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Chiesa di Santo Stefano di Novalesa: la parrocchiale del borgo tra ricostruzione seicentesca, affreschi e reliquie antiche

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Marzo 17, 2026

Nel centro di Novalesa, la Chiesa di Santo Stefano è una visita che funziona su due livelli: da un lato l’architettura ricostruita tra 1670 e 1684, dall’altro le tracce più antiche che riemergono nel campanile e nelle murature laterali. La facciata è sobria ma curiosa, grazie ai due orologi in alto, uno dei quali dipinto a trompe l’oeil. Inoltre, dentro trovi un patrimonio artistico sorprendente per una chiesa di borgo: tele, polittico, retablo e persino reliquie medievali.

In breve: Chiesa di Santo Stefano

  • Posizione: centro di Novalesa, chiesa parrocchiale
  • Storia: citata dal XIII secolo; ricostruzione 1670–1684; sacrestia 1720
  • Facciata: profilo a capanna, due registri con lesene e due orologi (uno a trompe l’oeil)
  • Interno: navata unica con volte a botte lunettate e abside poligonale profonda; due altari laterali
  • Arte: retable ligneo tardo Seicento; Adorazione dei Pastori di F. Lemoyne (1721); polittico di Antoyne De Lhonie (XV sec)
  • Oggetti storici: crocifisso ligneo (XV sec) e cassa reliquiario di Sant’Eldrado (XII sec)
  • Affreschi: martirio di Santo Stefano in facciata; tracce stratificate sul lato est (tra XV e XVII sec)
  • Manutenzioni: restauri 1898–1912 (Venanzio Guerci), tetto rifatto nel 1942, interventi 1968–1977

Dove si trova e perché è una tappa centrale nel borgo

La chiesa è situata nel cuore del borgo di Novalesa, e per questo è una delle soste più naturali mentre cammini tra case, vicoli e piccole piazze. Inoltre, essendo la parrocchiale, racconta in modo diretto la storia “civile” del paese: riti, comunità e memoria locale si sono concentrati qui per secoli.

  • Indirizzo: Centro storico di Novalesa, Chiesa parrocchiale di Santo Stefano
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La facciata: capanna, due registri e orologi “strani”

La facciata è intonacata e ha un profilo a capanna. È organizzata in due registri, scanditi da lesene dal tono sobrio. In alto, però, spunta un dettaglio insolito: due orologi, di cui uno realizzato a trompe l’oeil. Quindi l’impressione è doppia: ordine e misura nella struttura, ma una piccola “stramberia” decorativa che la rende riconoscibile.

Cosa resta dell’edificio antico: campanile e affreschi stratificati sul fianco est

Dell’edificio più antico si conserva la torre campanaria, anche se modificata nella parte terminale. Inoltre, sul fianco orientale si vede parte della muratura storica con resti sovrapposti di decorazioni ad affresco. All’esterno, sul lato est, queste tracce risultano stratificate e databili tra XV e XVII secolo, segno che prima della ricostruzione seicentesca qui c’era un lungo “prima” che non è stato cancellato del tutto.

Pianta e spazio interno: navata unica e abside poligonale profonda

L’interno si sviluppa con un impianto a navata unica, coperta da volte a botte lunettate, e termina in una profonda abside poligonale coperta da calotta lunettata. Due altari laterali sono collocati a metà della navata. Di conseguenza lo spazio è lineare, ma non monotono: la progressione verso l’abside è netta e l’assetto liturgico risulta immediatamente leggibile.

Struttura e conservazione: murature in pietrame e decorazione architettonica interna

La chiesa ha muratura portante in pietrame. La facciata e il lato est sono intonacati e tinteggiati, mentre sugli altri lati la muratura è lasciata a vista; all’interno, invece, le superfici sono intonacate e tinteggiate. La partitura decorativa dell’aula utilizza lesene che sorreggono una ricca trabeazione. Inoltre lo stato di conservazione è indicato come ottimo, quindi la visita è “pulita” e non faticosa.

Tetto e pavimento: lose all’esterno, legno dentro

La copertura è a due falde con testa a padiglione su navata e presbiterio, e il manto è in lose, coerente con l’edilizia alpina. All’interno, invece, la pavimentazione è in listoni di legno su navata e presbiterio: una scelta che cambia subito l’atmosfera, perché rende l’ambiente più caldo e “abitato”.

Affreschi e immagini: dal martirio in facciata alle tracce laterali

Sulla facciata è presente un riquadro affrescato con la raffigurazione del martirio di Santo Stefano. Inoltre, come detto, sul lato est compaiono tracce stratificate di decorazioni ad affresco databili tra XV e XVII secolo. Quindi anche se la chiesa è stata ricostruita, l’immagine dipinta continua a emergere come una linea di continuità.

Arredi e opere d’arte: un patrimonio sorprendente dal XII al XVIII secolo

Nell’area absidale spicca un retable ligneo tardoseicentesco, con colonne tortili e timpano spezzato, dorato e dipinto. Nella navata sono collocate quattro tele attribuite alle scuole di Rubens, Caravaggio e Daniele da Volterra. Nel presbiterio si trova l’Adorazione dei Pastori di F. Lemoyne datata 1721.

Sempre nella navata è presente un polittico dipinto da Antoyne De Lhonie nella seconda metà del XV secolo. Sopra il presbiterio è sospeso un crocifisso ligneo del XV secolo. Infine, tra i pezzi più rari, la chiesa conserva anche la cassa reliquiario di Sant’Eldrado, datata al XII secolo. Di conseguenza questa non è solo una parrocchiale “di servizio”: è un contenitore di opere e oggetti che attraversano molti secoli.

La storia: dalla dipendenza abbaziale alla ricostruzione seicentesca

La parrocchiale di Santo Stefano è citata a partire dal XIII secolo come dipendenza della vicina abbazia dei Santi Pietro e Andrea. Tuttavia le forme che vedi oggi derivano dalla grande riedificazione: tra 1670 e 1684 l’antico edificio romanico venne completamente ricostruito nelle forme attuali.

Nel 1720 venne edificata la sacrestia, aggiungendo un tassello funzionale importante. Più tardi, tra 1898 e 1912, la chiesa fu sottoposta a restauri su progetto del prof. Venanzio Guerci. Nel 1942 si provvide al rifacimento del tetto, mentre tra 1968 e 1977 furono effettuati, a più riprese, interventi di manutenzione e restauro. Quindi la chiesa è arrivata a oggi attraverso una sequenza continua di cure, non per caso.

Chiesa di Santo Stefano di Novalesa: cosa vedere e perché conta

La Chiesa di Santo Stefano di Novalesa, nel centro del borgo, è citata dal XIII secolo, ma fu ricostruita nelle forme attuali tra 1670 e 1684. La facciata a capanna, sobria e intonacata, si riconosce per i due orologi in alto (uno a trompe l’oeil) e per l’affresco con il martirio di Santo Stefano. Dell’edificio più antico restano la torre campanaria e, sul lato est, tracce stratificate di affreschi tra XV e XVII secolo. L’interno è a navata unica con volte a botte lunettate e profonda abside poligonale, con due altari laterali; tetto in lose e pavimento in legno su navata e presbiterio. Nell’abside spicca un retable ligneo tardoseicentesco; inoltre la chiesa conserva pezzi notevoli come l’Adorazione dei Pastori di F. Lemoyne (1721), un polittico del XV secolo, un crocifisso ligneo del XV secolo e la cassa reliquiario di Sant’Eldrado (XII secolo). Tra gli interventi principali: sacrestia 1720, restauri 1898–1912, rifacimento del tetto 1942 e lavori 1968–1977.

Chiarimenti su storia e opere d’arte

Che cosa rende riconoscibile la facciata?

Il profilo a capanna con due registri a lesene e soprattutto i due orologi in sommità, uno dei quali dipinto a trompe l’oeil.

La chiesa è antica o seicentesca?

È citata dal XIII secolo, ma l’edificio attuale deriva dalla ricostruzione completa tra 1670 e 1684, con elementi più antichi conservati nel campanile e in alcune murature.

Quali opere vale la pena cercare all’interno?

Il retable ligneo tardoseicentesco, l’Adorazione dei Pastori di F. Lemoyne (1721), il polittico del XV secolo e la cassa reliquiario di Sant’Eldrado (XII secolo).

Dove si vedono gli affreschi più antichi?

Sul lato est, dove restano tracce stratificate di decorazioni tra XV e XVII secolo; in facciata c’è anche un riquadro affrescato con il martirio di Santo Stefano.

Quali sono i restauri principali in epoca moderna?

Il restauro 1898–1912 su progetto di Venanzio Guerci, il rifacimento del tetto nel 1942 e vari interventi tra 1968 e 1977.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende