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Cava di Marmo Verde di Cesana Torinese: storia del sito abbandonato e come arrivarci

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 21, 2026

La Cava di Marmo Verde di Cesana Torinese non è solo “una cava”: è un pezzo di storia locale, nascosto tra boschi e pareti rocciose. Qui si estraeva una pietra verde scura con venature bianche, simile al marmo nell’aspetto ma diversa per origine. Oggi, invece, restano gallerie, pilastri e macchinari abbandonati, e diversi sentieri permettono di arrivare alle ex aree estrattive. Insomma, una tappa fuori dal solito turismo da cartolina.

Dati essenziali sul sito estrattivo

– Pietra: serpentinite (detta anche oficalce/“Verde Alpi”), verde scura con venature bianche
– Area: Monte Crouzeau, Roche Noire, Punta Rascià (zona Bousson–Cesana)
– Estrazione: avviata nel 1924-25, chiusura tra primi anni ’70 e metà anni ’70
– Oggi: gallerie con pilastri, reperti industriali, panorami e sentieri escursionistici

Cos’è davvero il “marmo verde” di Cesana

Si chiama “marmo verde”, però marmo non è. Infatti la roccia è una serpentinite (materiale di origine oceanica) con un verde scuro netto e un intreccio di venature bianche molto riconoscibile. Proprio per questo, e per l’aspetto “ornamentale”, veniva lavorata come un marmo e commercializzata come “Verde Cesana” o “Verde Alpi”.

Dove si trovano le cave: tra Bousson e i rilievi sopra Cesana

Le aree estrattive stanno tra Monte Crouzeau, Roche Noire e Punta Rascià, quindi nel settore alpino che guarda verso Bousson e Cesana Torinese. In passato, inoltre, qui l’estrazione è stata intensa e ha lasciato segni ancora evidenti sul terreno. Oggi sopra Bousson si notano ancora diverse cavità sostenute da pilastri, insieme a strumenti e macchinari lasciati sul posto al momento della chiusura.

Storia dell’estrazione: dal 1924-25 ai primi anni ’70

Quando si pensa alla montagna, spesso si immagina solo sci e turismo. Eppure, nel primo dopoguerra, a Cesana oltre alla selvicoltura si sviluppò anche l’attività estrattiva del “marmo verde”. L’estrazione industriale iniziò dalla metà degli anni Venti, cioè nel 1924-25, e proseguì fino ai primi anni ’70; alcune aree risultano chiuse più tardi, fino a metà anni ’70, come indicato da cartelli in loco.

Le ex cave di Bousson: gallerie, pilastri e un “museo” industriale a cielo aperto

Il primo sito estrattivo principale era a Bousson e si sviluppava dentro la montagna. Qui, quindi, si lavorava con argani e congegni industriali per estrarre e tagliare blocchi da quattro livelli differenti, collegati alla strada principale (ancora percorribile a piedi).
I blocchi venivano poi fatti arrivare a Bousson facendo scivolare il materiale sui tronchi, a partire da un punto che oggi è una terrazza panoramica. E qui c’è un dettaglio poco “romantico” ma vero: il compito più pagato era anche il più rischioso, cioè controllare la discesa dei blocchi.

Oggi, invece, restano strutture in calcestruzzo della prima piazzola, la tettoia dell’argano, ingranaggi e macchinari; accanto ai solchi nella roccia, tutto questo crea un effetto da museo a cielo aperto. Inoltre trovi locandine informative e punti di sosta con panchine e tavolini: l’idea è accompagnare il visitatore lungo un “percorso del marmo verde” con partenza dalla strada del Lago Nero.

Le cave Catella: più “industriali”, meno turistiche, con una gru ancora visibile

Se vuoi esplorare in autonomia, il secondo sito è quello delle cave Catella, lungo la strada bianca che da Cesana porta verso Sagnalonga. Dall’ultimo tornante parte un sentiero un po’ nascosto che, a un certo punto, si apre su una cava a cielo aperto.
Qui, però, lo scenario cambia: niente cunicoli come a Bousson, ma un metodo più industriale, con camion e perfino grandi gru. Una gru è ancora lì e domina l’apertura nella roccia. Inoltre il terreno è stato modellato in gradoni, attraversati da un ruscello alimentato dallo scioglimento delle nevi: l’impronta umana è concentrata in un unico punto, e proprio per questo l’abbandono si vede “in faccia”. È un posto meno addomesticato, e quindi va trattato con più testa.

Escursioni e sentieri: come si raggiungono le Cave Menconi

Anche se l’attività estrattiva è finita, oggi l’area è una meta per passeggiate ed escursioni. Diversi percorsi partono da Bousson o direttamente da Cesana Torinese, e variano per difficoltà.
C’è, in particolare, un’uscita di media difficoltà con un dislivello che si concentra quasi tutto nella seconda metà della salita. Il tracciato collega il centro di Cesana alle cave di Marmo Verde (Cave Menconi): prima è dolce e piacevole lungo il torrente Ripa (bosco misto di conifere e latifoglie), poi diventa ripido in un bosco soprattutto di larici. Nel finale, quindi, compaiono le cave, le rocce caratteristiche e i reperti della vecchia estrazione, e non mancano panorami aperti su valli e monti.

Consigli pratici e sicurezza: cosa fare (e cosa evitare)

Queste ex cave sono affascinanti proprio perché non sono “ripulite”, però questo significa anche rischi reali. Quindi: resta sui sentieri, guarda i reperti senza toccare o forzare nulla, e soprattutto evita di entrare in cavità o gallerie. Inoltre porta scarpe con buona suola e considera che la salita può diventare impegnativa nella parte finale, anche se l’inizio è facile.

FAQ – Chiarimenti utili su cava e sentieri

Il marmo verde di Cesana è davvero marmo?

No: l’aspetto lo ricorda, però si tratta di serpentinite (spesso indicata anche come oficalce), una pietra di origine oceanica che veniva lavorata come un marmo per uso ornamentale

Quando hanno chiuso le cave?

L’attività estrattiva parte dal 1924-25 e termina tra i primi anni ’70; alcune aree risultano chiuse più tardi, fino a metà anni ’70, come indicato da cartelli sul posto

Si possono visitare le gallerie della cava di Bousson?

Meglio di no: ci sono cavità e strutture abbandonate, quindi è prudente limitarsi all’osservazione esterna e restare sui percorsi a piedi

Dove si vedono macchinari e reperti industriali?

Soprattutto nell’area di Bousson, dove sono ancora visibili piazzole, tettoie dell’argano, ingranaggi e segni della lavorazione nella roccia; mentre alle Catella spicca anche una grande gru

Com’è il percorso Cesana–Cave Menconi?

All’inizio è facile e scorre lungo il torrente Ripa, poi diventa più ripido nella seconda metà in un bosco di larici; l’arrivo alle cave ripaga con reperti, rocce particolari e panorami

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende