Parco e Villa Doria il Torrione di Pinerolo: dalla fortificazione del 1558 al parco romantico ottocentesco

Da Alessandro Maldera
Febbraio 02, 2026

Parco e Villa Doria Il Torrione di Pinerolo non sono una “villa carina” da guardare due minuti e salutare. Qui, infatti, la storia parte da un impianto di origine medievale e, passo dopo passo, si trasforma in una residenza dall’impronta neoclassica. Inoltre il parco non fa da cornice: è parte del progetto, perché casa e verde sono stati pensati come un’unica scena, costruita per accompagnarti con prospettive e cambi di atmosfera.
Lettura veloce: cosa guardare
– Origini documentate nel 1558 e trasformazione da struttura castellata a villa
– Interventi ottocenteschi con Michela e Antonelli, poi passaggio ai Doria Lamba (1856)
– Parco romantico legato a Kurten: scorci, vialetti e viste “disegnate”
– Per la visita: il parco risulta indicato come accessibile su prenotazione (dati online)
Dove si trova e perché entra bene nel “cosa vedere a Pinerolo”
Il complesso è in Strada del Galoppatoio 20, Pinerolo. In base alle informazioni disponibili online, l’accesso al parco risulta collegato a prenotazione telefonica: quindi è una tappa da incastrare con un minimo di organizzazione. Però, proprio per questo, funziona bene come pausa “lenta”: meno centro storico, più storia lunga e paesaggio curato.
1558: l’immagine più antica che racconta l’origine “forte”
La prima rappresentazione del Torrione viene indicata intorno al 1558 e viene attribuita a Bertino Rivetti. La descrizione è chiara: non nasce come residenza gentile, ma come struttura castellata, con mastio, torre merlata e un perimetro murario a quadrilatero con torri agli angoli. In altre parole: all’inizio è difesa e controllo, poi diventa dimora.
Dal fortilizio alla villa: passaggi di proprietà e cambio di funzione
Con il tempo l’edificio passa a famiglie locali (si citano, tra le altre, i Trucchietti e i Conti Canera di Salasco) e nel Seicento cambia ruolo, diventando una villa di campagna con giardini. Tuttavia la svolta vera matura tra fine Settecento e Ottocento, quando la residenza viene ampliata e reinterpretata secondo un gusto più ordinato e “moderno”, lontano dall’immaginario del castello.
Michela e Antonelli: l’Ottocento che mette in riga il Torrione
All’inizio dell’Ottocento sono ricordati interventi di Ignazio Michela e Alessandro Antonelli. Di conseguenza l’identità del complesso si sposta: meno fortificazione, più residenza leggibile, coerente con l’estetica neoclassica e con una nuova relazione tra corpo principale e spazi di servizio.
1856: arriva il marchese Leone Doria Lamba
Nel 1856 il Torrione viene acquistato dal marchese Leone Doria Lamba. Inoltre la narrazione lega la famiglia alla tradizione genovese e alla figura dell’ammiraglio Lamba Doria, ricordato per la battaglia di Curzola (1298). Quindi il luogo non è soltanto scenografia: porta con sé una memoria dinastica, con riferimenti storici puntuali.
Gli interni: non solo facciata, ma sale che “raccontano”
La villa si sviluppa su tre piani. L’ingresso viene descritto come un salone di gusto barocco, con un doppio affaccio che lega viale e parco. Al primo piano è citato un salone da ballo a pianta ovoidale, con pavimento a mosaico in marmi policromi, oltre a decorazioni ottocentesche (anche con soggetti mitologici) e motivi a grottesche e segni zodiacali nelle camere. Insomma: anche se arrivi per il giardino, dentro trovi dettagli da osservare con calma.
Il parco: non “verde”, ma progetto
Il parco non nasce per riempire spazio: nasce da un’idea precisa. È citato un disegno datato 28 marzo 1835, utile per leggere lo sviluppo previsto e il legame tra dimora, giardini e parco come insieme unitario. Inoltre compare il saut de loup (ha-ha) al margine meridionale: una soluzione pensata per non interrompere la vista con muri e per lasciare respirare lo sguardo verso la campagna e il Chisone.
Kurten e il giardino romantico “all’inglese”
Il Torrione viene collegato a Xavier Kurten e al gusto del giardino all’inglese, dove la natura sembra spontanea ma in realtà è guidata. Perciò la passeggiata funziona perché cambia ritmo: scorci, quinte verdi, curve, aperture improvvise e prospettive costruite per farti “sentire” il luogo, non solo vederlo.
Lago e idee scenografiche: il parco come racconto a episodi
Tra gli elementi ricordati compaiono progetti per un “tempio celtico” sulle sponde del lago e la casa del guardiacaccia. Anche se non tutto coincide oggi con i disegni originari, l’impostazione resta leggibile: il parco è pensato come sequenza di scene, non come un unico panorama piatto.
Alberi e ortensie: quando la botanica diventa architettura
Nel parco sono citate numerose specie arboree (tra cui querce, tigli, platani, cedri, ginkgo, magnolie e altre). Inoltre vengono nominate anche ortensie specifiche, come Hydrangea arborescens ‘Annabelle’ e Hydrangea ‘M.me Emile Mouillière’, usate come tocchi di colore nel disegno complessivo. Quindi la visita non è solo “verde”: è un paesaggio costruito anche con dettagli botanici.
FAQ – Mini guida alle domande più comuni
In base alle informazioni online disponibili, l’accesso al parco risulta indicato come su prenotazione telefonica.
Di solito guida il parco, perché è progettato come percorso di scorci e prospettive; però gli interni hanno sale e decorazioni che meritano una sosta se ti interessa l’aspetto storico-artistico.
La raffigurazione del 1558 con mastio e impianto murario, e la trasformazione successiva fino alla fase neoclassica ottocentesca.
Il salone d’ingresso di impronta barocca e, al primo piano, il salone da ballo ovoidale con pavimento in marmi policromi, oltre alle decorazioni ottocentesche.
Non per forza: online sono indicati orari e tariffa, ma possono esserci variazioni stagionali. Quindi, prima di andare, conviene verificare tutto con una chiamata.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



