Torre degli Orologi di Giaveno: storia del campanile, iscrizioni latine e memoria di Piazza San Lorenzo

Da Alessandro Maldera
Marzo 02, 2026

La Torre degli Orologi di Giaveno sta nel cuore del paese, in Piazza San Lorenzo, e si visita soprattutto “con gli occhi”: è infatti visibile solo dall’esterno. Eppure, in pochi metri concentra Settecento, leggende e memoria civile. Inoltre i dettagli – orologio, guglia, iscrizioni – raccontano cambiamenti reali, non folklore da cartolina.
Punti chiave della Torre degli Orologi di Giaveno
Dove si trova e cosa aspettarsi dalla visita
La torre è nel centro di Giaveno, in Piazza San Lorenzo, davanti alla chiesa parrocchiale. Si osserva bene dalla piazza e, proprio per questo, è una tappa rapida ma efficace. Tuttavia non è un “interno” da museo: la visita è principalmente fotografica e di lettura del contesto urbano.
Perché la Torre degli Orologi è un simbolo cittadino
Nasce come torre campanaria legata al sistema di chiese del centro (in particolare come campanile pensato per l’area della Chiesa di San Rocco). Col tempo, però, è diventata un riferimento stabile per la comunità. Di conseguenza oggi non è solo un elemento architettonico: è un segno identitario, riconoscibile da ogni lato della piazza.
Cronologia essenziale: dal progetto al completamento
L’idea matura nel XVIII secolo, quando si decide di realizzare una torre che sostituisca una struttura campanaria precedente. I documenti ricordano un cantiere avviato nel 1736 e concluso nel 1748. Quindi la torre è pienamente settecentesca, anche se alcuni elementi (come la sommità) verranno modificati più avanti.
La guglia esagonale e i tre fulmini
Uno dei tratti più particolari è la guglia a cuspide esagonale, pensata anche come richiamo simbolico ai sei raggi dello stemma civico. Però la sommità non ha avuto vita facile: viene colpita da un fulmine tre volte (nel 1881, poi nel 1886 e nel 1887). Infine, dopo l’ultimo evento, la parte terminale viene ricostruita nella forma che vediamo oggi.
L’orologio: la posizione cambia nel 1933
Un dettaglio che spesso sfugge: fino al 1933 l’orologio stava più in basso, circa a metà della torre, sotto la zona delle campane. Poi i quadranti illuminati vengono spostati più in alto per renderli visibili meglio dalla piazza e dall’abitato. Se guardi con attenzione, inoltre, puoi notare una traccia “muraria” che segnala la collocazione precedente.
Le iscrizioni latine: tra leggenda e propaganda della memoria
Su ciascun lato c’erano iscrizioni in latino, oggi in gran parte difficili da leggere. Tra le formule ricordate dalle fonti locali compaiono frasi come “COEPERUNT ANNO MDCCXXXVI” e “ABSOLVEBANT MDCCXLVIII”, che richiamano inizio e fine del cantiere. Inoltre compaiono riferimenti celebrativi alla pace del 1748 (Aquisgrana).
Accanto a questo, però, nasce una narrazione più “romanzata”: l’idea che Annibale, scendendo dalle Alpi, abbia lasciato un segno in città e che persino il nome “Giaveno” derivi da “Iam veni” (“sono arrivato”). Oggi questa lettura viene considerata un probabile falso storico.
Il monumento ai caduti e la ferita del 1944
Sul lato che guarda la piazza è presente un complesso commemorativo: una statua in bronzo che rappresenta la Patria e diverse lastre in marmo. Due riportano i nomi dei caduti della Prima guerra mondiale, mentre altre ricordano le vittime della Seconda guerra mondiale e del nazifascismo.
Qui, infatti, la memoria locale si lega anche a un fatto drammatico: nel 1944 in città avvenne una strage di partigiani e civili, con 54 vittime.
Un nome antico della piazza: “Berghinanda”
Nei documenti del Settecento, Piazza San Lorenzo risulta indicata anche come “Berghinanda”. È un dettaglio piccolo, però utile: spiega come questo spazio centrale sia cambiato nel tempo, mentre la torre è rimasta un punto fisso.
Carlo Magno: la tradizione considerata più solida
A differenza della pista “annibalica”, viene citato come più credibile e documentato il passaggio di Carlo Magno nell’area. Secondo la tradizione, per aggirare le difese delle Chiuse in Val di Susa, i Franchi avrebbero valicato il Colle Bione e sarebbero scesi verso la pianura di Giaveno. Di conseguenza, in questa ricostruzione, un transito dalla zona della frazione Sala risulta plausibile.
FAQ – Domande frequenti sulla Torre simbolo di Giaveno
No: in genere è visibile solo esternamente, quindi la visita è soprattutto in piazza, osservando dettagli e contesto
Le fonti storiche locali indicano un cantiere nel XVIII secolo, con inizio nel 1736 e conclusione nel 1748
Perché ha una forma a cuspide esagonale e, inoltre, è stata ricostruita dopo tre fulmini (1881, 1886, 1887)
I quadranti illuminati vengono spostati più in alto per migliorare la visibilità, mentre prima l’orologio era circa a metà torre
È una tradizione raccontata in città, però viene considerata poco credibile: l’idea che “Giaveno” derivi da “Iam veni” è ritenuta un probabile falso storico

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



