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Storia di Massello: la Balsiglia, i valdesi e le svolte che hanno segnato la Val Germanasca

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 14, 2026

Massello è piccolo e “fuori asse”, però nella storia valdese pesa come un macigno. Infatti, tra Seicento e fine Seicento, il vallone di Balziglia/Balsiglia diventa teatro di episodi che fanno parlare mezza Europa. Inoltre il paese non ha un centro unico: è un mosaico di borgate, quindi la storia si ricostruisce seguendo documenti, feudi e confini. E proprio lì, tra pascoli, legname e pietra, si gioca una lunga partita di identità e resistenza.

Cronologia essenziale di Massello

– Snodi valdese: persecuzioni documentate già a metà XV secolo
– 1686: attacchi francesi (fino a 4.000 uomini) • resistenza di Massello • massacro finale di circa 60 persone (17 maggio)
– 1689–1690: rifugio al Castello • attacco del 2 maggio 1690 con 4.000 francesi contro 370 valdesi • perdite francesi 200 soldati e 20 ufficiali • un solo ferito valdese
– Repubblica del Sale: 1704–1708
– Demografia: picco 801 (1853) • crollo fino a 88 (ultimo censimento citato)

Un nome che arriva da lontano (e un posto da non confondere)

L’origine del toponimo viene collegata, con buona probabilità, alla tribù dei Magelli, salita dalla pianura pinerolese verso l’estremo occidentale della valle per sfruttare pascoli e legnami. Tuttavia dei primissimi secoli della “villa di Massello” sappiamo poco: la documentazione è rarefatta e spesso indiretta.

Sulle prime attestazioni, inoltre, le fonti non sono perfettamente allineate:

  • una ricostruzione colloca un riferimento “sulle carte” già nel 1026, pur definendo l’origine del paese incerta
  • un’altra dice che il nome compare con certezza nel 1317, quando i principi d’Acaja acquistano da Guglielmino di San Martino parte della valle, citando anche una forma tipo “Macelhm”
  • un’altra ancora fissa una menzione sicura nel 1347, quando i conti di Savoia acquistano da Guglielmino di San Martino gran parte della valle, includendo Balziglia e Massello

Di conseguenza, il dato solido è questo: nel Trecento Massello è già dentro i grandi passaggi di proprietà della valle. E c’è un dettaglio utile: la forma “Massellum” è considerata più recente e, non a caso, viene usata (non sempre) per distinguere questa località della Val Germanasca dal Macello “di pianura” vicino a Pinerolo.

Balziglia e Massello: due poli, due vocazioni

Nelle acquisizioni che riguardano la valle compaiono spesso insieme Balziglia e Massello. E qui il quadro tradizionale è netto: Balziglia viene descritta come centro più pastorale, mentre Massello appare più agricolo. Quindi, già all’origine, la valle lavora su due registri: alpeggi e coltivi.

Signorie, feudi e comunità di valle: chi comandava davvero

Per capire Massello bisogna guardare la valle nel suo insieme. Prima di tutto, infatti, il potere è “a strati”.

  • fino al sec. XI: area inserita nel Comitato di Torino
  • dal 1064: peso decisivo dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo (detta anche di San Verano/Verano nelle ricostruzioni), che riceve dotazioni e diritti sulla valle
  • dal 1275: conti di Savoia
  • 1295–1418: Principato di Acaia, poi Ducato di Savoia

Nel dettaglio feudale, le cose si complicano (e quindi vanno dette come stanno):

  • nei secoli XII–XIV, i signori di San Martino tengono la valle in feudo ereditario dall’abbazia con mero e misto imperio, però dal 1299 devono accettare castellani nominati dagli Acaia
  • nel 1317 (secondo una linea documentaria) Guglielmo dei San Martino vende buona parte della valle a Filippo d’Acaja, includendo anche Massello e Balsiglia insieme ad altre località (Perrero in parte, Prali, Salza, Maniglia, Traverse, Fontane, Villasecca e molte altre)
  • dal primo Quattrocento emerge una signoria forte: i Truchetti/Trocchetti, che dal 1400 in poi accumulano feudi della valle e rafforzano il controllo (con atti, sentenze e reintegri tra 1419 e 1428)
  • nel tempo la valle resta spesso spezzata tra più famiglie (Truchetti, San Martino, Artaudi ecc.), con una caratteristica costante: il feudo come consortile
  • nel Seicento e Settecento, Massello (con Salza, Maniglia e Traverse) risulta infeudato ai Vibò, residenti a Torino, con investiture attestate fino almeno al 7 dicembre 1776 (conte Gaspare Vibò “di Prali”)

In alcune sintesi, però, i Vibò vengono citati come signori della valle fino all’inizio del XVI secolo: quindi la lettura più prudente è questa—la presenza Vibò è certa e documentata nel Seicento-Settecento, mentre l’anticipazione a epoche più antiche va trattata come tradizione o sintesi non univoca.

Valdesi in valle: persecuzioni documentate già nel Quattrocento

Massello entra presto nella storia valdese, anche se non sempre “in prima pagina”. Verso la metà del XV secolo, infatti, iniziano nella valle di San Martino le prime persecuzioni documentate contro i valdesi, con processi di eresia e roghi. E questo è il punto fermo: a metà Quattrocento i valdesi sono già presenti nella valle.

Più tardi, invece, nelle persecuzioni del 1560–1561 e del 1655 Massello ha un ruolo considerato complessivamente marginale. Tuttavia la musica cambia del tutto con le guerre del 1686 e del 1689–1690.

1686: Massello e la tragedia della Balsiglia

Dopo la revoca dell’Editto di Nantes, il re di Francia—alleato con il duca Vittorio Amedeo II—decide di cacciare i valdesi dalle valli. In Val San Martino l’operazione viene affidata al generale Catinat.

Tra il 22 aprile e il 1° maggio 1686, circa 4.000 soldati francesi attaccano risalendo la bassa valle. Nello stesso tempo, altri 4.000 soldati ducali assalgono Angrogna in Val Luserna. Il 28 aprile, di domenica, la popolazione della valle si arrende “per salvarsi la vita”. Però Massello no: la comunità decide di resistere e si rifugia sui contrafforti sopra Balziglia, su una montagna indicata come Castello.

Catinat arriva personalmente con 2.000 uomini e attacca da tre lati. Il 3 maggio prova a chiudere la partita, ma fallisce. Quindi si ritira ai Chiotti e incarica il colonnello De Magny. Anche De Magny ci prova, con 600 uomini scelti, attaccando da quattro punti: e prende uno smacco.

A quel punto Catinat riparte una seconda volta, ma pioggia e nebbia fitta (attorno al Pelvu) lo costringono a rinviare. Tuttavia il 17 maggio torna una terza volta con 550 uomini scelti, sorprende dall’alto i difensori e li chiude senza via di scampo. Risultato: vengono massacrati circa 60 tra uomini, donne e bambini. Uno solo viene catturato e poi impiccato per ordine di Catinat.

1689–1690: la “Gloriosa Rientranza” e il secondo assedio

Quattro anni dopo, Massello torna al centro della scena con la Glorieuse Rentrée guidata da Enrico Arnaud. I valdesi rientrano nelle valli dopo due anni di esilio in Svizzera. Però vengono di nuovo attaccati da truppe ducali e francesi, sia in Val Pellice sia in Val San Martino.

Nell’ottobre 1689, all’arrivo dell’inverno, un gruppo di poco più di 300 persone si rifugia sul Castello sopra Balziglia. I francesi, per freddo intenso e neve caduta ai primi di novembre, si ritirano a Perosa e Pinerolo. Di conseguenza i valdesi fortificano freneticamente il costone dal Castello al bric d’l’Autin. E intanto alternano lavori massacranti a guardie e scorrerie in Val Queyras e nel Delfinato, per procurarsi rifornimenti.

Il 29 aprile 1690, Catinat riparte da Pinerolo verso Balziglia. Il 2 maggio attacca con 4.000 uomini i 370 valdesi superstiti. Però viene respinto in una bufera di neve: perde 200 soldati e 20 ufficiali, mentre dalla parte valdese si registra un solo ferito.

Dopo l’insuccesso, Catinat lascia il compito a De Feuquières. E qui cambia metodo: fa aprire strade per trasportare cannoni. Il 22 maggio entrano in azione 5 cannoni, insieme a spingarde, falconetti e archibugi di 4.000 e più francesi. Il Castello viene forzato dal basso e, passo dopo passo, i valdesi vengono spinti verso il centro del costone, sul “Pan di Zucchero”. De Feuquières, convinto di aver chiuso tutto, scrive già la sera stessa di essere “padrone” dei trinceramenti.

Eppure non finisce lì. Grazie a una nebbia provvidenziale che anticipa il buio, grazie alla guida del capitano Tron-Poulat (originario dei luoghi) e, probabilmente, grazie a una sorveglianza meno attenta di un nemico troppo sicuro, i valdesi riescono a sgusciare nella notte e a salvarsi, mortificando De Feuquières come avevano già fatto con Catinat.

A quel punto, inoltre, cambia anche la politica: il duca passa alla Lega di Augusta contro la Francia di Luigi XIV.

Perché la Balsiglia diventa “fama europea”

L’assedio sui monti di Balziglia viene considerato un evento di enorme peso politico e militare. Un gruppo di meno di 450 uomini riesce a resistere nel cuore dell’inverno sopra i 1.500 metri, in un paese devastato e bloccato, e poi a fuggire con perdite contenute dopo attacchi portati da truppe tra le più agguerrite d’Europa. Perciò Balziglia entra nell’immaginario come Termopili o come la rocca di Montségur.

Dal Settecento alla contemporaneità: libertà religiosa, guerre e Resistenza

Nel XVIII secolo Massello vive anche fasi meno note ma decisive: l’occupazione francese al tempo della guerra di successione spagnola e la costituzione della “Repubblica del Sale” in Val San Martino, dove tra 1704 e 1708 gli abitanti possono praticare liberamente la religione riformata.

Durante l’epoca napoleonica, invece, si registrano movimenti di milizie paesane per la difesa dei passi di confine. Poi arriva il 1848: con le Patenti di Grazia di Carlo Alberto, i valdesi ottengono i diritti civili, e i massellini partecipano alle vicende della “patria comune”.

Nel Novecento, il contributo alle due guerre mondiali è ricordato da lapidi sulla facciata dell’antico presbiterio in borgata Reynaud. E negli anni della Resistenza il vallone è teatro di operazioni militari e rastrellamenti, con vittime civili e partigiane: tra i nomi ricordati compaiono Enrico Gay e Dario Caffaro, caduti alle bergerie di Ghinivert.

Chiese, parrocchie e templi: una valle “doppia” (cattolica e valdese)

Prima del 1748 (anno di creazione della diocesi di Pinerolo) il riferimento diocesano è Torino, anche se l’influenza effettiva torinese è spesso descritta come marginale perché la valle era stata sottomessa alla giurisdizione dell’abbazia di Santa Maria del Verano già alla fine dell’XI secolo.

Un altro snodo chiave è il 1688: prima di quella data, sull’intera Val Germanasca/Val San Martino esisteva un’unica parrocchia cattolica con sede a Perrero. Poi viene smembrata e nascono altre sei parrocchie, tra cui Massello (con vicaria di Salza) e San Martino (con Bovile e Traverse), oltre a Prali, Rodoretto, Chiabrano-Maniglia, Trossieri/Faetto. Tuttavia al prevosto di Perrero resta una certa preminenza e continuano a essergli dovute le decime.

Oggi, inoltre, la parrocchia comprende ancora Massello e Salza ma la sede principale risulta stabilita a Salza, mentre la chiesa di Massello è vicaria sotto il titolo dei Santissimi Pietro e Paolo (29 giugno). Nel 1846, una visita pastorale rileva nella chiesa allora parrocchiale di Massello l’altare maggiore dedicato a San Pietro e un altare del Rosario.

Sul versante valdese, nello stesso periodo in cui la valle è articolata in 7 parrocchie cattoliche, risultano anche 5 templi valdesi (sorti a partire dagli anni Sessanta del Cinquecento). Tuttavia la cura spirituale è organizzata in tre “églises” con un pastore ciascuna: Villasecca (principale, con Faetto e altre comunità), Maniglia e Massello (con un tempio in ciascuna), e Prali (con tempio anche a Rodoretto). Sempre nel 1846, viene segnalata anche una resistenza della Compagnia del Sacramento nella parrocchia cattolica.

Un Comune “senza capoluogo dominante”: borgate in equilibrio e confini nervosi

Chi arriva a Massello nota subito una cosa: è difficile “puntare” il paese come centro unico. A un certo punto un cartello segnala la sede comunale (a Roberso), però chiesa cattolica e tempio protestante sono al Chiaberso, mentre il presbiterio protestante è ai Reynaud. E altri nuclei—Campo la Salza, Gros Passet, Piccol Passet e altri—restano sullo stesso livello simbolico.

Quindi non c’è una borgata che schiaccia le altre: la geografia umana è dispersa e spesso in equilibrio. Di conseguenza, nel tempo si vede anche una certa instabilità territoriale, dovuta sia a riorganizzazioni “dall’alto” sia a spinte “dal basso”.

Eppure, c’è un paradosso interessante: a questa mobilità dei confini comunali si oppone una difesa durissima dei confini delle proprietà private. Nei procedimenti giudiziari del Settecento compaiono risse e scontri per sconfinamenti nella raccolta di fieno, castagne o nel pascolo. Non sorprende, quindi, che la definizione dei confini più “litigiosi” sia spesso legata agli alpeggi in quota, dove ogni metro conta.

Popolazione: crescita lunga, poi caduta verticale

I numeri demografici raccontano una storia molto chiara. All’inizio cresce, e anche con un certo ritmo; poi, però, arriva lo spopolamento.

  • 1698: 213 abitanti
  • 1734: 277
  • 1753: 340
  • 1777: 432 (di cui 83 cattolici e 349 valdesi)
  • 1842: 733
  • 1853: 801 (di cui 98 cattolici e 703 valdesi)
  • 1881: 670, con l’inizio dei flussi migratori e l’inversione di tendenza
  • ultimo censimento citato: 88 persone

Perciò, Massello non è solo “storia valdese”: è anche un caso duro di depauperamento demografico in area alpina.

FAQ – Capire Massello tra valdesi, borgate e guerre

Perché Massello è considerato “centrale” nella storia valdese?

Perché nel 1686 e nel 1689–1690 il vallone di Balziglia diventa un teatro decisivo di resistenza, assedi e fughe, con un’eco che nel Seicento arriva a livello europeo.

Cosa succede il 17 maggio 1686?

Dopo tre tentativi, Catinat torna con 550 uomini scelti, chiude i difensori senza scampo e fa uccidere circa 60 persone tra uomini, donne e bambini; un prigioniero viene poi impiccato.

Qual è l’episodio “militare” più noto del 1690?

L’attacco del 2 maggio 1690: 4.000 francesi contro 370 valdesi superstiti, respinti da una bufera di neve con perdite francesi molto alte (200 soldati e 20 ufficiali).

Perché Massello sembra “senza centro”?

Perché le borgate restano in equilibrio: il municipio è a Roberso, ma chiese e tempio sono al Chiaberso, e il presbiterio protestante ai Reynaud. Quindi l’identità è diffusa, non concentrata.

Massello è lo stesso di Macello vicino a Pinerolo?

No. Proprio per evitare confusione, in alcune fonti compare la forma “Massellum”, usata per distinguere questa località della Val Germanasca dal Macello “di pianura” nel Pinerolese.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende