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Cappella di San Sebastiano di Giaveno: affreschi quattro-cinquecenteschi, architettura e apertura con app

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Da Alessandro Maldera

Marzo 06, 2026

La Cappella di San Sebastiano di Giaveno sta al limite del borgo, verso est, lungo la strada che porta al cimitero. È un edificio raccolto, isolato rispetto alle case, ma leggibile e ben conservato. Dentro, però, la sorpresa è la parete di fondo: un ciclo di affreschi quattro-cinquecenteschi riemerso e restaurato. E oggi, inoltre, la visita può avvenire anche in autonomia grazie al progetto “Chiese a porte aperte”.

Cose da sapere prima di entrare nella Cappella di San Sebastiano

  • Cappella ai margini del borgo, lungo la strada del cimitero
  • Aula unica in tre campate con volte a vela
  • Presbiterio collocato nella seconda campata
  • Parete di fondo con affreschi quattro-cinquecenteschi
  • Accesso possibile anche con il progetto “Chiese a porte aperte”

Dove si trova e che atmosfera ha

La cappella è posizionata lungo l’asse stradale che conduce al cimitero, quindi la incontri quasi “di passaggio”. Tuttavia non è schiacciata sull’abitato: si percepisce staccata, con due lati sulla strada e due su area verde (l’ex cimitero). Perciò l’impressione è quella di un piccolo luogo di sosta, più che di una chiesa centrale. E proprio questa collocazione, semplice e laterale, le dà carattere.

La storia: dalle origini agli interventi recenti

La data di costruzione si colloca tra XV e XVI secolo, e non per tradizione orale: sono gli affreschi in area presbiteriale a suggerire quel periodo. Più tardi arriva la prima prova documentaria: nel 1689 la cappella risulta già esistente. Nel 1757, inoltre, un’inventariazione molto dettagliata la descrive ben curata e ricca, e segnala anche l’acquisizione di una tela con San Sebastiano che impreziosiva la parete di fondo.

Nel 1865 la cappella compare nella mappa del catasto Rabbini: è raffigurata addossata al muro di cinta del cimitero e già affiancata dalla sacrestia. Poi, negli anni 2000, succede il fatto più importante per chi la visita oggi: durante la rimozione della pala d’altare (mandata a restauro) emerge parte di un affresco con Madonna col Bambino, databile al Quattro-Cinquecento. Da lì partono saggi e verifiche, e così viene riconosciuto il ciclo pittorico che occupa l’intera parete.

Nel 2007 si procede al recupero e restauro degli affreschi della parete di fondo. Nel 2010, invece, viene eseguita manutenzione ordinaria dei fronti esterni, consolidando l’immagine e la tenuta dell’edificio. Infine nel 2018 la cappella entra nel progetto sperimentale “Chiese a porte aperte”, insieme alla cappella di San Bernardo d’Aosta a Piozzo: un passaggio che cambia il modo di fruirla, perché la visita può essere gestita anche senza presidio umano.

Pianta e struttura: un’aula unica in tre campate

L’impianto è lineare: pianta rettangolare ad aula unica, divisa in tre campate. La sacrestia, inoltre, è collocata sul lato destro della seconda campata, quindi spezza appena la regolarità del volume. Le coperture interne sono a volte a vela, e in corrispondenza degli archi di separazione tra le campate compaiono tiranti in ferro: sono elementi di consolidamento, e quindi raccontano una cura strutturale concreta.

La muratura portante è mista, in pietrame e mattoni, e risulta intonacata sia fuori sia dentro. Il tetto, invece, è a doppia falda con struttura lignea e copertura in tegole portoghesi. Nel complesso l’edificio si presenta in buono stato conservativo, e questo si nota subito, anche senza “occhio tecnico”.

La facciata: timpano triangolare, rosone ovale e dettagli dipinti

La facciata guarda a ovest ed è impostata con lesene e cornice superiore, chiusa da un timpano triangolare. L’accesso è leggermente sopraelevato rispetto al piano stradale: ci arrivi con un breve salto di quota, che separa la cappella dalla strada.

Al centro c’è la porta lignea a un battente, affiancata da due finestre rettangolari. Ai lati dell’ingresso, inoltre, si notano due sedute cementizie, un dettaglio povero ma tipico dei luoghi di devozione “di passaggio”. In asse con il portone compare un rosone ovale, affiancato da due sfondati rettangolari. Nel timpano, infine, sono dipinte una croce e la colomba, con un cartiglio che riporta la frase: “Io sono la risurrezione e la vita”.

La finitura è ad intonaco color crema, con cornici e riquadrature più chiare. Alla base, inoltre, corre una zoccolatura intonacata che protegge il piede del prospetto.

Prospetti laterali e campanile: il mattone a vista che racconta il tempo

I lati sono scanditi da paraste a tutta altezza, quindi la cappella mantiene un ritmo ordinato anche sui fianchi. La seconda e la terza campata, inoltre, terminano con una fascia sottogronda stondata. Sui lati si aprono due lunette: una sul fianco sinistro in corrispondenza della prima campata, l’altra sul fianco destro in corrispondenza della terza. Il lato destro, però, è parzialmente occupato dal volume della sacrestia.

Il campanile si alza sul lato destro, in corrispondenza della terza campata, e nasce su base quadrata. È suddiviso in cinque registri segnati da cornici in mattoni. Il basamento è intonacato, mentre secondo e terzo registro mostrano muratura mista a vista; il quarto registro e la cella campanaria, invece, sono in mattoni a vista. Nel quarto registro compaiono sfondati con intonaco grezzo: erano le sedi dei vecchi quadranti dell’orologio, oggi non più presenti. La cella campanaria è aperta su tutti i lati con monofore ad arco, e sopra si chiude con una copertura a quattro falde in coppi.

Gli interni: pavimento a cementine, statue, tele e presbiterio “centrale”

Dentro la scansione è data dagli archi impostati su paraste con capitelli semplici. Sulla parete di fondo, inoltre, c’è un piccolo rosone con croce interna, oggi tamponato dall’esterno con muratura in pietrame: un segno curioso, perché ti fa intuire stratificazioni e adattamenti.

La pavimentazione è in cementine esagonali nei colori beige, nero e rosso. Sul lato destro dell’aula, sopra piedistallo, è collocata la statua del santo titolare. Le pareti sono arricchite da tele, cuori votivi e quadretti della Via Crucis. Sul lato sinistro della seconda campata, inoltre, è collocata l’ex pala d’altare con Madonna col Bambino, San Sebastiano, San Grato, San Filippo Neri e San Biagio.

Il presbiterio è nella seconda campata e viene separato dall’aula da una balaustra in legno dipinto a finto marmo. L’altare, invece, è in muratura dipinta a finto marmo ed è collocato tra seconda e terza campata. Ai lati dell’altare ci sono due passaggi che permettono di raggiungere la terza campata: quindi lo spazio liturgico resta fluido, non “chiuso”.

Gli affreschi: cosa racconta la parete di fondo

Le cromie interne giocano su crema e beige, con cornici rosa-arancio. Le volte della prima e seconda campata, inoltre, sono dipinte a tinta unita in tono rosato, con riquadrature grigie. La terza campata cambia registro: la volta è decorata a finto cielo, con i quattro evangelisti negli angoli.

Il cuore della visita, però, è la parete di fondo. Sotto il rosone, al centro, è raffigurata una Madonna col Bambino. Attorno si sviluppano scene legate al martirio e alla figura del santo: il martirio di Marco e Marcellino, la decollazione di Tiburzio, San Sebastiano condotto davanti all’imperatore Diocleziano, San Sebastiano ucciso a colpi di bastone e l’apparizione di San Sebastiano alla nobile romana Lucina. È un racconto per immagini, e proprio per questo funziona anche per chi entra senza preparazione.

Quando visitarla: festa del santo e apertura autonoma

La cappella viene officiata in occasione della festa del santo titolare. E oggi, inoltre, è inserita nel progetto “Chiese a porte aperte”: un sistema che consente la visita autonoma tramite app su smartphone. In pratica ti registri, prenoti, e poi l’apertura avviene con QR code. All’interno, inoltre, un meccanismo multimediale avvia una narrazione storico-artistico-devozionale in italiano e in inglese. Il progetto è stato ideato da Fondazione CRT e dalle diocesi del territorio, ed è sviluppato con il supporto della Regione Piemonte e degli organi periferici del MIBACT: quindi non è “una trovata”, ma un modello sperimentale costruito per valorizzare siti senza presidio fisso.

FAQ – Domande pratiche sulla Chiesetta di Giaveno

Dove si trova la cappella?

È ai margini del borgo di Giaveno, verso est, lungo la strada che conduce al cimitero, in posizione isolata rispetto alle case

Com’è fatta dentro?

Ha un’aula unica rettangolare divisa in tre campate con volte a vela; la sacrestia è sul lato destro della seconda campata

Qual è l’elemento più importante da vedere?

La parete di fondo con affreschi quattro-cinquecenteschi, emersi dopo la rimozione della pala d’altare e poi restaurati

Che cosa rappresentano gli affreschi principali?

Al centro c’è una Madonna col Bambino e attorno scene legate al martirio e alla vicenda di San Sebastiano, fino all’apparizione a Lucina

Si può visitare anche senza trovare qualcuno sul posto?

Sì, perché la cappella aderisce al progetto “Chiese a porte aperte”: registrazione, prenotazione e apertura tramite QR code, con narrazione multimediale in italiano e inglese

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende