Diga di Rochemolles di Bardonecchia: storia del lago artificiale e della Decauville delle Ferrovie dello Stato

Da Alessandro Maldera
Marzo 08, 2026

A quota alta, sopra Rochemolles, la diga di Rochemolles non è solo un muro di calcestruzzo: è un pezzo di storia industriale alpina. Infatti nasce per dare energia alla ferrovia, e quindi alla Torino–Modane elettrificata. Inoltre ha lasciato un’eredità sorprendente: la Decauville, la “ferrovietta” di cantiere che oggi è diventata un percorso amatissimo. Qui, insomma, la montagna racconta lavoro, tecnica e fatica vera.
Rochemolles in numeri: quota, tempi, percorso
- Decreto: 3 giugno 1921
- Canale derivatore: 7,8 km (lavori 1919–1921)
- Diga: cantiere 1924–1930 a Grange du Plan (1.973 m)
- Altezza: circa 60 m
- Capacità invaso: riportata tra 3,45 e 3,7 milioni m³
- Decauville: scartamento 600 mm, oggi percorso escursionistico
- Bacini di Frejusia: serbatoi a quota 1.922 m (distanza oltre 5 km)
Perché nacque la diga: energia per la Torino–Modane
All’inizio del Novecento la tratta Torino–Modane entra nell’epoca dell’elettrificazione. Di conseguenza le Ferrovie dello Stato puntano all’autonomia energetica e progettano due centrali idroelettriche: una a Morbegno e una a Bardonecchia. Perciò prende forma l’idea di una diga in calcestruzzo nella Valle di Rochemolles, e l’avvio ufficiale viene fissato con il Decreto del 3 giugno 1921.
Dal canale derivatore al cantiere: 1919–1930
Prima della diga arriva la parte “invisibile”, ma decisiva: l’acqua va raccolta e guidata. Così le acque del torrente Rochemolles vengono convogliate in un canale derivatore lungo 7,8 km, costruito tra 1919 e 1921.
Poi, terminato il canale, si passa allo sbarramento vero e proprio. La diga viene impostata in località Grange du Plan a 1.973 m di quota, pochi chilometri sopra l’abitato di Rochemolles. I lavori durano dal 1924 al 1930, quindi per anni la valle è un cantiere continuo, in quota e con logistica complicata.
Un cantiere senza strade: piani inclinati, teleferiche e trenino
Nel primo Novecento, nella conca di Bardonecchia, non esistono ancora le strade comode di oggi. Quindi, per muovere il cemento (materiale chiave), si costruisce un sistema “a segmenti”:
- piani inclinati da Bardonecchia, passando per Gr. Horres, fino alla località Bacini
- da lì parte la piccola ferrovia Decauville a scartamento ridotto, che arriva al cantiere della diga
In parallelo, anche l’aggregato (ghiaie e materiali da impasto) segue una catena dedicata: viene estratto in località Grange du Fond (dove oggi c’è il Rifugio Scarfiotti) e raggiunge il cantiere prima con una teleferica, poi per 1,5 km con un piccolo trenino a carbone. Sembra eccessivo, però in quota era l’unico modo per far funzionare i tempi.
La Decauville: cos’era e perché si chiamava così
Il nome Decauville indica una ferrovia portatile a scartamento ridotto, in questo caso 600 mm, presentata nel 1878 da Paul Decauville. Qui, invece, la “strada” su cui corre il trenino viene realizzata tra 1919 e 1921. Inoltre, lungo lo stesso tracciato, viene costruito un canale parallelo che porta l’acqua ai tre bacini in località Frejusia.
C’è un dettaglio tecnico (e geniale): dentro il canale corre ancorato anche il cavo della linea telefonica tra diga e bacini. I binari, invece, poggiano direttamente sullo sterrato e la stabilità è garantita interrando le traversine. Tuttavia il rischio valanghe è alto, perciò la ferrovietta viene usata solo d’estate.
Il ponte smontabile e l’inverno “dentro il canale”
Un elemento che dice tutto sulla durezza del posto è il ponte sul Rio Almiane: ancora funzionante nel 1964, veniva smontato e caricato sui vagoncini per essere riportato ai Bacini prima dell’inverno. Così non diventava un bersaglio per neve e valanghe.
E quando la valle si chiudeva? I rifornimenti e persino il cambio dei guardiani avvenivano sfruttando il canale derivatore svuotato, usato come passaggio. Sì: “camminare nel canale” non è una metafora romantica, è logistica alpina.
Locotrattori, tempi e velocità del trenino
La linea veniva percorsa da piccoli locotrattori a benzina, provenienti dalle ex ferrovie da campo militari britanniche del Brenta (Thiene–Calvene). Inoltre erano preferiti alle locomotive a vapore perché richiedevano meno manutenzione.
All’inizio il convoglio non aveva fanali, quindi viaggiava solo di giorno. Solo nel dopoguerra arrivano i fari; tuttavia la notte resta riservata agli interventi urgenti. La velocità media variava tra 7 e 15 km/h a seconda del carico, e il viaggio dai Bacini alla diga durava circa 60 minuti; senza carico poteva scendere a 40–45 minuti.
Il trasporto persone era autorizzato e riguardava quasi sempre tecnici e ispettori. Di conseguenza il turismo restò marginale: si citano soprattutto il 1923 (inaugurazione del Rifugio Scarfiotti) e poche gite aziendali.
Diga di Rochemolles: numeri e forma
Oggi la diga è descritta come uno sbarramento a gravità massiccia in calcestruzzo, con profilo ad arco di cerchio di raggio 350 metri. L’altezza viene indicata in 60 metri.
Per la capacità dell’invaso, invece, circolano due valori: circa 3,7 milioni di m³ e circa 3,45 milioni di m³. La differenza, quindi, va letta come divergenza tra misurazioni/ricostruzioni riportate, non come “errore” della valle.
Come funziona il sistema idrico: prese, bacini e centrale
Il canale derivatore raccoglie anche le acque di tre prese intermedie: Almiane, Valfredda e Malrif. Poi alimenta il bacino dello Jafferau. Da qui parte la condotta forzata che porta l’acqua alla centrale di Bardonecchia, indicata come Enel Green Power “Mario Celso” (Bardonecchia–Rochemolles).
In un’altra descrizione tecnica del sistema, l’acqua viene convogliata con una condotta in lieve pendenza verso i due grossi serbatoi detti “i Bacini” in località Frejusia a 1.922 m, a oltre 5 km dall’invaso. Quindi, dai Bacini, scende in condotta forzata fino alla centrale a Borgonuovo di Bardonecchia, con un dislivello di circa 600 m. Sono due modi di raccontare lo stesso mondo: acqua raccolta in alto, energia prodotta in basso.
Il “guardiano della diga”: dal 1930 un mestiere di solitudine
Nel 1930 nasce formalmente la figura del guardiano della diga. Venivano assunte soprattutto persone del posto, eppure era un lavoro duro: lunghi periodi isolati, routine ripetitiva e responsabilità continua. Oggi sembra un dettaglio, però è uno dei pezzi più umani di tutta la storia: la diga non viveva da sola.
1968–1970: passaggio a Enel e fine della Decauville
Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica nella seconda metà degli anni Sessanta, l’impianto passa a Enel. Nel 1968 si segnala il trasferimento della diga e delle proprietà mobili e immobili da FS a Enel, e la Decauville va verso la chiusura, che avviene entro il 1970. Da quel momento, la valle smette di essere “ferrovia di servizio” e diventa soprattutto paesaggio e percorso.
Il Lago di Rochemolles oggi: com’è fatto e dove corre la strada
Il lago di Rochemolles è un invaso artificiale dell’alta Val di Susa, nel comune di Bardonecchia. Si trova circa due chilometri a nord-est del paese di Rochemolles. Si sviluppa a monte della diga prima in direzione sud–nord, poi piega leggermente verso est nella parte finale.
L’invaso è costeggiato, in sinistra idrografica, dallo sterrato che collega Rochemolles al Rifugio Scarfiotti e al Colle del Sommeiller. Inoltre, appena a monte del lago, la strada passa sull’altro lato della valle con un ponte a quota 2.001 m.
Il tracciato Decauville come sentiero: estate e inverno
Il percorso della Decauville (lungo 7,8 km e largo circa 2 metri) oggi viene usato nella bella stagione da escursionisti e cicloturisti. In inverno, invece, diventa ideale per ciaspolate (in particolare nei primi 4 km) oppure per lo sci di fondo turistico.
Lungo il tracciato si notano ancora piccoli muretti costruiti per contenere frane. Inoltre, poco prima dell’arrivo alla diga, si incontra una breve galleria di circa 20 metri, scavata nella roccia viva e chiamata “galleria dei martless” (cioè dei rondoni).
Pesca: dove è consentita (secondo le indicazioni riportate)
Nel lago di Rochemolles e nel torrente omonimo viene indicata la possibilità di pescare con licenza B, a partire da 500 metri a monte della diga e fino al ponte sul torrente lungo la strada per il Rifugio Scarfiotti. Tuttavia, prima di muoversi, è sempre sensato verificare i regolamenti locali aggiornati: in montagna le regole cambiano più in fretta del meteo.
FAQ –
Parte nel contesto dell’elettrificazione della Torino–Modane: il decreto è del 3 giugno 1921, mentre la diga viene costruita tra 1924 e 1930
È una piccola ferrovia a scartamento ridotto 600 mm, usata per il cantiere e poi per la gestione; il tracciato oggi coincide con un percorso di circa 7,8 km
Perché il tratto era esposto a un forte rischio valanghe, quindi d’inverno la linea non era praticabile in sicurezza
Le ricostruzioni riportano valori diversi: circa 3,45 oppure circa 3,7 milioni di m³; quindi conviene considerarlo un invaso da “oltre tre milioni di metri cubi”, con differenze tra fonti
Nel lago e nel torrente Rochemolles con licenza B, dal tratto indicato 500 m a monte della diga fino al ponte sulla strada per il Rifugio Scarfiotti

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



