Santuario di Sant’Abaco di Caselette: salita sul Musinè, storia del culto e volto architettonico

Da Alessandro Maldera
Febbraio 24, 2026

Il Santuario di Sant’Abaco di Caselette sorge sulle prime pendici del Monte Musinè, a circa 535 m di quota. È un luogo di culto, però è anche una meta facile per una camminata breve e “pulita”, perché ci arrivi da una strada acciottolata che sale dal campo sportivo. Inoltre la salita è accompagnata dai piloni della Via Crucis, quindi il percorso ha un ritmo tutto suo. (Se lo trovi cercando “Santuaria di Sant’Abaco di Caselette”, è lui: semplicemente scritto in modo diverso.)
Appunti veloci sul santuario di Sant’Abaco
• Accesso: strada acciottolata dal campo sportivo, costeggiata dai piloni della Via Crucis
• Quando è più “vivo”: festa del 19 gennaio e domeniche prima e dopo, con fiaccolata il sabato precedente
Dove si trova e come si raggiunge
Il santuario è nel comune di Caselette (TO), in posizione isolata e panoramica. Perciò lo si vive bene anche solo “arrivandoci”, non per forza entrando subito. Si sale dal campo sportivo lungo una strada acciottolata; inoltre, passo dopo passo, i piloni della Via Crucis scandiscono la salita e ti portano dritto all’ingresso.
Perché vale la salita
Non è solo una tappa religiosa. Infatti la posizione lo rende una meta escursionistica semplice, adatta anche a chi vuole un’uscita corta senza logistica complicata. Inoltre, una volta arrivato, il santuario ti dà quella sensazione rara di edificio “libero su tutti i fronti”, cioè senza case addosso e senza rumore di paese.
Le origini: tradizione, dubbi e prime tracce certe
Sulle origini le informazioni sono poche e, soprattutto, non sono sempre verificabili. In una relazione di metà Settecento si sostiene che la cappella fosse stata edificata nel 1551, e che fosse stata demolita due volte e ricostruita in luoghi diversi. Tuttavia non è chiaro su quali “memorie” poggi questa data, né quali fossero esattamente i siti delle ricostruzioni.
Di certo, invece, la prima citazione diretta arriva nel 1622: un atto comunale usa la cappella come riferimento per definire i confini di un appezzamento boschivo sul Musinè. Inoltre nel 1673 l’edificio è ricordato nella relazione della visita pastorale dell’arcivescovo di Torino Michele Beggiamo. Quindi, almeno da quel tratto di Seicento in avanti, la presenza del santuario entra nella documentazione in modo stabile.
Eremiti custodi, rettori e prime devozioni
Tra fine Seicento e primo Settecento, al santuario vive un eremita con una funzione molto concreta: custodire, pulire e tenere “in ordine” la cappella, come un sacrestano riconosciuto dall’autorità ecclesiastica. Il primo nome conosciuto è Antonio Bertolotto, morto nel 1743. Poi risultano Tommaso Gollier (morto nel 1770) e Michele Rocco Carnino (morto nel 1826).
Intanto la venerazione cresce. Nel giorno della festa converge una folla anche dai paesi vicini e, inoltre, è già attestata la pratica degli ex voto, segno tipico di un culto popolare molto sentito.
La cura del santuario è affidata a un Rettore (poi Priore). Il primo noto è Carlo Fassio, attivo a lungo negli anni Trenta del Settecento, quando l’incarico non era ancora annuale. Accanto a lui compaiono anche le Priore, due ogni anno, incaricate soprattutto di raccogliere offerte: la prima conosciuta è Antonia Chiarbonello. Di conseguenza, già allora, la gestione è “di comunità”, non solo clericale.
Dal 1736: la parrocchia prende in mano la gestione
Nel 1736 avviene un passaggio decisivo: la gestione passa sotto controllo parrocchiale. Il parroco don Gaspare Forto assume il ruolo di Rettore e comincia anche a tenere una documentazione scritta. Le ragioni sono chiare: da un lato inserire meglio Sant’Abaco nella pastorale della parrocchia; dall’altro rilanciare una devozione che in paese si era raffreddata.
Forto nomina un coadiutore, Giovanni Battista Putero, che poi diventa Rettore. Putero gestisce il santuario per 27 anni (1736–1763). Così la disponibilità economica migliora, si fanno manutenzioni e spese per l’arredo e, inoltre, la partecipazione dei caselettesi riprende con forza.
1765–1770: ingrandimento e campanile, ma senza portico
Tra 1765 e 1770 arrivano interventi importanti: la cappella viene ingrandita e viene costruito un campanile. Tuttavia la chiesa, in quel momento, non ha ancora il portico. La facciata presenta due finestre e l’altare è già molto simile a come lo si vede oggi. Dietro, inoltre, c’è un piccolo coro e la stanza dell’eremita, di fianco o alle spalle del nucleo principale.
1817–1835: più fedeli, più spazi, nuova gestione
Tra 1817 e 1818 si realizza un intervento edilizio di grande portata. È promosso da Antonio Conti, priore per oltre vent’anni (1811–1834), perché nel giorno delle celebrazioni il numero dei fedeli aumenta e la cappella non riesce più a contenerli. Quindi restauro e ampliamento diventano necessari.
All’inizio dell’Ottocento cambia anche il sistema di nomina dei priori. Negli ultimi anni di Conti compare talvolta un sottopriore; poi, nel 1835, parte il sistema di avvicendamento sottopriore → priore, che con qualche modifica è ancora in uso. Le motivazioni sono pratiche: un priorato troppo lungo pesa troppo, e inoltre coinvolgere più persone significa tenere vivo il legame collettivo con il santuario.
1851–1870: i cantieri che creano il santuario “di oggi”
La fase più intensa, però, è a metà Ottocento. Nel 1851 iniziano ampliamenti importanti: si costruiscono un coro dietro l’altare (allora circa metà dell’attuale) e una sacrestia (nel punto dove oggi c’è l’altare della Consolata). Si rifanno i soffitti e si risanano alcuni muri. Inoltre si avvia la costruzione di una strada vera per salire al santuario.
I lavori sull’edificio sono affidati al capomastro Felice Sanguinetti. La strada, invece, nasce dal volontariato domenicale dei giovani del paese, spronati dal conte Cays. Di conseguenza, in quegli anni, il santuario diventa davvero un patrimonio sentito “da tutti”.
Tra 1854 e 1856 vengono costruiti i piloni della Via Crucis grazie ai contributi di singoli e gruppi, sia locali sia “forestieri”. In quel periodo don Bosco, in visita a Caselette, descrive la Via Crucis come un segno eloquente della pietà del paese.
Nel 1855 il coro viene raddoppiato fino alle dimensioni attuali e viene creato il passaggio per salire sopra e accedere a un pulpito (oggi non più presente). Tuttavia non c’è un progetto unico dall’inizio: i lavori vengono decisi via via, seguendo la disponibilità della comunità.
Nel 1859 si riapre il cantiere grazie a un lascito: tra 1859 e 1860 si costruiscono il portico e la soprastante orchestra, così la facciata prende la struttura attuale; inoltre nasce la navata laterale destra e viene ricostruita la volta sopra l’altare. Infine, tra 1866 e 1870, si sistema la navata destra, si costruisce la sinistra in simmetria, si realizza il campanile e si costruisce l’attuale sacrestia vicino al coro; nell’area della vecchia sacrestia viene eretto l’altare della Consolata. Da lì in poi, il santuario conserva sostanzialmente dimensioni e volto architettonico fino a oggi.
Tra guerre e Novecento: ex voto, rischi e consolidamenti
Tra fine Ottocento e inizio Novecento gli ex voto aumentano: sono anni difficili, segnati da povertà e guerre, e la richiesta di protezione si riflette sulle pareti del santuario. La guerra arriva anche qui: incendi legati ai bombardamenti risparmiano la cappella. Tuttavia nel 1944 don Colombero viene catturato dai nazifascisti mentre celebra la messa.
Negli anni più recenti continuano lavori ordinari e straordinari per consolidare e rendere più funzionale l’edificio. Tra gli interventi più importanti ci sono quelli degli anni 1996–1998, con consolidamento di fondazioni e muri portanti e rifacimento della copertura. Inoltre, l’impegno costante di Priori, Priore e volontariato locale mantiene il santuario fruibile per fedeli e visitatori.
Il santuario oggi: com’è fatto e cosa notare
L’edificio è libero su tutti i lati e la facciata è rivolta a sud-est. La pianta è rettangolare, con navata centrale e due navatelle laterali sormontate da matronei. La navata centrale è in quattro campate; l’ultima ospita il presbiterio, seguito dal coro in due campate. Le navate laterali hanno quattro campate e l’ultima affaccia sul coro. A sinistra del coro c’è la sacrestia; a destra, invece, ci sono il servizio igienico e la scala per piano superiore e matronei.
Le volte della navata centrale e delle laterali, e la prima campata del coro, sono a vela. Il presbiterio, però, è coperto da una volta cupoliforme ellittica affrescata con il Martirio di Abaco e famiglia, opera del pittore Enrico Canova. La cappella della Consolata è a voltini. Inoltre nel santuario sono custoditi numerosi ex voto, mentre nelle navate laterali trovano posto anche raccolte fotografiche legate a processioni e lavori.
L’accesso avviene tramite portico inglobato nella struttura, e sopra il portico c’è una tribuna affacciata sull’aula. Dal punto di vista costruttivo l’edificio è in muratura portante, intonacata e decorata dentro e fuori; il tetto è a doppia falda con struttura lignea e copertura in coppi.
Facciata, rosone e campanili: i segni più riconoscibili
La facciata è a capanna ed è tripartita da lesene a tutta altezza, con trabeazione e timpano triangolare. Nell’ordine inferiore si aprono le tre arcate del portico, delimitate da cancellata; nell’ordine superiore compare il rosone centrale e, ai lati, due nicchie centinate. Inoltre è presente il millesimo MDCCCLX, legato alla realizzazione della facciata, e l’iscrizione di intitolazione “SANCTIS MARTIRIBUS ABACHO ET SOCIIS FEBRICITANTIUM PATRONIS”.
Sopra le navate laterali si vedono le celle campanarie in muratura a vista: a sinistra quella attiva, a base quadrata con monofore; a destra quella antica “a vela”, non più utilizzata e con monofora tamponata. Quindi, già dall’esterno, si percepisce la stratificazione di funzioni e tempi diversi.
Stato di conservazione: cosa emerge
Nel complesso lo stato di conservazione è buono. Tuttavia, internamente, le volte delle navate laterali e della tribuna mostrano segni di vecchie infiltrazioni: efflorescenze e macchie di umidità. È un dettaglio da sapere, perché aiuta a leggere l’edificio senza idealizzarlo.
Festa e tradizioni: 19 gennaio e fiaccolata
La festività religiosa di Sant’Abaco ricorre il 19 gennaio, giorno in cui la Chiesa fa memoria dei santi Mario, Marta, Audiface e Abaco. Le celebrazioni al santuario si tengono il 19 gennaio e, inoltre, nelle domeniche precedente e seguente. Il sabato prima del 19 gennaio si svolge un pomeriggio di festa che si chiude con una fiaccolata in discesa dal santuario verso il paese.
Come funziona la gestione: Priori, Priore e Pane di Sant’Abaco
Gestione, cura e manutenzione sono da sempre affidate ai Priori. Ogni anno ci sono un priore e un sottopriore, in consuetudine laici e sposati, che si succedono con incarico annuale scelto dal priore in scadenza. Inoltre raccolgono le offerte andando casa per casa nei giorni che precedono la festa e portando il Pane di Sant’Abaco come segno di amicizia e carità fraterna. I Priori sono affiancati da un egual numero di Priore, anch’esse laiche e sposate: così la gestione resta comunitaria e continua.
FAQ – Informazioni pratiche su Sant’Abaco
Sulle prime pendici del Monte Musinè, nel comune di Caselette, a circa 535 m di quota.
Si sale dal campo sportivo di Caselette lungo una strada acciottolata costeggiata dai piloni della Via Crucis.
Il giorno principale è il 19 gennaio, con celebrazioni anche nella domenica precedente e successiva; inoltre il sabato prima si svolge una fiaccolata verso il paese.
Perché una data tradizionale (1551) viene riportata come congettura basata su “memorie” non chiarite, mentre le prime attestazioni documentarie dirette partono dal 1622.
La gestione è in carico ai Priori e alle Priore, laici (tradizionalmente sposati) con incarico annuale; inoltre raccolgono offerte e mantengono viva la tradizione del Pane di Sant’Abaco.
Ha navata centrale e due navate laterali con matronei, portico con tribuna sopra, due campanili (uno attivo e uno antico a vela), e un presbiterio con affresco del Martirio di Abaco e famiglia di Enrico Canova.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



