Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Pertus di Colombano Romean: il traforo acquedotto del XVI secolo sopra Chiomonte

Pertus di Colombano Romean: il traforo acquedotto del XVI secolo sopra Chiomonte

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Marzo 02, 2026

Chiamiamolo col suo nome: il Pertus di Colombano Romean non è “un buco” panoramico da foto veloce. È un traforo idraulico alpino lungo 433 metri, scavato nel Cinquecento vicino ai Quattro Denti, tra i territori di Exilles e Chiomonte. E, soprattutto, è ancora funzionante: l’acqua che attraversa la montagna continua a irrigare pendii e borgate. Quindi la visita non è solo storia: è un’opera viva, che si capisce meglio camminandoci attorno (e, in certi mesi, anche dentro).

Identikit del Pertus: quota, lunghezza, stagione giusta

  • Periodo: 1526–1533 • contratto del 14 ottobre 1526
  • Lunghezza: 433,20 m • dislivello: circa 12,5 m
  • Quota: 2019 m (lato Chiomonte) • circa 2034 m (lato Touilles)
  • Misure: larghezza media 0,80 m • altezza circa 2 m
  • Quando entrare: tra agosto e novembre, solo con portata ridotta e attrezzatura adeguata

Cos’è il Pertus e perché si chiama così

In piemontese pertus significa “buco”. Però, qui, il termine indica un “buco” molto serio: una galleria artificiale conosciuta anche come Gran Pertus, o come Trou de Touilles, e riportata su diverse carte come Traforo Romean.
Inoltre non parliamo di una grotta naturale: è un tratto ipogeo di acquedotto, ricavato direttamente nella roccia per portare acqua dove mancava.

Dove si trova: Quattro Denti, Val Clarea e Alta Val di Susa

Il Pertus è in Alta Val di Susa, nei pressi della Cima Quattro Denti, sul versante orografico sinistro della Dora Riparia, a circa 70 km da Torino.
In pratica sta “in quota”: l’imbocco lato Chiomonte è a 2019 m s.l.m., mentre l’ingresso sul bacino del Gran Vallone/area di Touilles arriva a circa 2034 m s.l.m.. Di conseguenza il cunicolo lavora con un dislivello interno di circa 12,5 m.

Perché fu scavato: portare l’acqua a Ramats e Cels

Il punto è semplice: alcune aree di Ramats (Chiomonte) e Cels (Exilles) soffrivano la carenza d’acqua e i terreni risultavano aridi. Per questo si decise di convogliare l’acqua dal versante della Val Clarea verso l’altro lato della cresta dei Quattro Denti.
Esisteva già un acquedotto sospeso in legno. Tuttavia aveva una portata limitata, costava molto in manutenzione e, inoltre, funzionava bene solo in estate. Quindi l’idea del traforo diventò la soluzione “definitiva”.

Colombano Romean: il minatore che firmò l’impresa

Colombano Romean era originario delle Ramats. E, prima di rimettersi in gioco in valle, avrebbe lavorato nelle miniere della Provenza, nella zona di Saint-Gilles (area di Nîmes), imparando tecniche di scavo e avanzamento nel sottosuolo.
Quando tornò, aveva già un’età matura (si parla di 50–55 anni). Eppure si propose lo stesso: firmò il contratto e avviò il lavoro.

Date certe: accordi, contratto e fine lavori

Qui le date contano, perché il Pertus non vive di “si dice”.

  • Ottobre 1504: Comuni di Exilles e Chiomonte concordano la necessità dell’opera, ma si trascinano discussioni e ricerca della persona adatta
  • 14 ottobre 1526: contratto notarile che definisce l’impegno di Romean e le condizioni di sostegno
  • 1526–1533: anni di scavo, fino al completamento dell’opera

Inoltre, nel racconto locale, l’avanzamento medio viene stimato intorno ai 20 cm al giorno, con un lavoro che supera i 7 anni.

Come riuscì a “tenere la linea” dentro la montagna

La parte più affascinante è anche la più concreta: scavare al buio e non sbagliare direzione.

  • Romean realizzava piccole mensole e allineava candele per controllare visivamente l’asse dello scavo
  • Per respirare, inoltre, serviva aerazione: si cita un mantice e, probabilmente, una canalizzazione in tela collegata al soffio d’aria
  • Dentro si riconoscono ancora nicchie per lucerne, a intervalli regolari, alcune rifinite e incorniciate

E sì: le tracce di utensili sono parte della visita, perché parlano meglio di mille didascalie.

Pagamento e “rifornimenti”: vino, segale, carbone e fiorini

L’accordo prevedeva il necessario per lavorare in quota e in sotterraneo. Quindi, oltre agli attrezzi (scalpelli di vari tipi), Romean otteneva:

  • vino e segale come sostentamento mensile (con misure tradizionali come sestario ed emina)
  • una fornitura di carbone
  • strumenti e supporti tecnici, incluso il mantice

Il compenso era calcolato “a misura”: 5 fiorini e 12 soldi per ogni tesa scavata (una tesa = 1,786 m). Inoltre una parte veniva pagata man mano, a lavoro fatto, per evitare di accumulare debito tutto alla fine.
Alla conclusione, la cifra totale ricordata è di 1600 fiorini (circa 320 scudi). E per capire il peso: viene confrontata con un bilancio comunale dell’epoca intorno ai 500 scudi.

La morte di Romean: due versioni, una certezza

Quando il traforo fu terminato (1533), arriva il colpo di scena: la morte di Colombano. Le versioni tramandate sono due:

  • avvelenamento, per evitare il pagamento della somma pattuita
  • morte per idropisia, legata a freddo e umidità dello scavo, aggravata (si dice) da una passione eccessiva per il vino

Come sia andata davvero non lo sappiamo. Però l’opera, quella sì, resta e continua a funzionare.

Dati tecnici del Traforo Romean

Sulla carta è “solo” un tunnel. Nella realtà è un sistema completo: presa, canale esterno e tratto ipogeo.

  • Lunghezza: 433,20 m (433,24 m in rilievi tecnici)
  • Quota imbocco lato Chiomonte: 2019 m s.l.m.
  • Quota lato Touilles/Gran Vallone: circa 2034 m s.l.m.
  • Dislivello interno: circa 12,5 m
  • Sezione: sub-rettangolare, con parte alta più stretta della base
  • Larghezza media: 0,80 m (in passaggi può sembrare circa 1 m)
  • Altezza: circa 2 m (talvolta poco meno)
  • Direzioni prevalenti di scavo: 315° e 318°
  • Periodo di realizzazione: 1526–1533

L’acqua, inoltre, viene captata in area Val Clarea: si cita il rio Tiraculo, che scende dai piedi del Monte Niblé, e poi viene convogliata a quota circa 2200 m tramite un canale esterno di circa 1100 m fino all’imbocco lato Touilles.
Una volta uscita sul versante dei Quattro Denti, l’acqua viene divisa in parti uguali tra Cels e Ramats.

Geologia: la “dolomia cariata” e le tracce dentro il cunicolo

Il traforo attraversa una roccia descritta come calcare dolomitico a grana medio-grossolana, spesso massiccia e senza stratificazione evidente, con struttura vacuolare: le cosiddette “dolomie cariate”.
Inoltre, dove prevale la componente carbonatica, possono comparire concrezioni e piccole stalattiti. Raramente, verso la base, si citano anche metaconglomerati con presenza di miche, localmente con aspetto scistoso.

Dentro il Pertus: segni di scalpello, nicchie e incisioni

Camminando (quando è possibile farlo), si nota una cosa: la roccia non è stata “spaccata e basta”. È stata rifinita con cura.
Sulle pareti e sulla volta, inoltre, sono leggibili solchi di utensili come punteruoli a punta piramidale, usati per la finitura. E, a intervalli, compaiono nicchie porta-luce.
C’è di più: nel cunicolo sono segnalate incisioni e figure a risparmio, quasi in bassorilievo, con teste umane viste di profilo o frontali e numerosi gigli di Francia.

Manutenzioni e memoria: 1879, 1911 e 1931

La memoria pubblica del Pertus passa anche dalle targhe.

  • 20 luglio 1879: viene collocata una lapide commemorativa (poi distrutta)
  • 1911: una nuova targa in bronzo viene posata all’imbocco, in sostituzione della precedente
  • 1931: manutenzione straordinaria sul tratto meridionale, con un getto di calcestruzzo e volta a botte armata tramite centine lignee (la data è ricordata da un’iscrizione sul cemento)

Quindi l’opera è antica, ma anche “curata” nel tempo, perché serviva davvero.

Quando si può attraversare e cosa serve davvero

Il Pertus è attraversabile solo quando la portata d’acqua è bassa. In genere si consiglia il periodo tra agosto e novembre (spesso tra agosto e ottobre, se l’anno è più ricco d’acqua).
Serve, inoltre, attrezzatura semplice ma seria:

  • torcia (meglio frontale) e luce di scorta
  • stivali o calzature adatte ad acqua e fango
  • abbigliamento che non tema strisciate su roccia
  • attenzione al fondo, che può essere irregolare e scavato dallo scorrimento

Come raggiungere il Pertus: due accessi principali

Il Pertus si raggiunge con un’escursione vera, non con una passeggiata in centro.

  • Da Chiomonte – frazione Ramats: si percorre la sterrata fino alle Grange Rigaud (quota 1450 m) e poi si segue il sentiero verso i Quattro Denti.
  • Da Exilles – frazione Cels: si sale su sterrata fino alle Grange Ambournet e quindi si prosegue a piedi sul sentiero per i Quattro Denti.

Tempi indicativi: circa 2h30–3h a piedi, sia da Ramats sia da Cels.
Per visite guidate, inoltre, viene indicato un contatto CAI – Sezione di Chiomonte: 3381248917.

Il Pertus nel quadro delle “cavità artificiali” e dell’archeologia del sottosuolo

Il Pertus rientra nelle cavità artificiali, cioè opere scavate dall’uomo nel sottosuolo o nei fianchi rocciosi. E qui c’è un punto interessante: rispetto agli edifici “in alzato”, le opere ipogee spesso si conservano meglio proprio perché sono sotterranee.
Nel Novecento, inoltre, la metodologia speleologica ha ampliato lo studio di miniere e opere idrauliche (acquedotti sotterranei, pozzi, cisterne). E nel 2005 la Federazione Nazionale Cavità Artificiali ha promosso un approccio chiamato Archeologia del Sottosuolo, multidisciplinare (topografia, geologia, geomorfologia, archeologia, architettura).

Le tipologie principali citate per le cavità artificiali sono sette:

  1. opere di estrazione
  2. opere idrauliche (trasporto/presa acque, perforazioni verticali, conservazione, smaltimento)
  3. opere di culto
  4. opere di uso funerario
  5. opere di uso civile
  6. opere di uso militare
  7. opere non identificate

Il Pertus, quindi, sta pienamente nel gruppo delle opere idrauliche di presa e trasporto delle acque.

Studi moderni e “Progetto Romeàn”

Lo studio recente del traforo è iniziato nel 2002 con speleologi dell’associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità Artificiali Milano) e poi è proseguito come Progetto Romeàn con la Federazione Nazionale Cavità Artificiali, insieme a persone del territorio.
L’opera, inoltre, è stata inserita nel Catasto Nazionale Cavità Artificiali con un numero di riferimento (CA 00047 PI TO) e i risultati sono stati presentati al congresso sulle cavità artificiali tenuto a Bolsena dall’8 all’11 dicembre 2005.

Opere “sorelle” e precedenti alpini: perché il Pertus non nasce dal nulla

Un traforo così non spunta per magia. Esistono precedenti e contesti che possono aver ispirato l’idea.

  • Canale di Maria Bona (Giaglione), realizzato tra 1458 e 1460, lungo oltre 2 km, ancora in funzione per trasporto d’acqua nel territorio
  • Buco di Viso (o Galleria del Sale), a 2282 m, avviato nel 1479 e concluso dopo circa 18 mesi, pensato per facilitare il commercio del sale tra Queyras e Val Po
  • tradizioni di canali alpini tipo waale, bisse, suonen, spesso “appesi” a pareti con strutture lignee o sostruzioni

Si cita persino che in area Ötzal (Austria), oltre i 2000 m, scavi archeologici avrebbero individuato tracce di sistemi idraulici molto antichi (circa 4000 anni). Quindi, in generale, le Alpi hanno una memoria idraulica lunga.

FAQ – Pertus: domande e risposte prima della salita

Dov’è il Pertus di Colombano Romean?

È in Alta Val di Susa, vicino alla Cima Quattro Denti, tra i territori di Exilles e Chiomonte, sul versante della Dora Riparia, a circa 70 km da Torino

Quanto è lungo il traforo?

La galleria misura circa 433 metri (433,20 m nei dati tecnici), con dislivello interno di circa 12,5 metri

Quando si può attraversare a piedi?

Di solito tra agosto e novembre, quando la portata è bassa; però la possibilità concreta dipende dall’acqua dell’anno e dalla sicurezza del momento

Che cosa bisogna portare per una visita “dentro”?

Torcia (meglio frontale), luce di scorta, stivali o scarpe adatte a fango e acqua, vestiti che possano strisciare sulla roccia senza problemi e prudenza costante

Come si arriva al Pertus dai Ramats o da Cels?

Dai Ramats: sterrata fino alle Grange Rigaud (1450 m) e poi sentiero per i Quattro Denti
Da Cels (Exilles): sterrata fino alle Grange Ambournet e poi sentiero
In entrambi i casi il tempo a piedi è circa 2h30–3h

Perché l’opera è considerata speciale?

Perché è un acquedotto sotterraneo del XVI secolo ancora in funzione, con segni di lavorazione, nicchie per lucerne e incisioni che mostrano la cura e l’intenzione “di lasciare traccia” nel tempo

C’è una visita guidata o un contatto locale?

Viene indicato il CAI – Sezione di Chiomonte (tel. 3381248917) come riferimento per eventuali accompagnamenti

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende