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Battaglia di Balmafol (8 luglio 1944): ricostruzione dello scontro partigiano sopra Chianocco

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 20, 2026

La battaglia di Balmafol è uno degli episodi più ricordati della Resistenza in Val di Susa. Succede l’8 luglio 1944, sulle alture sopra Chianocco, in un ambiente duro e ripido dove il territorio conta quanto le armi. Qui, infatti, una formazione partigiana con munizioni limitate respinge un attacco fascista anche grazie a una scelta tanto semplice quanto geniale: usare i macigni.

Balmafol in breve: i fatti che non cambiano

– Data: 8 luglio 1944
– Dove: Balmafol sopra Chianocco, circa 1.800 m
– Attaccanti: reparto fascista citato come 28° battaglione “M.M” con manovra a tenaglia
– Allarme: avvistamento alle 4.30 da Adoj (sopra Falcemagna)
– Difesa: munizioni scarse, svolta con macigni fatti rotolare dai versanti
– Secondo fronte: scontro alle Combe, durata circa 4 ore
– Perdite: partigiani 2 morti e 3 feriti; fascisti 18 morti, 2 prigionieri, circa 40 feriti a Balmafol (+ 3 morti alle Combe)

Che cos’è Balmafol e dove si trova

Balmafol è una località in quota sopra Chianocco, in Val di Susa. Si parla di un’area attorno ai 1.800 metri di altitudine, quindi in un contesto montano dove i movimenti sono lenti e i pendii diventano “strumenti” di battaglia.
Inoltre la zona è legata ai passaggi tra paesi e valloni, perciò è comprensibile che nel 1944 diventasse un punto sensibile durante rastrellamenti e operazioni di accerchiamento.

Il contesto: Val di Susa strategica nel 1944

Nel 1944 la Val di Susa è un territorio delicato: da un lato offre rifugi e vie secondarie, dall’altro permette controlli e rastrellamenti proprio perché è un corridoio alpino.
Per questo, quando si muovono reparti fascisti e il dispositivo nazifascista stringe la valle, le alture attorno a Chianocco entrano nel mirino. E quindi Balmafol diventa un punto di contatto tra geografia e storia.

8 luglio 1944: l’attacco e la manovra “a tenaglia”

La mattina dell’8 luglio 1944 un reparto fascista, indicato come 28° battaglione “M.M”, tenta di colpire i partigiani attestati in montagna. L’idea è chiara: chiuderli con una manovra a tenaglia.
Una colonna sale verso Balmafol, dove si trova un caposaldo partigiano. Un’altra, invece, punta alle Combe, lungo un itinerario citato come Bussoleno–Chianocco–Mোলé–Strobiette.
C’è anche un dettaglio decisivo: alle 10:00 a Bruzolo era previsto uno scambio di prigionieri tra tedeschi e partigiani, quindi era in corso una forma di tregua. Proprio per questo l’attacco viene vissuto come un tradimento.

Lo schieramento partigiano: posizioni, distaccamenti e numeri

La formazione partigiana è disposta “a ferro di cavallo” sulle pendici della Grand’Uia e lungo il vallone del torrente Prebec.
Balmafol, inoltre, è presidiata dai distaccamenti “Leschiera” e “A. Rossero”. Sul lato di Adoj, sopra Falcemagna, sono dislocati circa 15 uomini; mentre a Balmafol se ne contano circa 50.
Sul piano delle armi, però, il quadro è scomodo: i partigiani sono circa 60, con fucili antiquati, qualche mitragliatore e poche munizioni. Quindi il tempo gioca contro di loro.

L’allarme alle 4.30 e la scelta di non sparare i “tre colpi”

Le sentinelle di Adoj vedono arrivare la prima avanzata fascista verso le 4:30. A quel punto, invece di usare il segnale tradizionale dei tre colpi di moschetto, scelgono una strada più prudente: mandano una staffetta a Balmafol per avvisare.
Così la brigata si muove in fretta. E infatti abbandona le tende, perché portarsele dietro rallenterebbe la ritirata.

Il primo contatto: tende vuote, raffiche e una battaglia che “parte” per caso

Quando i fascisti arrivano alle tende abbandonate, credono di aver colto i partigiani nel sonno. Quindi sparano subito raffiche di mitra.
Sotto quel fuoco, però, restano solo brandelli di tela: la retroguardia partigiana sta già ripiegando verso il caposaldo. A quel punto l’inganno è evidente e lo scontro si accende davvero.
Secondo una testimonianza attribuita al comandante, un colpo partito accidentalmente dal fucile di un giovane partigiano fa da miccia emotiva e pratica: da lì, infatti, la battaglia esplode.

Il momento che ribalta tutto: i macigni che scendono dai versanti

I partigiani vorrebbero resistere in posizione e sganciarsi al buio, però è solo metà mattina e le munizioni non bastano. Rispondere ai colpi significa consumare in poche ore ciò che serve per sopravvivere fino a sera.
Qui entra la svolta: l’idea, suggerita da un giovane pratico di montagna (figlio di un margaro), è far rotolare macigni sui nemici.
Il boato spaventa gli assalitori. Inoltre li costringe a uscire allo scoperto per capire cosa accade. In quel momento, però, il fuoco partigiano diventa più efficace. Così i fascisti si danno alla fuga, lasciando sul terreno armi, munizioni ed equipaggiamento.

La seconda fase: la battaglia delle Combe e le quattro ore di scontro

Mentre Balmafol respinge l’attacco, la seconda colonna continua a salire verso le Combe, ignara di quanto è già successo. Qui la aspettano circa 20 partigiani pronti a contenere l’avanzata.
La battaglia alle Combe dura circa 4 ore. Poi arrivano anche rinforzi da Balmafol con armi automatiche a lunga gittata, e quindi la pressione sugli attaccanti aumenta.

Bilancio a fine giornata: perdite e numeri

A fine giornata si fa la conta. Tra i partigiani si registrano 2 morti e 3 feriti.
Sul fronte fascista il bilancio è molto più pesante: a Balmafol si parla di 18 morti, 2 prigionieri e circa 40 feriti; alle Combe, invece, si contano 3 morti e alcuni feriti.
Sono numeri che, oltre all’aspetto militare, diventano memoria: infatti segnano un episodio che la comunità non dimentica.

Il comandante “Falco”: Alessandro Ciamei e la brigata “Walter Fontan”

La battaglia è legata alla figura del comandante “Falco”, cioè Alessandro Ciamei, ex tenente originario di Faenza. Dopo l’8 settembre 1943, infatti, raduna soldati sbandati della IV Armata e avvia le prime azioni contro nazifascisti e fascisti.
Poi si collega con altre unità della Valle di Susa e nasce una formazione indicata come Brigata Garibaldi “Walter Fontan” (in alcune ricostruzioni compare come 42ª, in altre viene citata anche come 28ª).
In seguito, i partigiani scendono a valle alla vigilia dell’insurrezione e partecipano alla liberazione di Torino. Dopo la morte prematura di Ciamei, inoltre, a Chianocco gli viene intitolata una strada.

8 luglio 1944: la sequenza di Balmafol

4.30 avvistamento da Adoj → staffetta (niente “tre colpi”)
Tende abbandonate → raffiche nel vuoto, poi contatto sul caposaldo
10.00 tregua “tradita” (scambio prigionieri previsto a Bruzolo)
Svolta: macigni dai versanti → fuga e armi lasciate sul terreno
Secondo fronte: Combe (circa 4 ore) + rinforzi da Balmafol
Bilancio: partigiani 2 morti, 3 feriti | fascisti 18 morti, 2 prigionieri, ~40 feriti (+ 3 morti alle Combe)

Memoria viva: canzone, ricorrenze e commemorazioni

Dopo la battaglia nasce anche una memoria “popolare”. Si parla, infatti, di una canzone di Balmafol composta per ricordare la vittoria, tramandata nel tempo.
E la commemorazione continua: ogni anno si ricorda l’8 luglio con momenti pubblici, fuochi pirotecnici, e il giorno dopo con una corsa podistica in montagna che ripercorre i sentieri di quei giorni, oltre a un pranzo comunitario nei prati.
Anche le immagini aiutano: per esempio, viene citata una foto di Silvano Gallino sullo stato attuale dell’alpeggio, utile per collegare il luogo di oggi ai fatti del 1944.

Perché la battaglia di Balmafol conta ancora oggi

La battaglia di Balmafol non resta impressa solo per i numeri o per la tattica: conta perché mostra, in modo netto, come in Val di Susa il territorio possa diventare una scelta di sopravvivenza e resistenza. Inoltre racconta un paradosso tipico del 1944: pochi uomini, armi leggere e munizioni scarse, però una conoscenza della montagna capace di ribaltare un attacco “da manuale”. Così Balmafol è diventata memoria civile: un luogo dove la storia nazionale passa dai sentieri, dalle pietre e dalle comunità che la ricordano, anno dopo anno, senza trasformarla in retorica.

Guida veloce a Balmafol: contesto, luoghi e protagonisti

Dove si trova Balmafol e perché è importante?

Balmafol è una località in quota sopra Chianocco, in Val di Susa, attorno ai 1.800 metri. È importante perché l’8 luglio 1944 fu teatro di una vittoria partigiana molto ricordata

Perché nella battaglia si parla di macigni?

Perché, con munizioni limitate, i partigiani sfruttarono il terreno facendo rotolare grandi massi dai versanti. Così costrinsero gli assalitori a scoprirsi e a ripiegare

Che ruolo hanno le Combe nello scontro dell’8 luglio 1944?

Le Combe sono il secondo asse della manovra a tenaglia. Qui, infatti, una colonna continuò la salita e combatté per circa quattro ore contro un presidio partigiano, poi rinforzato

Chi era “Falco”?

“Falco” era il nome di battaglia di Alessandro Ciamei, ex tenente originario di Faenza. Dopo l’8 settembre 1943 guidò azioni in valle e la brigata “Walter Fontan” legata a Balmafol

Come viene ricordata oggi la battaglia di Balmafol?

Ogni anno l’8 luglio si tengono commemorazioni, spesso con fuochi pirotecnici. Inoltre il giorno successivo si svolge una corsa in montagna sui sentieri della battaglia e un momento comunitario nei prati

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende