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Cappella e rifugio della Madonna del Rocciamelone di Mompantero: la storia del santuario in vetta

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Da Alessandro Maldera

Marzo 26, 2026

In Piemonte ci sono luoghi che non si “visitano” soltanto: si conquistano. La Cappella e rifugio della Madonna del Rocciamelone, sopra Mompantero in Val di Susa, è uno di questi. Siamo sulla vetta del Rocciamelone (3538 metri): un punto che unisce devozione, memoria alpina e cultura del pellegrinaggio. E proprio per questo, ancora oggi, è un simbolo forte per l’area di Torino e per tutta la montagna piemontese.

Il santuario più alto della Val di Susa

  • Quota: vetta del Rocciamelone, 3538 m (Val di Susa, area di Torino)
  • Struttura: cappella al centro del rifugio, con due ambienti laterali (sacerdoti a sinistra, pellegrini a destra)
  • Interno: navata unica, copertura a botte segmentata, abside piatta, rivestimenti in legno
  • Arredi: altare ligneo e copia del trittico in bronzo del 1358 (originale conservato al Museo Diocesano)
  • Segni di devozione: pareti con ex voto e ricordi portati in vetta dai pellegrini
  • Tappe storiche: 1358 (trittico), 1549 (prima citazione della cappella), 1917–1923 (costruzione attuale), 1975–1998 (restauri)

Com’è fatta la cappella-rifugio sulla vetta del Rocciamelone

All’esterno la cappella è quasi “nascosta” nel corpo del rifugio: si intuisce soprattutto per il rialzo triangolare della falda. Tuttavia, dentro, lo spazio torna chiaro e netto: pianta rettangolare, navata unica con copertura a botte segmentata e abside piatta. La struttura è in cemento armato, rivestita fuori in pietrame e dentro in legno, mentre il tetto ha falda singola con manto metallico e il pavimento è in tavolato ligneo.
Accanto alla cappella si appoggiano due ambienti “gemelli” ma con funzioni diverse. A sinistra il rifugio per i sacerdoti con accesso diretto, a destra il rifugio per i pellegrini con accesso esterno. E poi c’è l’aspetto più umano: sulle pareti si accumulano ex voto e ricordi portati fin quassù, perché la vetta non è solo panorama, è promessa.

Mompantero tra tappe centrali e luoghi di quota Il modo migliore per capire Mompantero è non trattarlo come una meta compatta: qui conviene partire da un punto leggibile come Pietrastretta e poi allargare il giro tra cappelle, frazioni e luoghi che cambiano completamente tono man mano che sali. In questa guida trovi un percorso utile per dare ordine alla visita. Leggi qui cosa vedere a Mompantero

Dalla devozione medievale al rifugio attuale: una storia lunga secoli

La tradizione comincia presto: il 1 settembre 1358 Bonifacio Roero porta in vetta un trittico in ottone dedicato alla Vergine, probabilmente custodito all’inizio in una semplice nicchia nella roccia. La cappella entra nei documenti in modo esplicito il 3 marzo 1549, quando un rotolo monitoriale impone la restituzione di beni sottratti: segno che ormai esisteva un patrimonio legato al luogo.
Poi, anche se l’accesso era durissimo, la cappella viene ricordata nella visita pastorale del 1584 e perfino raffigurata attorno al 1598 nella Carta della Valle di Susa di Giacomo Soldati. Nel 1787 è citata da De Saussure nel suo Voyage dans les Alpes, e nel 1827 Luigi Francesetti, conte di Mezzenile, la descrive come una piccola cappella in legno, di forma quadrata.
Quando l’antica struttura degrada, nel 1895 viene benedetta una nuova cappella lignea voluta da don Antonio Tonda, ma nel 1913 un incendio la distrugge. Perciò nasce l’attuale cappella-rifugio: costruita tra 1917 e 1923 su progetto dell’ing. Natale Reviglio, sotto la direzione della Giovane Montagna, e benedetta il 12 agosto 1923. Durante il 1943–1945 subisce danni pesanti per le occupazioni militari e partigiane; e infine, tra 1975 e 1998, viene restaurata grazie alla manodopera di molti volontari. Nel 1940, inoltre, esiste un progetto (mai realizzato) per addossare un osservatorio meteorologico al fianco sinistro della cappella: anche questo dice quanto la vetta fosse considerata “strategica”, non solo spirituale.

Un santuario d’alta quota che racconta il Piemonte alpino

La Cappella e rifugio della Madonna del Rocciamelone è uno di quei luoghi che spiegano la Val di Susa: fede, fatica e montagna vera. Si trova sulla vetta del Rocciamelone (3538 m), sopra l’area di Mompantero unendo la cappella e gli spazi di riparo per chi sale fin quassù. All’interno, la navata è essenziale ma intensa. Legno, ex voto, memoria di pellegrini, e la presenza simbolica del trittico del 1358 (in copia) che lega la devozione medievale alla storia contemporanea. Inoltre, la struttura attuale nasce dopo incendi e ricostruzioni. Infatti, solo dal 1917 al 1923 prende forma il complesso moderno, poi segnato dai danni del 1943–45 e infine rimesso in sesto con restauri lunghi e volontariato. È una tappa “verticale”, nel senso pieno: non solo panorama, ma racconto vivo di Piemonte e Torino ai piedi delle Alpi Graia.

Come organizzare la visita in vetta

La cappella del Rocciamelone è davvero sulla vetta?

Sì: si trova in cima al Rocciamelone (3538 m) ed è integrata nel corpo del rifugio

Cosa rende speciale l’interno della cappella?

Oltre alla struttura semplice e raccolta, colpiscono la copia del trittico del 1358 sopra l’altare e i molti ex voto lasciati dai pellegrini

Quando è stata costruita la struttura attuale?

Tra 1917 e 1923, su progetto dell’ingegnere Natale Reviglio, con benedizione il 12 agosto 1923

La cappella ha avuto danni durante la guerra?

Sì: tra 1943 e 1945 il rifugio subì gravi danneggiamenti a causa delle occupazioni e degli eventi bellici

Ci sono stati restauri recenti?

Sì: un lungo ciclo di interventi tra 1975 e 1998, portato avanti grazie a volontari e lavori progressivi di recupero

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende