Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Cappella di Sant’Eldrado dell’Abbazia di Novalesa: affreschi romanici e storie del santo

Cappella di Sant’Eldrado dell’Abbazia di Novalesa: affreschi romanici e storie del santo

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Marzo 20, 2026

La Cappella di Sant’Eldrado è una delle tappe più forti (e più antiche) dell’Abbazia di Novalesa. Qui non vai “a vedere una cappellina”: vai a leggere un racconto dipinto, databile alla fine dell’XI secolo, tra i vertici della pittura medievale conservata in Valle di Susa. Inoltre il luogo ha un peso simbolico: Eldrado fu abate a Novalesa e morì intorno all’844, quindi la sua memoria è letteralmente di casa.

Una cappella minuscola, un romanico gigantesco

  • Dove: complesso dell’Abbazia di Novalesa, dentro il recinto abbaziale
  • Datazione: cappella dell’XI secolo con memoria di una presenza precedente (IX secolo)
  • Affreschi: fine XI secolo, tra i cicli più antichi conservati in Valle di Susa
  • Abside: Cristo Pantocratore in trono con Michele e Gabriele, più San Nicola e Sant’Eldrado
  • Navata: due cicli narrativi, uno su Eldrado e uno su San Nicola
  • Dettaglio-chiave: il ciclo di San Nicola è considerato tra i più antichi in Occidente
  • Reliquie: urna d’argento con le spoglie del santo nella parrocchiale di Novalesa

Dove si trova e perché conta davvero

La cappella è dentro il recinto abbaziale dei Santi Pietro e Andrea, nel complesso dell’Abbazia di Novalesa. Proprio per questo funziona: non è un “monumento isolato”, ma un pezzo del sistema monastico che presidiava il passaggio alpino del Moncenisio. E infatti, in una valle piena di cicli pittorici, qui trovi un “grado zero” cronologico: una delle testimonianze più alte e precoci rimaste in zona.

  • Indirizzo: Abbazia di Novalesa, Piazza Abbazia 1 – cappella all’interno del complesso abbaziale
Tra abbazia, borgo e cappelle Il bello di Novalesa sta proprio nell’equilibrio tra grande storia monastica e dettagli più minuti sparsi nel paese. Per questo avere una panoramica chiara prima di partire aiuta parecchio e ti evita un giro confuso. Scopri qui le tappe da vedere

Una cappella piccola, una storia lunghissima

L’edificio che vedi oggi nasce all’inizio dell’XI secolo, però insiste su una presenza più antica, legata alla devozione sorta subito dopo la morte del santo nel IX secolo. Di conseguenza, la cappella non è “solo arte”: è memoria, culto e identità locale. E mentre fuori la valle cambiava padroni e traffici, qui la storia veniva fissata in immagini.

Il cuore degli affreschi: Pantocratore, santi e un’idea di giudizio

Appena alzi lo sguardo, l’abside impone la sua regola: Cristo Pantocratore in trono, dentro una mandorla, con Michele e Gabriele ai lati. È una visione solenne e controllata; tuttavia non è fredda, perché alcuni dettagli rendono il gesto “fisico” e presente. Ai piedi del Pantocratore compaiono San Nicola (in paramenti episcopali) e Sant’Eldrado (in saio), affiancati da figure inginocchiate che rimandano alla comunità monastica e alla committenza. E poi, in controfacciata, arriva il contrappeso: un Giudizio Universale che chiude idealmente il percorso.

Due cicli narrativi: Sant’Eldrado e San Nicola nella stessa stanza

La navata è organizzata come un racconto doppio: da una parte le Storie di Sant’Eldrado, dall’altra gli episodi della vita di San Nicola di Myra. Questa scelta non è casuale: infatti San Nicola è un santo “universale”, e inserirlo accanto a Eldrado rafforza l’abbazia agli occhi della devozione popolare. Inoltre la presenza di un ciclo nicolaiano così antico in Occidente è un dettaglio che pesa, perché parla di contatti, reliquie, circolazione di culti e modelli.

Le scene di Sant’Eldrado: umiltà, viaggio, miracolo, morte

Qui Eldrado viene mostrato come uomo concreto: lavora la terra, poi diventa pellegrino, quindi arriva provato al monastero e prende l’abito. La narrazione insiste su umiltà e cura dei poveri, ma non rinuncia al meraviglioso: gli è attribuito anche il famoso miracolo della liberazione di Briançon dai serpenti, rinchiusi in una grotta. Infine la storia si chiude con l’abate anziano sul letto di morte, assistito dai confratelli: un finale sobrio, ma potentissimo.

Le scene di San Nicola: carità, autorità, interventi miracolosi

Il ciclo nicolaiano alterna episodi di ascesi e carità (come la dote donata alle fanciulle) a momenti “pubblici”, come l’elezione a vescovo e la consacrazione. E mentre alcuni miracoli parlano di salvezza concreta, altri mostrano lo scontro con culti e paure più antiche. In sostanza, San Nicola diventa una chiave narrativa: rende la cappella leggibile anche a chi non conosce Eldrado.

Reliquie e devozione: Eldrado oggi

Le reliquie di Sant’Eldrado non sono nella cappella: sono custodite in un’urna d’argento nella chiesa parrocchiale di Novalesa. E questa cosa è interessante, perché ti obbliga a ragionare “a tappe”: abbazia, cappella, parrocchiale, comunità. Inoltre la festa del santo cade il 13 marzo, e la devozione locale lo tiene vivo ben oltre la pagina d’arte.

Un ciclo di affreschi unico nell’Abbazia di Novalesa

La Cappella di Sant’Eldrado è una delle tappe più importanti dell’Abbazia di Novalesa, perché custodisce affreschi datati alla fine dell’XI secolo, tra i più antichi e significativi conservati in Valle di Susa. Pur essendo un ambiente piccolo, infatti, concentra un racconto potente: nell’abside domina il Cristo Pantocratore affiancato dagli arcangeli, mentre nella navata si sviluppano le scene dedicate a Sant’Eldrado (abate del monastero, morto intorno all’844) e a San Nicola. Inoltre la presenza di un ciclo nicolaiano così precoce rende la cappella un punto chiave per capire come culti, reliquie e immagini circolassero lungo l’asse alpino del Moncenisio, tra Torino e il mondo francese.

Cappella di Sant’Eldrado: risposte essenziali

Perché la Cappella di Sant’Eldrado è così importante in Valle di Susa?

Perché conserva affreschi di fine XI secolo e rappresenta uno dei riferimenti più alti, per antichità e qualità, della pittura medievale rimasta nella valle

Cosa si vede nell’abside?

Il Cristo Pantocratore in trono, con Michele e Gabriele e, sotto, San Nicola e Sant’Eldrado, in un impianto iconografico tipico del romanico ma con dettagli molto raffinati

Perché San Nicola compare insieme a Sant’Eldrado?

Perché affiancare un santo “universale” a un santo locale rafforza il messaggio del luogo; inoltre il ciclo nicolaiano è legato alla circolazione di culti e reliquie tra XI e XII secolo

Le reliquie di Sant’Eldrado sono nella cappella?

No: sono custodite in un’urna d’argento nella chiesa parrocchiale di Novalesa, quindi la visita ideale collega abbazia e paese

Qual è l’episodio miracoloso più famoso legato a Eldrado?

La tradizione gli attribuisce la liberazione della zona di Briançon dai serpenti, che avrebbe guidato e rinchiuso in una grotta, simbolo di protezione e “bonifica” spirituale del territorio

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende