Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Storia » Storia di Bricherasio: dalla villanova del 1324 al grande assedio del 1594 e alla rinascita moderna

Storia di Bricherasio: dalla villanova del 1324 al grande assedio del 1594 e alla rinascita moderna

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 03, 2026

Bricherasio non è “solo” un paese della pianura pinerolese: è un luogo che ha cambiato posizione e pelle per sopravvivere. Prima viveva nelle vallette laterali, poi ha scelto una villanova pianificata attorno alla collina del Castello. E quando nel 1594 arrivò l’assedio, la storia locale finì sotto gli occhi d’Europa. Da lì in avanti, infatti, si alternano distruzioni e ripartenze, fino al Novecento.

Bricherasio in breve

Due date per orientarti: 1324 (franchigie e villanova) e 1594 (assedio e resa)
Il centro “di oggi” nasce attorno al colle del Castello, non nelle vallette originarie
L’asse urbano che riconosci come spina dorsale deriva dalla deviazione della strada storica verso la Val Pellice
Dopo il 1594, il castello viene demolito per evitare un riuso militare futuro

Dalle tracce più antiche ai primi nomi nei documenti

Le tracce più lontane si leggono “di lato”: incisioni rupestri sulle pendici del monte Vandalino, monete e laterizi che rimandano all’età romana. Tuttavia la prima conferma scritta di un nome legato a Bricherasio arriva nel 1159, quando compare un “Guglielmo di Bricherasio” come testimone in un atto legato ai signori di Luserna e all’abbazia di Staffarda. Da quel momento, quindi, il territorio entra stabilmente nel radar dei poteri locali.

Prima del capoluogo: San Michele, il Chiamogna e il “Castelvecchio”

All’inizio l’insediamento principale non stava dove lo vedi oggi. Il nucleo più antico viene tradizionalmente collegato all’area di San Michele e alle vallette del Chiamogna e di San Michele, dominate dall’antico Castelvecchio. Era un abitare “stretto”, pratico ma scomodo: si pagavano pedaggi, i collegamenti non erano fluidi e, soprattutto, i flussi commerciali lungo la Val Pellice iniziavano a contare sempre di più.

1324: franchigie e nascita della villanova sul colle di Santa Maria

Qui arriva la prima data che spiega tutto. Il 18 luglio 1324 Filippo d’Acaia concede al Comune una grande carta di franchigie, che riprende e rafforza un accordo precedente del 1291. Non è un dettaglio da archivio: è l’atto che “accende” un nuovo Bricherasio.

Infatti la carta non si limita a regolare diritti e doveri: spinge a costruire un centro nuovo attorno al colle di Santa Maria (oggi più noto come collina del Castello), dove si trovava il Castello Nuovo dei signori di Bricherasio. Di conseguenza nasce una villanova, cioè un abitato progettato con logica urbanistica: strade più leggibili, spazi organizzati, e persino una deviazione dell’asse viario che da Pinerolo risaliva verso la Val Pellice e il confine francese. Quell’asse, nel tempo, diventerà l’arteria che oggi riconosci come Via Vittorio Emanuele II.

Tra Acaia, Saluzzo e Monferrato: un equilibrio instabile

La villanova parte, però non vive in pace. Gli attriti tra il principe d’Acaia e i marchesi di Saluzzo e Monferrato rendono la zona nervosa. Poi, nel 1360, dopo una sconfitta degli Acaia contro i Savoia (alleati del Monferrato), gli Acaia perdono i loro territori. A quel punto cambia il padrone del gioco.

1360: il feudo ai Cacherano e l’età degli Statuti

Il nuovo potere sabaudo infeuda Bricherasio ai Cacherano, famiglia astigiana arricchita anche con attività bancarie. Da lì in avanti, quindi, la vita locale si muove su due binari: da un lato l’autorità comunale, dall’altro la signoria feudale che resta protagonista per secoli.

In questo quadro arriva un’altra tappa concreta: nel 1467 vengono redatti gli Statuti comunali, un corpo organico di norme e consuetudini che fotografa un Comune ormai adulto. Inoltre, in età tardo-medievale, Bricherasio mostra una certa vivacità commerciale, segno che la villanova non è solo “un trasloco”, ma un investimento riuscito.

1537–1594: guerre europee e il mese che fece tremare Bricherasio

Il XVI secolo chiude una fase favorevole e apre la stagione dura. Le guerre tra potenze europee passano anche qui: Bricherasio viene colpita più volte e subisce un primo assedio importante già nel 1537.

Poi arriva il colpo grosso. Nell’ottobre 1592 le truppe francesi guidate dal generale ugonotto Lesdiguières occupano Bricherasio e trasformano la piazzaforte: baluardi rinforzati, opere difensive potenziate, cannoni. Perciò il paese diventa una chiave militare nel sistema di controllo delle valli.

Nel settembre 1594 il duca Carlo Emanuele I di Savoia raduna un esercito enorme (con contingenti piemontesi, lombardi, svizzeri e spagnoli) e chiude Bricherasio in un assedio che dura oltre un mese. Dentro ci sono circa 800 soldati francesi. Fu un evento seguito e raccontato, cantato dai poeti di corte e fissato anche in immagini da un pittore legato all’ambiente sabaudo, il fiammingo Caracca (Johan Kraeck).

Il 23 ottobre 1594 arriva la resa. Tuttavia la storia non finisce con la bandiera abbassata: i vincitori, infatti, scelgono subito la linea dura e procedono alla distruzione del maniero, così da impedire che in futuro torni a essere un avamposto dell’invasore.

Seicento: devastazioni, peste e contrasti religiosi

Il Seicento non è un secolo gentile. Le guerre e la peste tornano, il castello viene preso e perso più volte e solo nel 1630 Bricherasio rientra stabilmente sotto i Savoia, ma in condizioni pesantissime: mulini distrutti, pestilenze, campagne compromesse e ampie parti dell’abitato danneggiate. Di conseguenza cambia anche la topografia: si ricostruisce, si aggiusta, si sposta.

Inoltre, alle tensioni politiche si sommano quelle religiose tra cattolici e valdesi, che in questa area hanno lasciato conflitti e ferite. Nel 1690 si ricorda anche un eccidio che costò la vita a circa 80 abitanti, compiuto da truppe francesi guidate dal colonnello Sailly. Solo con la chiusura della guerra di successione spagnola, nel 1714, si esce dall’epoca più buia.

Pellice, acque e “terre comuni”: una storia meno epica ma decisiva

Quando non sparano, qui si litiga sull’acqua. Il torrente Pellice è risorsa e minaccia: piene, mutamenti d’alveo e irrigazione generano cause e contenziosi lunghissimi tra comunità vicine, che si trascinano per secoli. Accanto a questo, esistono anche le proprietà comuni lungo il greto, le cosiddette “fittere”: già tutelate dagli Statuti, però nel tempo diventano terreno di conflitto perché cambiano uso, vengono coltivate, e soprattutto incidono sulla sicurezza idraulica.

Rivoluzione e Restaurazione: 1797, rottura e ritorno

La Rivoluzione francese arriva anche qui. Nel 1797 i Cacherano vengono allontanati e Bricherasio dichiara fedeltà al governo provvisorio repubblicano del Piemonte. Tuttavia nel 1814, con la Restaurazione, la famiglia rientra. Sono anni in cui il paese torna a crescere, pur tra cambiamenti politici rapidi e spesso contraddittori.

Ottocento: servizi, personaggi e industrie che cambiano l’economia

Nel XIX secolo Bricherasio non vive solo di campi. Da una parte si investe in scuole, assistenza e servizi, anche grazie all’azione di figure locali come il generale Filippo Brignone ed Edoardo Giretti. Dall’altra, infatti, si sviluppano attività produttive che pesano davvero: seta, distillati e cioccolato diventano comparti significativi.

Inoltre l’arrivo delle linee ferroviarie migliora i collegamenti e rende più semplice muoversi, commerciare e attrarre lavoro.

Novecento: fascismo, Resistenza e il trauma dei rastrellamenti

Il periodo fascista irrigidisce la vita pubblica. Poi arriva la guerra e, con essa, la Resistenza: Bricherasio vive episodi di coraggio ma anche pagine nerissime. Tra queste, viene ricordata la strage della borgata Badariotti: il 18 novembre 1944, durante un rastrellamento, truppe tedesche e reparti italiani della Repubblica di Salò uccidono un’intera famiglia innocente. È uno di quei fatti che restano addosso, perché non hanno retorica: hanno solo conseguenze.

Dal dopoguerra a oggi: un paese moderno, ma con memoria leggibile

Nel secondo dopoguerra arrivano trasformazioni concrete: sviluppo dell’edilizia, servizi più stabili, e anche cambiamenti simbolici come la trasformazione dell’ospedale in casa di riposo e la costruzione della scuola media nel capoluogo. Oggi, quindi, Bricherasio continua a crescere con un’impronta moderna, ma la sua storia resta riconoscibile nella pianta del centro e nella collina del Castello: basta saperla leggere.

FAQ – Delucidazioni su Date, luoghi, assedi

Quali sono le due date chiave della storia di Bricherasio?

Soprattutto 1324, quando le franchigie degli Acaia favoriscono la nascita della villanova, e 1594, l’anno del grande assedio concluso con la resa del 23 ottobre e la successiva demolizione del maniero

Perché il centro storico è “a griglia” e così leggibile?

Perché la villanova nasce con un impianto pianificato, e quindi strade e spazi seguono una logica urbanistica più ordinata rispetto ai nuclei più antichi nelle vallette

Che cosa succede nel 1594, in concreto?

Carlo Emanuele I assedia Bricherasio con un esercito molto numeroso contro una guarnigione francese di circa 800 uomini, e dopo oltre un mese arriva la resa del 23 ottobre, con conseguente scelta di demolire il castello per impedirne il riuso militare

Perché nelle fonti locali si parla spesso di acqua e Pellice?

Perché piene, mutamenti d’alveo e irrigazione hanno generato per secoli contenziosi e decisioni comunitarie, con effetti diretti su campi, proprietà comuni e sicurezza del territorio

C’è un episodio del Novecento che segna la memoria del paese?

Sì: durante la Resistenza, tra i fatti più dolorosi ricordati c’è la strage della borgata Badariotti del 18 novembre 1944, avvenuta durante un rastrellamento

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende