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Chiesa dell’Addolorata e di San Rocco di Coazze: a Freinetto tra facciata, interni e storia

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Da Alessandro Maldera

Marzo 01, 2026

La Chiesa dell’Addolorata e di San Rocco di Coazze si trova in frazione Freinetto, in un trivio asfaltato circondato da spazi aperti. È una chiesa piccola e isolata su tutti i lati, facile da leggere e comoda da raggiungere. Inoltre, nasce da un voto legato alla peste del 1670 e porta ancora addosso le sue “date chiave”.

Scheda per orientarsi a San Rocco di Coazze

Dove si trova (e perché la riconosci subito)

La chiesa è al centro del trivio asfaltato di Freinetto, con ampi spazi liberi attorno. Inoltre è isolata su tutti i lati, quindi non si confonde con altri edifici. L’orientamento è est–ovest e l’ingresso è preceduto da un marciapiede in sampietrini, un dettaglio semplice ma molto “da borgata”, che fa subito contesto.

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Identità e dedicazione: tutti la chiamano “San Rocco”

Anche se l’intitolazione completa è all’Addolorata e a San Rocco, nella pratica è comunemente chiamata solo San Rocco. Non è un capriccio: infatti la costruzione è legata a un voto di ringraziamento al santo taumaturgo, quindi il nome “corto” ha senso e resiste nel tempo.

Facciata giallo ocra: lesene, scritta del 1670 e dipinto nel timpano

La facciata è in muratura intonacata e tinteggiata giallo ocra. È una facciata a capanna, definita agli angoli da due lesene che sorreggono una trabeazione poco aggettante e il timpano di coronamento. Alla base trovi una zoccolatura in cemento.

Al centro si apre il portone d’ingresso architravato in legno, a due battenti. Ai lati, invece, ci sono due finestre rettangolari con grate. Sopra la porta compare la scritta “S. ROCCO A.D. 1670”: una riga secca, ma super informativa. Poi, sopra una mensola, si vede un’apertura a lunetta con cornice a volute, che alleggerisce la facciata. Infine, nel timpano, dentro una nicchia arcuata, c’è un dipinto novecentesco di San Rocco.

Nota “terra terra”: la sommità della lesena destra risulta danneggiata dall’urto di un camion. È un dettaglio piccolo, però racconta quanto queste chiese vivano davvero nella strada.

Pianta e spazi: navata unica, abside semicircolare e sacrestia addossata

La chiesa ha una pianta longitudinale molto chiara: navata unica e abside semicircolare. Inoltre è presente una sacrestia rettangolare addossata all’angolo sud-ovest, che si raggiunge dal lato sinistro della mensa.

Struttura e coperture: volta a vela, lose e campaniletto a vela

La struttura è in muratura intonacata. L’aula è coperta da una volta a vela impostata su un cornicione modanato aggettante; inoltre, sulla parete ovest è presente un’apertura rettangolare. La copertura esterna è a doppia falda con manto in lose, quindi molto “di montagna” e coerente con l’area.

Sul fronte, a sinistra, spunta un campaniletto a vela in mattoni: è intonacato nella parte inferiore, ha copertura a due falde e ospita una campana unica con meccanismo manuale. Niente effetti speciali, però funziona e basta.

Interni: trompe l’oeil, abside costolonata e stelle dorate

Dentro l’aula è a navata unica, e la decorazione gioca sul trompe l’oeil: la volta è scandita da cornici architettoniche dipinte con conchiglie agli angoli, mentre le lesene sono arricchite da specchiature a finto marmo. Anche l’abside è un punto forte: è semicircolare costolonata, divisa in tre spicchi da costoloni che poggiano su lesene.

Sotto il catino absidale, inoltre, il cornicione è interrotto da due aperture rettangolari e da una nicchia: piccoli tagli che “muovono” la parete. E poi arriva il dettaglio più riconoscibile: gli spicchi del catino con stelle dorate su fondo turchese. È un effetto semplice, ma fa atmosfera.

Dal lato tecnico, è presente anche una catena metallica; lungo le pareti corre una zoccolatura in pietra. Il pavimento è in piastrelle in graniglia, quindi resistente e pratico.

Presbiterio e altare: marmo bianco, tabernacolo e pedana corta

Il presbiterio storico occupa direttamente l’abside e non è separato dall’aula liturgica. L’altare maggiore in marmo bianco è appoggiato alla parete di fondo; al centro trovi tabernacolo e ostensorio. Davanti, una breve pedana rialza lo spazio quanto basta: poco, ma chiaro.

Arredi: simulacro ottocentesco e mobili conservati in sacrestia

In aula sono presenti banchi disposti longitudinalmente, sedie, candelieri e statue in gesso. Però il pezzo che vale lo sguardo lento è il simulacro ottocentesco in legno policromo di San Rocco, collocato entro una nicchia vetrata con cornice intagliata e dorata.

In sacrestia, invece, sono stati sistemati gli antichi arredi ottocenteschi: armadi e banchi ben conservati. È un “dietro le quinte” piccolo, però utile per capire come viveva (e come vive ancora) una cappella di frazione.

Storia: dal voto dopo la peste al restauro recente (raccontata senza romanzi)

La chiesa viene costruita tra 1670 e 1672, nel pieno della memoria della pestilenza che aveva colpito Freinetto. La tradizione lega l’avvio del cantiere a un voto di ringraziamento al santo taumaturgo fatto da due sorelle, rimaste le uniche sopravvissute della famiglia dopo l’epidemia: perciò San Rocco diventa il nome che tutti usano, ancora oggi.

In seguito, dopo le soppressioni napoleoniche, l’edificio passa al demanio comunale; tuttavia, a metà Ottocento, rientra tra i beni della parrocchia di Coazze. In quel periodo vengono fatti interventi concreti: l’antico altare maggiore, giudicato troppo ingombrante per le dimensioni ridotte della navata, viene demolito e sostituito con un altare più contenuto. Inoltre, nelle visite pastorali viene raccomandata la realizzazione di una sacrestia, che arriverà più tardi.

La sacrestia viene infatti costruita nel 1964 all’angolo sud-ovest, e con essa vengono sistemati arredi e banchi. Poi, nel 1980, una scossa di terremoto provoca il crollo della volta e del catino absidale: tuttavia la ricostruzione avviene immediatamente, riproponendo le forme precedenti. In quell’occasione anche la statua di San Rocco viene restaurata e ricollocata nella nicchia sopra l’altare.

Infine, nel 2012, arriva un restauro e una manutenzione estesi: rifacimento delle intonacature interne ed esterne, ritinteggiatura, ripresa delle decorazioni della volta e della controfacciata, sistemazione del pavimento e del tetto. Di conseguenza oggi la chiesa è in ottimo stato di conservazione, nonostante la sua storia abbia già “pagato” un crollo vero.

FAQ – Domande utili per scoprire la chiesa

Perché molti la chiamano solo “San Rocco”?

Perché la chiesa nasce da un voto di ringraziamento legato alla peste del 1670 e il culto di San Rocco è quello che ha lasciato l’impronta più forte nella memoria locale

Quali sono i dettagli più riconoscibili della facciata?

Il colore giallo ocra, la scritta “S. ROCCO A.D. 1670”, le due finestre con grate, la lunetta sopra la mensola e il dipinto novecentesco di San Rocco nel timpano

Com’è l’interno dal punto di vista architettonico?

È una navata unica con volta a vela e abside semicircolare costolonata; inoltre il cornicione è interrotto da aperture e da una nicchia nella zona absidale

Che cosa vale la pena guardare dentro, oltre alla struttura?

Le decorazioni a trompe l’oeil (conchiglie agli angoli), le stelle dorate su fondo turchese nel catino e il simulacro ottocentesco di San Rocco in legno policromo

Quando si celebra la messa?

Solo una volta all’anno, il 16 agosto, quindi conviene considerarla come tappa di visita più che come chiesa “sempre aperta” per funzioni continue

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende