Porte in Val Chisone: dal medievo ai Valdesi, tra feudi, fortificazioni e memoria della Resistenza

Da Alessandro Maldera
Febbraio 20, 2026

Porte non è “solo” un comune vicino a Pinerolo: è un punto di passaggio, quasi una cerniera tra pianura e montagna.
Perciò la sua storia parla di confini, feudi e dominazioni, ma anche di religione, lavoro e scelte civili.
Inoltre, tra forti, filande e Resistenza, si capisce perché venga ricordata come sentinella della Val Chisone.
Porte: tappe storiche essenziali
- 8 settembre 1064 – Adelaide di Susa dona ai Benedettini l’abbazia di Santa Maria di Pinerolo e vari luoghi, tra cui Porte, oltre a possedimenti e all’isola Gallinara
- 1235 – Nelle ricostruzioni locali, i Savoia consolidano il potere sulla bassa valle
- 1273 – Prima citazione del nome con i “syndici Portarum”
- 1400 – La comunità entra a far parte del Comune di Pinerolo
- 1580–1630 – Età di Carlo Emanuele I: forte sulle alture di San Benedetto legato al controllo delle tensioni valdesi
- 1630 – Nello stemma si ricorda l’erezione a comune e il feudo con titolo comitale legato ai Gamba
- 1700–1800 – Restano fabbricati di un filatoio per la seta (Settecento) e di una filanda (Ottocento)
- Seconda guerra mondiale – Blocco della valle e azioni partigiane; memoria dei 14 partigiani ricordati con intitolazioni pubbliche
- 01/12/1957 – Delibera n. 32: descrizione ufficiale dello stemma con “PORTAE”
- 1992 – Gemellaggio con Chautagne (Bassa Savoia) legato anche a rapporti tra associazioni AVIS
Porte come “porta” della valle: posizione strategica e funzione di controllo
Il Comune si è costruito una reputazione precisa: controllare un accesso naturale alla valle.
Infatti, tra montagne e pianura, il territorio ha funzionato a lungo come dogana e punto di sorveglianza “obbligato”.
Di conseguenza, nelle cronache locali ricorrono passaggi di eserciti, cambi di potere e periodi di tensione.
Le origini: dall’8 settembre 1064 ai “syndici Portarum” (1273)
I primi dati storici ritenuti verificabili vengono fatti risalire all’8 settembre 1064. In quella data, la contessa Adelaide di Susa dona ai Benedettini l’abbazia di Santa Maria di Pinerolo, insieme a Porte, Malanaggio, Pramollo e altri paesi dell’alta valle, oltre a possedimenti presso Saluzzo e all’isola Gallinara.
Da lì, quindi, Porte entra nell’orbita dell’abbazia come feudo, con un peso sia spirituale sia “temporale”.
Più tardi, un altro riferimento importante arriva nel 1273, quando compare una menzione dei “syndici Portarum”. Questo dato rafforza l’idea di una comunità già riconoscibile e organizzata.
Feudi e dominazioni: abbazia, Acaja-Savoia, Francia e ritorno dei Savoia
Dopo la fase legata all’abbazia di Santa Maria, il territorio passa anche sotto l’influenza di poteri feudali successivi, tra cui gli Acaja-Savoia.
Inoltre, nel Quattrocento (1400) la comunità entra a far parte del Comune di Pinerolo, segno di un riassetto amministrativo importante.
Poi arrivano fasi di dominazione francese e, successivamente, il ritorno dei Savoia, che concedono Porte in feudo a diverse famiglie nobiliari. Insomma: la “porta” della valle cambia spesso chiavi e custodi.
Tra Savoia e Delfini di Vienne: contese di confine e una valle divisa a metà
Porte si trova nel mezzo di una dinamica classica delle Alpi occidentali: la lotta per il controllo dei passaggi.
Per esempio, le ricostruzioni locali ricordano contese tra Savoia e Delfini di Vienne.
Inoltre, mentre i Savoia consolidano la loro presenza sulla bassa valle già dal 1235, l’alta valle resta sotto influenza francese fino al XVIII secolo.
Guerre di religione e Valdesi: forti, truppe e un confine “caldo”
Tra XVI e XVII secolo, la zona vive le tensioni delle Guerre di Religione. E qui Porte conta ancora di più, perché è all’ingresso delle Valli Valdesi.
Di conseguenza, il paese viene ricordato come luogo di passaggio di truppe e, in varie fasi, come punto sensibile rispetto alle repressioni religiose.
Sulle alture di San Benedetto, ai tempi di Carlo Emanuele I, esisteva un forte costruito per “smorzare” l’audacia dei Valdesi.
Inoltre, sul lato opposto dell’imbocco valle, sul poggio di Turina (ex Comune di Inverso Porte), si trovava un altro fortilizio: domina il Chisone e guarda anche verso lo stabilimento della Luzenac legato alla macinazione del talco.
Inverso Porte e le famiglie feudali: storie parallele nella stessa valle
La frazione/area di Inverso Porte, sulla riva sinistra del Chisone, viene ricordata con una storia feudale distinta.
Secondo le ricostruzioni locali, è legata prima alla famiglia degli Ugonini e poi ai Pasero di Mentoulles.
Nel quadro generale, però, Porte “centro” e Inverso Porte restano due facce dello stesso varco valligiano.
Lavoro e paesaggio: seta, filande e segni industriali lungo il Chisone
Accanto alla storia militare e religiosa, c’è una storia economica fatta di edifici e infrastrutture.
Infatti, sono ancora presenti fabbricati settecenteschi di un vecchio filatoio per la seta e una filanda risalente all’Ottocento.
Inoltre, la vicinanza al torrente Chisone favorisce canali e usi dell’acqua: prima per l’irrigazione e poi, progressivamente, per l’energia idraulica utile alle attività proto-industriali e tessili della zona, anche in collegamento con realtà vicine (come l’area di Villar Perosa citata nelle ricostruzioni locali).
Autonomia e dimensioni: un comune piccolo, ma identità forte
Nonostante un’estensione contenuta (circa 4,45 km² nelle ricostruzioni locali), Porte mantiene una propria identità amministrativa distinta dal capoluogo vicino.
E questo, in una valle dove i confini sono spesso “politici” prima ancora che geografici, non è un dettaglio.
Novecento e Resistenza: la valle bloccata e la memoria dei 14 partigiani
Durante la Seconda guerra mondiale, la conformazione del territorio diventa un vantaggio per le formazioni partigiane.
Infatti, la strada principale della Val Chisone viene ricordata come spesso interrotta a monte di Porte per ostacolare i rastrellamenti tedeschi.
La memoria civile è un tratto forte: Porte ha la peculiarità di aver ricordato tutti i suoi 14 partigiani morti durante la Resistenza, intitolando vie, parchi e scuole.
Inoltre, il Comune risulta impegnato nella conservazione della storia locale anche tramite una sezione d’archivio dedicata a “Porte e la Resistenza”.
Lo stemma di Porte: com’è fatto e cosa vuole dire (delibera 1957)
Su fondo azzurro compare un leone rampante d’oro, con lingua rossa e armato di nero; sotto, una valle con due monti che scendono verso la punta dello scudo; in alto, la scritta “PORTAE”. All’esterno, due rami di quercia e alloro legati da un nastro azzurro.
Il progetto araldico spiega anche il significato:
- il leone richiama il possesso feudale legato alla potente famiglia dei Gamba, che tenne il luogo in feudo con titolo comitale quando nel 1630 Porte viene ricordata come “eretta a comune”
- i due monti rappresentano l’angusto valico, cioè la “porta” di accesso tra Francia e Italia
- la scritta PORTAE ricorda il primo nome attribuito al comune
Gemellaggio e identità civica: Chautagne (1992) e valori locali
Porte è gemellata dal 1992 con il dipartimento/territorio di Chautagne, in Bassa Savoia. Questo gemellaggio viene presentato come il coronamento di decenni di collaborazione e amicizia tra le rispettive associazioni AVIS.
Nel dopoguerra, inoltre, nelle narrazioni locali tornano spesso i valori di libertà e pace, considerati molto sentiti e recepiti dalle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo.
FAQ – Porte tra Val Chisone, Valdesi e confini
Perché è in una posizione di controllo naturale tra pianura e valle: quindi nelle ricostruzioni locali ricorre come punto di passaggio, dogana e area strategica
L’8 settembre 1064, con la donazione di Adelaide di Susa all’abbazia di Santa Maria di Pinerolo che include anche Porte
Nel 1273, con la menzione dei “syndici Portarum”, che indica una comunità già riconosciuta e rappresentata
Porte è all’ingresso delle Valli Valdesi: perciò, tra XVI e XVII secolo, viene ricordata come territorio segnato da passaggi di truppe, tensioni religiose e fortificazioni legate al controllo della valle
Il leone richiama il possesso feudale legato ai Gamba (e al 1630 ricordato nelle spiegazioni araldiche), mentre i due monti simboleggiano il valico stretto, cioè la “porta” tra Francia e Italia; “PORTAE” ricorda il primo nome del comune

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



