Chiesa Sant’Antonio Abate di Bardonecchia: la parrocchiale di Melezet tra meridiane, retabli seicenteschi e intagli lignei

Da Alessandro Maldera
Febbraio 19, 2026

La Chiesa Sant’Antonio Abate di Bardonecchia è la parrocchiale di Melezet, nel centro storico della borgata. Da fuori la riconosci subito: portico, due scalinate simmetriche in pietra e due meridiane che segnano il prospetto. Dentro, però, l’atmosfera cambia e diventa un piccolo concentrato di arte alpina, con cappelle laterali, legni scolpiti e retabli. Inoltre la sua storia è concreta: nasce nel 1487 e viene ricostruita tra 1694 e 1698 dopo un incendio che colpisce l’abitato.
Melezet: la chiesa spiegata in 4 righe
Origini dal 1487, ricostruzione 1694–1698 dopo un incendio
Facciata con portico, due scalinate simmetriche, nicchia e due meridiane
Interno a navata unica con tre cappelle per lato e cantoria lignea
Dove si trova e come si presenta nel borgo di Melezet
La chiesa si erge nel cuore di Melezet, e quindi dialoga con il nucleo storico, non con un “vuoto” panoramico. Proprio per questo l’ingresso è pensato come una piccola scena urbana: sali dalle due scalinate e arrivi al portico, come se la chiesa fosse un punto di raccolta del paese.
Facciata: portico, scalinate in pietra e meridiane
La facciata principale è dominata dal portico, raggiungibile tramite due ampie scalinate simmetriche. La pavimentazione e la balaustra sono in pietra calcarea, quindi materiali robusti e coerenti con l’ambiente alpino. Sopra, il prospetto è a capanna e ospita una finestra ad arco sormontata da una nicchia vuota; ai lati, invece, si leggono chiaramente due meridiane. Inoltre la porta, visibile tra le scalinate, conduceva a un locale seminterrato usato per le sepolture invernali: un dettaglio duro, ma tipico della vita di montagna.
Il campanile: romanico-delfinale con un “tocco” tardobarocco
Il campanile è collocato a cornu Epistolae (cioè sul lato destro guardando l’altare). Ripropone i caratteri del romanico delfinale, ma con una variazione che lo rende riconoscibile: i quattro acroteri sono sostituiti da pinnacoli lavorati e torniti, segno di un rifacimento tardobarocco. Quindi l’occhio percepisce insieme antichità e aggiornamento, senza bisogno di essere esperti.
Pianta e spazio: una navata, sei cappelle
L’interno ha pianta rettangolare con un’unica navata. Lungo i lati, però, si aprono tre cappelle per parte, che aumentano profondità e ritmo. In controfacciata, inoltre, è presente una cantoria in legno, che “chiude” l’ingresso e introduce subito il tema del legno come materiale protagonista.
Decorazioni interne: intagli naturalistici e “pietra finta”
Qui la chiesa smette di essere semplice e diventa decorativa. I pilastri e l’estradosso degli archi, infatti, sono trattati con un motivo a finti quadroni di pietra, come se la muratura fosse scandita da grandi blocchi. Inoltre l’area presbiteriale è segnata da decorazioni naturalistiche a rilievo, in intaglio ligneo, che seguono la linea dell’arco trionfale e delle lesene. E sopra, nella volta dell’abside, compaiono quattro medaglioni con gli evangelisti, che danno un punto di lettura iconografico immediato.
Retabli seicenteschi e festoni di frutti: il cuore dell’arredo
L’abside e le due cappelle laterali ospitano retables lignei a colonne tortili con fastigio intagliato, dorato e dipinto, datati tra la metà e la fine del XVII secolo. Inoltre sull’arco santo trovi festoni lignei “a cascata” di frutti, che funzionano quasi come una cornice teatrale. Quindi, se devi scegliere dove fermarti, è lì che la chiesa concentra il massimo della sua energia visiva.
La statua della Madonna: dalla nicchia al museo
Un elemento curioso riguarda la facciata. La nicchia che oggi vedi vuota ospitava originariamente una statua lignea della Madonna col Bambino. Tuttavia la statua non è sparita: è conservata al Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet. Quindi la visita può diventare doppia: chiesa + museo, se vuoi completare il quadro.
Materiali: lose, pietra e legno (senza compromessi)
Le coperture sono in lose: tetto a due falde per la navata e copertura del portico a una falda con teste di padiglione, sempre in lose. La pavimentazione interna è in assi lignee. Le murature sono di tipo misto, intonacate dentro e fuori, e risultano in ottimo stato di conservazione. In pratica: materiali da montagna, mantenuti bene, e leggibilità alta.
La storia in breve, raccontata senza elenco
La comunità di Melezet prende forma anche attraverso la sua chiesa. Dal 1487, anno in cui la borgata si distacca dalla parrocchia di Bardonecchia, la cappella di Sant’Antonio Abate viene ampliata per diventare parrocchiale. Poi la storia gira di colpo: tra 1694 e 1698 la chiesa viene ricostruita, perché quella più antica viene distrutta a causa di un incendio che colpisce l’intero abitato. Da qui deriva l’aspetto che riconosci oggi: un edificio che tiene insieme devozione locale e gusto barocco alpino, senza perdere la sua impronta “di paese”.
FAQ – Dubbi rapidi prima di entrare nella parrocchia
È nel centro storico di Melezet, borgata di Bardonecchia
Il portico, le due scalinate simmetriche in pietra, la nicchia sopra la finestra ad arco e le due meridiane
Una navata unica con tre cappelle per lato, più la cantoria in legno in controfacciata
I retables lignei a colonne tortili (metà–fine XVII secolo) e i festoni lignei di frutti sull’arco santo
La Madonna col Bambino lignea, un tempo in facciata, oggi è al Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



