Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte: storia del feudo e segni ancora visibili sulla fortezza

Da Alessandro Maldera
Febbraio 11, 2026

Il Castello di Marchierù è uno di quei luoghi che confondono apposta: viene chiamato castello, ma anche casaforte, perché nasce con un’anima difensiva e poi cambia pelle. Si trova nel territorio di Villafranca Piemonte, nell’area di Borgata Soave, lungo la SP153. E, soprattutto, è citato già nel 1220, quindi non è una “villa inventata” dopo. Inoltre, le trasformazioni tra Ottocento e Novecento sono ancora scritte sulle facciate, basta saperle leggere.
Cronologia della Roccaforte di Villafranca Piemonte
Dove si trova Marchierù
Marchierù è collocato tra Airasca e Saluzzo, nell’area dell’alta valle del Po, in territorio villafranchese. È inserito all’interno di una cinta muraria che circonda il complesso. Perciò la prima impressione è quella di un nucleo chiuso, “da presidio”, anche se oggi l’immagine è quella di una dimora di campagna.
Castello o casaforte: perché i nomi si sovrappongono
Marchierù è indicato sia come Castello sia come Casaforte. Infatti, in origine si tratta con molta probabilità di una fortezza militare, poi riconvertita e addomesticata nel tempo. Quindi, se lo guardi aspettandoti solo merli e feritoie, ti perdi metà storia: l’altra metà è fatta di adattamenti, rinforzi e nuove funzioni.
Origini documentate: dal 1220 alle ricostruzioni medievali
La prima menzione utile arriva nel 1220, quando l’abbazia benedettina di Santa Maria di Cavour riceve una donazione intestata a Marzerutum/Marzarutum. Tuttavia, la presenza del luogo e dei beni è intrecciata anche a dinamiche territoriali più ampie: nel 1251, i discendenti della famiglia Aicardi (ramo dei Signori di Barge) vendono terreni, compresi quelli di Marchierù, a Tommaso II di Savoia per 700 libbre e 500 buoni segusini. Da lì, la storia diventa una staffetta dinastica che dura secoli.
Il nome Marchierù: le ipotesi e quella più credibile
Sull’etimologia si sono dette parecchie cose. Alcuni la collegano a “macheron” (mucchio) o al provenzale-piemontese “macaroun” (mucchio di macerie). Altri, invece, tirano in ballo la “marca di confine”, perché l’area toccava il limite tra Marchesato di Saluzzo e Savoia-Acaia. Eppure l’ipotesi più solida è un’altra: Marchierù come richiamo alla marcita e ai luoghi dove si metteva a macerare la canapa, in una zona ricca d’acqua e di risorgive. Inoltre, questa lettura combacia con la vocazione agricola e irrigua del territorio.
Proprietari e passaggi: una linea lunga (Barge, Savoia, Petitti, Solaro, Filippi)
La proprietà cambia molte volte, e qui conviene tenere i punti fermi.
- In una prima fase, i riferimenti portano ai Signori di Barge e ai loro rami familiari.
- Poi, tra XIV e XV secolo, Marchierù passa alla famiglia Petitti e resta con loro fino al 1482.
- Nel 1483 rientra nell’orbita sabauda e viene assegnato, in una fase successiva, a rami legati agli Acaia-Racconigi e a legami matrimoniali (tra cui Claudia sposata Besso-Ferrero, marchese di Masserano).
- Nel 1640 arriva ai Conti Solaro di Macello.
- Più tardi, per successione, la proprietà risulta divisa: Cacherano di Osasco da una parte e Filippi di Baldissero dall’altra. In questa fase, per la quota Cacherano, Marchierù viene costituito in Commenda dal Sovrano Militare Ordine di Malta (circa metà Settecento).
- Tra fine Settecento e primi Ottocento, Vittorio Ignazio Filippi di Baldissero riscatta anche l’altra metà e diventa l’unico proprietario (nelle fonti interne ricorrono date come 1800 e l’atto di 1827).
Da lì, la linea prosegue: Carlo Alberto Filippi di Baldissero (membro della Regia Accademia di Agricoltura di Torino) scrive manuali sul lavoro agricolo e avvia una rete di irrigazione per le campagne. Poi, il figlio Enrico introduce migliorie architettoniche. Infine, il castello passa a una figlia sposata con il conte Vittorio Prunas Tola, e ai discendenti tuttora proprietari.
Dalla fortezza trecentesca alla villa: cosa cambia davvero
L’immagine attuale è il risultato di interventi che “spostano” Marchierù verso la residenza rurale.
- 1808: dopo un forte terremoto nell’area villafranchese, vengono realizzati consolidamenti con contrafforti sulle pareti est e ovest e con tiranti visibili sulle facciate. Inoltre, è probabile che in questa fase venga abbassato un ulteriore piano delle torri sul lato nord.
- 1933: compaiono arcate sulla parete est del sottotetto, legate al cambio d’uso di ambienti adiacenti e alla necessità di “aprire” una parete prima cieca perché il locale vicino era usato come deposito.
- 1972: viene installato un ascensore, inserito in un ampliamento mimetico della torre sul lato ovest, con accesso garantito tramite il garage del cascinale, così da risolvere i dislivelli senza “sfondare” le facciate.
Il cascinale e le aggiunte novecentesche
Del cascinale non emergono tracce documentarie dirette, però le tipologie architettoniche indicano continuità del complesso. Nel 1958 viene prolungata la manica ovest. Più di recente, invece, si aggiunge un garage sul lato destro del fronte nord. Quindi, accanto al “castello”, vive un sistema di edifici di servizio che spiega la vocazione agricola del sito.
Cosa guardare oggi sulle facciate
L’edificio è in mattoni e appare in ottimo stato di conservazione. La parte più bassa della facciata anteriore, però, è un’aggiunta successiva. In alto, invece, affiora il nucleo più antico: si notano merli a coda di rondine e archetti sul coronamento dell’ultimo piano, legati a una sopraelevazione tarda. Inoltre, alcune finestre (anche tamponate) mostrano aperture a tutto sesto e decorazioni a fasce bicolori, dettagli che aiutano a riconoscere le fasi e le “correzioni” nel tempo.
FAQ – Dubbi tipici sulla fortezza
È indicato in entrambi i modi perché nasce come fortezza e, nel tempo, viene trasformato fino a un’immagine da villa di campagna
La citazione più antica riportata è il 1220, in un documento legato a una donazione all’abbazia di Santa Maria di Cavour
Le ipotesi sono varie, però la più credibile lo collega alla marcita e alla macerazione della canapa, in un’area ricca d’acqua e risorgive
Spesso sono evidenti i tiranti e i segni di consolidamento riferiti al 1808, dopo un terremoto che colpì il territorio villafranchese
Tra i passaggi principali compaiono i Savoia/Acaia, i Petitti, i Solaro di Macello, i Cacherano di Osasco e i Filippi di Baldissero, fino ai Prunas Tola

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



