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Forte Pramand di Oulx: guida pratica tra strada militare, artiglieria e rovine

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Da Alessandro Maldera

Marzo 20, 2026

Il Forte Pramand di Oulx è un’opera di inizio Novecento costruita in quota, pensata per reggere i nuovi attacchi e, quindi, diversa dai forti più vecchi della zona. Entrò in funzione nel 1905 e, inoltre, fu collegato al fondovalle dalla Strada militare Fenil–Pramand–Föens–Jafferau, percorribile anche con mezzi motorizzati. Oggi è un luogo potente ma “ruvido”: si vede tanto, però non è messo in sicurezza. Perciò va visitato con testa e scarpe buone.

Scheda lampo del Forte Pramand

Entrata in funzione: 1905
Dove: Monte Pramand, a picco sopra Pont Ventoux (Salbertrand)
Struttura: edificio in conglomerato di cemento, 2 piani, galleria sul lato protetto
Presidio: circa 180 uomini
Armamento: 4 cannoni 149/35 A a pozzo sul tetto, con cupole d’acciaio > 15 cm e rotazione 360°
Polveriera: arretrata, collegata da galleria sotterranea ~150 m con rotaia, 3 locali interrati (balistite + polvere nera)
Punto esterno: postazione semi-permanente presso Colletto Pramand (2087 m), armabile con 4 cannoni 149/35 Mod. 1901
Stato attuale: rovine e macerie, visitare con prudenza (non messo in sicurezza)

Dove si trova e perché è stato messo lì

Il forte fu edificato sulla sommità del Monte Pramand, a picco sopra Pont Ventoux (Comune di Salbertrand). La scelta non è casuale: da qui si domina il fondovalle e, di conseguenza, si controllano visuali e direzioni strategiche. Inoltre il sito è legato alla rete di opere della conca, perché Pramand arriva dopo forti più datati come Bramafam e Föens, portandosi dietro soluzioni più aggiornate.

Guida rapida di Oulx Oulx non rende bene se la tratti come una semplice fermata di passaggio. Qui conviene costruire la visita per percorsi diversi, alternando centro storico, borgate, natura e quota, così il comune acquista davvero spessore. Leggi qui cosa vedere a Oulx

Un forte “tardo” e più moderno: cosa cambia rispetto agli altri

Il Pramand fu l’ultimo forte costruito nella conca (operativo dal 1905) e, proprio per questo, adottava accorgimenti migliorativi rispetto alle strutture ottocentesche. Non era un castello in muratura: qui il materiale chiave è il conglomerato di cemento, cioè una risposta diretta ai proiettili più potenti del periodo. Inoltre la viabilità militare dedicata lo rendeva più gestibile anche dal punto di vista logistico.

Com’è fatto: edificio, piani e locali “di servizio”

La struttura principale è un edificio rettangolare in conglomerato di cemento, con copertura voltata protetta da reticolati. È su due piani, con quello superiore leggermente più piccolo.

  • Al piano inferiore, nella parte “protetta”, corre una galleria lungo il lato di gola: da qui si aprivano locali tecnici come magazzini, vani per gruppo elettrogeno e accumulatori, e la riserva di carburante
  • Sempre al piano terra, in posizione più centrale, c’erano cucine, deposito viveri e tre camerate
  • Al piano superiore, più compatto, un corridoio parallelo al fronte di gola dava accesso alle riservette dei cannoni e ai pozzi che ospitavano i pezzi d’artiglieria

La dotazione “normale” prevista era di circa 180 uomini. Quindi, anche se oggi lo vedi vuoto e spaccato, in origine era una macchina abitativa e tecnica piuttosto precisa.

Armamento: i 4 cannoni sul tetto e le cupole corazzate

Il cuore operativo del forte erano 4 cannoni 149/35 A (non Montagna) montati a pozzo: in pratica, i pezzi stavano in sedi ricavate sul tetto, nei quattro alloggiamenti appositi. Sopra, ogni cannone era protetto da una cupola d’acciaio con spessore superiore a 15 cm, impostata su sfere che consentivano una rotazione a 360°.
Di conseguenza il Pramand poteva battere sia la Valle della Dora di Cesana sia la conca verso Bardonecchia, senza dover “girare” l’intero impianto.

Un dettaglio che conta: durante la Prima guerra mondiale i cannoni del Pramand non vennero asportati per altri fronti, quindi rimasero disponibili per un eventuale impiego in zona.

La polveriera: galleria sotterranea e deposito munizioni

La polveriera era in posizione più arretrata e protetta. Inoltre era collegata al forte con un corridoio sotterraneo di circa 150 m, attrezzato con rotaia per velocizzare il trasporto dei proiettili.
La polveriera comprendeva tre locali interrati destinati a:

  • magazzino per balistite
  • polvere nera per la fabbricazione dei proiettili

Quindi l’idea era chiara: separare e proteggere ciò che esplode, mantenendo però un collegamento rapido con l’area di utilizzo.

Postazione semi-permanente e osservatorio: il “secondo livello” del controllo

Arrivando dalla strada militare, nei pressi del primo tornante della strada che sale dal Colletto Pramand (2087 m), c’era una postazione semi-permanente su uno spuntone roccioso a strapiombo sopra Pont Ventoux.
Questa postazione poteva essere armata con altri 4 cannoni 149/35 Mod. 1901, che normalmente restavano nei magazzini del forte.
Alla sinistra delle piazzole, inoltre, si trovava l’osservatorio, scelto in una posizione strategica perché molto mimetizzata tra rocce e vegetazione, raggiungibile con un sentiero in parte scavato “a trincea”. In pratica: vedere prima, decidere prima, sparare (se necessario) con più precisione.

Cosa resta oggi: rovine, accessi e punti ancora leggibili

Dopo la Seconda guerra mondiale, trovandosi vicino al confine, il forte venne disarmato e in parte fatto saltare per impedirne il riutilizzo. Di conseguenza oggi la conservazione è cattiva e la visita non è “turistica” nel senso comodo del termine.

Cosa puoi ancora vedere, però, è molto concreto:

  • il corridoio del piano terra è spesso ingombro di macerie e detriti, e molte stanze sono di fatto inaccessibili
  • il primo piano, raggiungibile con difficoltà dalla scala interna, conserva ancora riservette e le vecchie postazioni dei cannoni
  • sul tetto, raggiungibile con un sentiero sul fianco occidentale, sono ben visibili le quattro sedi dei cannoni e, in parte, il reticolato di protezione
  • la galleria verso la polveriera è in parte ostruita dalle esplosioni; tuttavia, superato un blocco, si riesce ancora ad arrivare al locale di caricamento al termine
  • la polveriera non è accessibile dal pozzo che la collegava ai locali superiori, però può essere raggiunta dal sentiero esterno che, nei pressi della caserma diroccata del Colletto Pramand, sale al forte senza passare dalla strada militare

Come arrivare: la strada militare e le varianti a piedi

La via “madre” è la Strada militare Fenil–Pramand–Föens–Jafferau, che collegava il forte al fondovalle e ad altre opere. È la scelta più logica se vuoi impostare un’uscita in quota. Tuttavia, a seconda della stagione, possono cambiare fondo, accessibilità e tempi: quindi non partire “alla cieca”.

A piedi, invece, esistono sentieri di collegamento e varianti che sfruttano tratti esterni (in particolare per raggiungere alcune zone collegate alla polveriera). Di conseguenza puoi costruire una visita “a tappe”, senza dover per forza attraversare tutto l’interno.

Sicurezza: qui non si improvvisa

Il forte non è messo in sicurezza. Quindi, detto secco:

  • evita di entrare in ambienti instabili o chiusi
  • attenzione a ferri, buchi, scale degradate e detriti
  • torcia utile, guanti consigliabili, casco non è un’idea folle se entri
  • se c’è neve/ghiaccio, meglio ridimensionare o rinviare

Inoltre, se vai con bambini o con persone non allenate, conviene fermarsi ai punti esterni più leggibili (tetto e piazzole dove possibile) e non cercare “l’esplorazione totale”.

In breve: perché vale la salita

Il Forte Pramand di Oulx è una fortificazione di inizio Novecento entrata in funzione nel 1905, costruita in quota sopra Pont Ventoux e collegata al fondovalle dalla strada militare Fenil–Pramand–Föens–Jafferau. È un’opera “moderna” per l’epoca: edificio in cemento su due piani, dotazione di circa 180 uomini, e soprattutto 4 cannoni 149/35 montati a pozzo sul tetto con cupole corazzate orientabili a 360°. La logistica era studiata: una polveriera arretrata era collegata da una galleria sotterranea di circa 150 m con rotaia per il trasporto rapido delle munizioni, e vicino al Colletto Pramand (2087 m) c’era anche una postazione semi-permanente armabile con altri pezzi. Dopo la Seconda guerra mondiale il forte fu disarmato e in parte fatto saltare: oggi è in cattive condizioni, con macerie e locali spesso inaccessibili, ma restano leggibili le sedi dei cannoni sul tetto, alcune riservette interne e tratti delle gallerie, quindi la visita funziona se la affronti con prudenza e aspettative realistiche.

Forte Pramand di Oulx: consigli pratici

Quando entrò in funzione il Forte Pramand?

Nel 1905, ed è considerato l’ultimo forte costruito nella conca in quel periodo

Che armamento principale aveva?

4 cannoni 149/35 A montati a pozzo sul tetto, protetti da cupole corazzate e orientabili a 360°

A cosa serviva la polveriera separata?

A tenere più protetti esplosivi e cariche; inoltre era collegata al forte con una galleria sotterranea di circa 150 m con rotaia

Si può visitare oggi?

Sì, ma non è messo in sicurezza: quindi la visita va fatta con molta prudenza, privilegiando i punti esterni e leggibili

Come lo raggiungo nel modo più logico?

Tramite la Strada militare Fenil–Pramand–Föens–Jafferau, poi a piedi sui tratti finali/varianti, in base alla stagione e alle condizioni del fondo

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende