugno 19, 2026

La Danza degli Spadonari è una danza rituale con spade praticata in alcuni paesi della Valle di Susa. Non è folklore “da cartolina”: infatti è legata a feste patronali, processioni e ruoli precisi dentro la comunità. Inoltre cambia leggermente da paese a paese, pur mantenendo un nucleo comune fatto di musica, costumi vistosi e passi che non sono passi
Calendario della Danza degli Spadonari in Val di Susa
- Giaglione: 22 gennaio (San Vincenzo) + domenica successiva; replica a inizio ottobre (indicata come 7 ottobre / prima domenica)
- Venaus: febbraio (San Biagio e Sant’Agata) + replica ad agosto
- San Giorio di Susa: aprile (San Giorgio) dentro la “Soppressione del feudatario”
Che cos’è la Danza degli Spadonari
Gli spadonari sono i protagonisti di un ballo tradizionale eseguito impugnando spade. Perciò la danza prende il nome direttamente da loro: Danza degli Spadonari. È una pratica di valle, quindi si comprende meglio guardandola nel contesto della festa, non isolandola dal resto
Dove si balla: paesi e feste della Val di Susa
In Valle di Susa le danze con le spade vengono eseguite durante le rispettive feste patronali. Tuttavia ogni comune ha il suo calendario e, in un caso, anche una cornice storica specifica.
Come si svolge la danza: figure e “marcia a salti”
A Venaus e Giaglione gli Spadonari, in numero di quattro, danzano sul sagrato e presentano quattro figure tipiche: punta, quadri, cuori, salto. Inoltre, soprattutto a Giaglione, la marcia è un tratto distintivo: non avanzano “camminando”, ma a salti, con evoluzioni lungo il percorso.
A San Giorio, invece, gli spadonari sono inseriti nella rievocazione della Soppressione del feudatario: quindi la danza è parte di una narrazione storica più ampia, non un momento isolato
Costume e spade: cosa guardare davvero
Nei comuni vicini di Venaus e Giaglione gli spadonari indossano costumi simili, già documentati da immagini di fine XIX secolo. Il colpo d’occhio, infatti, arriva prima delle spiegazioni:
- copricapo vistoso ricoperto di fiori e ornato da nastri
- corpetto riccamente decorato (damaschi, nastri, ricami, pizzi, lustrini, frange), con chiusure ad alamari
- camicia chiara e pantaloni scuri: nelle descrizioni compaiono sia blu sia neri, quindi il punto fermo è la tonalità scura
- a Giaglione, inoltre, la differenza più evidente è il grembiule corto, che diventa un segno riconoscibile
Le spade non sono un accessorio: gli Spadonari usano lunghi spadoni dritti chiamati lou sabro, con impugnatura lignea decorata e borchie metalliche che facilitano la presa. E quindi, quando li vedi muoversi, capisci che l’oggetto “comanda” parte del gesto
Chi partecipa: ruoli, donne in costume e “bran”
I protagonisti non sono solo i danzatori. A Giaglione, infatti, la festa coinvolge una piccola “architettura” di ruoli:
- 4 giovani spadonari
- 6 priore (tre coppie di età diversa)
- la portatrice del bran (lou bran): una struttura lignea con base di circa 90 cm e altezza oltre 2 metri, portata in equilibrio sulla testa durante la processione. È ricoperta di nastri, fiori e frutta e, alla base, ospita un pane a ciambella preparato per l’occasione, che viene distribuito alla comunità alla fine della messa
A Venaus e Giaglione, inoltre, gli spadonari sono accompagnati da donne in costume, dette Savoiarde. E alla fine della processione si entra in chiesa per la messa: quindi la danza resta agganciata a un rito comunitario, non a una “performance” slegata
Origini: riti di fertilità e ipotesi protostoriche
L’origine della danza è ancora incerta. Tuttavia viene spesso collegata a riti pagani di propiziazione, legati alla fertilità della terra e all’abbondanza del raccolto. Inoltre alcuni studiosi richiamano le incisioni rupestri della Val Cenischia con figure di armati di spada, attribuite alla media età del Ferro (V–IV secolo a.C.): da qui nasce l’ipotesi di un’origine protostorica della tradizione
Tradizioni “parenti” in valle: Chiomonte e Mompantero
Se ti interessa il tema delle danze locali, in valle sono ricordate anche altre manifestazioni tipiche:
- a Chiomonte il ballo della Puento
- a Mompantero la danza con la caccia dell’orso
Sono contesti diversi, però aiutano a capire che la valle conserva più di un rito comunitario “in movimento”
Curiosità: la danza di Venaus nel documentario del 1974
La danza di Venaus compare tra le particolarità del documentario “L’Italia vista dal cielo. Piemonte e Valle d’Aosta 1974”, prodotto da Esso Italiana, con regia di Folco Quilici e commento di Mario Soldati. È un dettaglio utile, perché mostra quanto questa tradizione fosse già percepita come elemento distintivo del territorio
Danza degli Spadonari: rito di comunità con spade, musica e figure codificate
La Danza degli Spadonari è una tradizione rituale della Valle di Susa in cui i protagonisti danzano impugnando spade, e proprio per questo non è una semplice “esibizione”: infatti si svolge dentro le feste patronali e segue ruoli e tempi precisi. A Giaglione e Venaus gli Spadonari sono quattro e presentano figure codificate — punta, quadri, cuori, salto — avanzando non a passi ma a salti, accompagnati dalla banda; a San Giorio di Susa, invece, la danza è inserita nella rievocazione della Soppressione del feudatario. Il costume è parte del linguaggio: copricapo a fiori e nastri, corpetto ricco di decorazioni e, nel caso di Giaglione, il grembiule corto come segno distintivo; le spade, chiamate lou sabro, guidano gesto e ritmo. L’origine resta incerta, tuttavia viene spesso collegata a riti di fertilità e propiziazione, e il confronto con incisioni rupestri della Val Cenischia (armati con spada, V–IV secolo a.C.) alimenta l’ipotesi di radici molto antiche. In sintesi: è un rito di comunità che unisce musica, processione e danza, e racconta la valle più di molte parole.
Quesiti per capire Spadonari e feste in Val di Susa
È una danza rituale tradizionale eseguita impugnando spade, praticata in alcuni paesi della Val di Susa durante feste patronali e processioni.
È citata a Giaglione, Venaus e San Giorio di Susa, ciascuno con la propria festa e calendario.
Sul sagrato, in quattro, vengono indicate le figure punta, quadri, cuori, salto.
È una struttura lignea alta oltre 2 metri, decorata con nastri, fiori e frutta, portata in equilibrio sulla testa durante la processione; alla base ospita anche un pane a ciambella distribuito alla comunità dopo la messa.
Sì: viene citata nel documentario del 1974 “L’Italia vista dal cielo. Piemonte e Valle d’Aosta”, con regia di Folco Quilici e commento di Mario Soldati.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



