Chiesa dei Santi Maria Maddalena e Stefano di Villafranca Piemonte: la parrocchiale di Santo Stefano

Da Alessandro Maldera
Febbraio 12, 2026

La chiesa dei Santi Maria Maddalena e Stefano (spesso chiamata semplicemente chiesa di Santo Stefano) è la parrocchiale di Villafranca Piemonte. Si trova nel borgo di Soave, ai margini della maglia regolare del paese, con un sagrato affacciato sulla direttrice storica tra area cuneese e torinese. Inoltre, tra campanile gotico e interventi più recenti, l’edificio racconta secoli di trasformazioni senza perdere la sua identità.
Cosa guardare: facciata, campanile, navate
Dove si trova e perché è “Santo Stefano”
La chiesa è collocata a ridosso di Soave, uno dei due borghi di Villafranca Piemonte. Non è “incastrata” nel reticolo degli isolati: infatti si presenta leggermente esterna, con un sagrato che guarda una direttrice di passaggio importante. Per questo, anche arrivando senza cercarla troppo, la riconosci subito.
Dal punto di vista ecclesiastico è la parrocchiale del paese, nella Città Metropolitana di Torino e nell’Arcidiocesi di Torino, e inoltre rientra nel distretto pastorale Torino Sud-Est.
Storia: dalle origini medievali ai restauri del Novecento e Duemila
La prima citazione di una chiesa dedicata a Santo Stefano risale al 1197. In quel contesto compare anche il borgo nuovo di Villafranca nei documenti, e la dedicazione si collega alla storia di Soave: in sostanza, la titolazione viene “trasportata” dalla chiesa del villaggio d’origine da cui provenivano parte degli abitanti.
All’inizio l’edificio nasce come priorato dell’abbazia di Santa Maria di Cavour. Poi, nel 1315, passa al clero secolare e viene eretto a prevostura: quindi cambia gestione, e di conseguenza cambia anche il ruolo nel territorio.
Alla fine del Trecento l’edificio viene riedificato. La tradizione lega questa fase all’interessamento di Aimone di Savoia, investito del borgo nel 1378 e sepolto a Villafranca nel 1399. In quel periodo, infatti, si concentrano tracce gotiche ancora leggibili soprattutto nel campanile e in alcuni brani affrescati interni.
Nel Seicento, intorno al 1650, si colloca una fase di costruzione e assestamento dell’insieme, che contribuisce a definire la chiesa come la conosciamo oggi. Tuttavia la storia non si ferma lì: nel 1530, anno in cui la comunità viene duramente colpita da un’epidemia, la cura d’anime passa agli Agostiniani. Gli stessi Agostiniani restano fino al 1801, quando le soppressioni napoleoniche li portano a lasciare la chiesa. Nel frattempo, tra XVII e XVIII secolo, si registrano interventi di rinnovamento sugli altari e sull’apparato decorativo, cioè sulle parti che “fanno” l’interno.
Più tardi, nel 1898, viene rimaneggiata la facciata e si risistemano alcune parti dell’edificio con un’impronta neogotica, segnalata anche in un documento di Alfredo D’Andrade. Poi, negli anni Settanta del Novecento, per adeguare la chiesa alle norme postconciliari, vengono inseriti nel presbiterio il nuovo altare rivolto verso l’assemblea e due leggii che fungono da amboni: quindi cambia la liturgia, e cambia di conseguenza anche l’assetto dello spazio.
Infine arrivano i restauri più vicini a noi: tra 2004 e 2005 si interviene sulla cappella collocata nella torre campanaria. Poi, tra 2007 e 2008, si lavora sul restauro pittorico della facciata, sul rifacimento del manto di copertura e sul restauro della torre campanaria.
Facciata: tre moduli, guglie e l’affresco di Santo Stefano
La facciata è a salienti e rivolta a ponente. È tripartita da paraste che reggono i pinnacoli, e questa scansione la fa sembrare “alta” anche da lontano. Al centro si apre il portale maggiore, con tre finestre soprastanti e un affresco dedicato a Santo Stefano. Ai lati, invece, trovi due ingressi secondari e due rosoni: quindi la facciata mantiene un equilibrio chiaro, senza eccessi.
L’accesso principale avviene tramite un portone ligneo centrale. Tuttavia ci sono anche due accessi laterali, più piccoli e anch’essi in legno, utili nei momenti di maggiore afflusso o nelle funzioni secondarie.
Campanile: cotto, bifore e una cuspide slanciata
Annesso alla parrocchiale c’è un campanile a base quadrata. La cella campanaria presenta su ogni lato una monofora e, in alto, è coronata da una guglia. Ma il dato più caratteristico è la lettura “storica”: il campanile, risalente al XIV secolo, è in cotto e mostra quattro ordini di bifore, pinnacoli e una cuspide molto slanciata.
È collocato arretrato rispetto alla facciata, sulla destra, e questa posizione lo rende un segnale urbano riconoscibile. Inoltre sono presenti dodici campane funzionanti, dettaglio non scontato per un complesso di questa età.
Interno: croce latina, tre navate e volte affrescate
L’interno è impostato su una pianta a croce latina. Si sviluppa in tre navate, separate da archi a tutto sesto poggiati su massicce colonne corinzie. Le navate sono coperte da volte a crociera affrescate con motivi floreali: quindi l’impianto resta “classico”, ma l’occhio viene catturato dalla decorazione.
All’incrocio tra navata centrale e transetto, la volta della crociera è sostenuta da quattro pilastri a fascio. Dalle navate laterali si aprono tre cappelle per lato. La prima a destra, entrando, è destinata al fonte battesimale, con la vasca collocata centralmente.
Il presbiterio è leggermente rialzato e si apre con un ampio arco a sesto acuto. È coperto da una volta a crociera interamente dipinta. Al centro trovi l’altare maggiore ligneo a mensa, inserito negli anni Settanta, mentre più indietro resta l’antico altare in marmi policromi. Sul fondo l’abside semicircolare ospita gli stalli lignei del coro e, sopra, un catino riccamente affrescato: perciò lo sguardo viene naturalmente “tirato” verso la chiusura absidale.
Materiali e dettagli: pavimento, copertura e arredi
La struttura è in muratura. L’aula e il presbiterio sono coperti da volte a crociera affrescate, mentre l’abside è chiusa da un catino semicircolare. La pavimentazione è in pietra con un disegno a rombi beige e grigi, che accompagna il passo senza rubare la scena alle volte.
Il manto di copertura è in coppi. All’interno, inoltre, sono presenti banchi e cantoria lignei, dipinti, sculture, candelabri e lampadari: quindi non è solo un luogo di culto, ma anche un contenitore di arredi e memoria.
Stato di conservazione: buono, ma con segnali da tenere d’occhio
Nel complesso l’edificio si presenta in buone condizioni. Tuttavia, all’interno, si rilevano alcune crepe e danni dovuti all’umidità di risalita. Non è un’anomalia rara in chiese storiche di pianura, però è un elemento che spiega certe tracce sui muri e alcune zone più “stanche” rispetto ad altre.
FAQ -Risposte chiare su facciata, campanile e interni
Si trova nel borgo Soave, ai margini della maglia regolare del paese, con un sagrato affacciato su una direttrice viaria storica tra area cuneese e torinese
La prima citazione è del 1197, diventa prevostura nel 1315, viene riedificata a fine Trecento e conosce interventi significativi tra 1650, 1898, anni Settanta, e i restauri 2004–2008
È a salienti e tripartita, con guglie, portale centrale, rosoni laterali e un affresco dedicato a Santo Stefano sopra l’ingresso principale
È in cotto, risale al XIV secolo, ha ordini di bifore e una cuspide slanciata; inoltre ospita dodici campane funzionanti
La pianta a croce latina, le tre navate con colonne corinzie, le volte a crociera affrescate, l’abside con coro ligneo e il presbiterio con altare degli anni Settanta e l’antico altare in marmi policromi

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



