Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Altopiano dei Tredici Laghi di Prali: la conca dgli specchi d’acqua tra creste, mulattiere e memoria militare

Altopiano dei Tredici Laghi di Prali: la conca dgli specchi d’acqua tra creste, mulattiere e memoria militare

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 01, 2026

L’Altopiano dei Tredici Laghi è una conca d’alta quota della Val Germanasca, in Piemonte, nel territorio di Prali. Si sviluppa tra 2.300 e 2.550 metri, quindi l’ambiente cambia in fretta rispetto al fondovalle. Inoltre qui non vai “a caccia di un solo punto”: il senso è attraversare un sistema di piccoli laghi e rilievi, leggendo il paesaggio passo dopo passo. Perciò è una meta perfetta se vuoi un trekking con contenuto, non solo dislivello.

Coordinate rapide per orientarti

• Quota: 2.300–2.550 m in Val Germanasca, nel comune di Prali
• “Tredici” laghi: in pratica ne vedi 11–12 perché il Lago della Carota è interrato e il Lago della Noce compare soprattutto al disgelo
• Accesso comodo: seggiovia fino al Bric Rond (ingresso alto) oppure salita a piedi dal sentiero 204
• Segni storici: Ricoveri Perrucchetti, casermette e resti militari lungo i sentieri 201 e 230
• Curiosità: al Lago Rametta (“dei cannoni”) restano due fusti impiegati nel giugno 1940 durante la Battaglia delle Alpi Occidentali

Geografia della conca: cime, passi e corso d’acqua

L’altopiano ha la forma di una grande ciotola naturale. Tuttavia non è aperto ovunque: su più lati è chiuso da creste e passi che lo rendono un vero vallone d’alta montagna.

Le cime che “chiudono” l’altopiano

A nord trovi il Cappello d’Envie (2.618 m), mentre a nord-est si collocano Punta Founset e il Passo della Cialancia (2.683 m). Poi, verso est, entrano in scena la Punta Cialancia (2.855 m) e il Passo Roux (2.830 m). Infine, a sud, domina la Punta Cournour (2.867 m). In altre parole: la conca è “incastrata” tra quote serie, e questo spiega sia i panorami sia l’aria da alta quota.

Il rio dei Tredici Laghi e il Germanasca

Il vallone è attraversato dal rio dei Tredici Laghi, che scorre verso ovest e confluisce nel torrente Germanasca. Quindi l’acqua non è un dettaglio estetico: è la struttura stessa del posto. Inoltre proprio la presenza di conche e ristagni spiega la sequenza di specchi d’acqua che danno il nome all’altopiano.

I laghi: perché i Tredici non si vedono sempre tutti

Qui c’è un punto che conviene chiarire subito. Il nome parla di tredici laghi, però la realtà varia con le stagioni. Di conseguenza, in certi periodi puoi contare dodici o undici bacini visibili, non sempre tredici “pieni”.

Elenco dei laghi principali

I laghi associati alla conca sono: Lago Bianco, Lago della Drajo (il termine rimanda a “traccia” nel parlato locale), Laghi Gemelli, Lago Lungo, Lago Nero, Lago Primo, Lago dell’Uomo, Laghi Verdi, Lago Rametta (o Ramella, noto anche come “lago dei cannoni”), oltre a Lago della Noce e Lago della Carota.

Lago della Carota e Lago della Noce: il motivo delle assenze

Il Lago della Carota oggi risulta totalmente interrato, quindi non lo vedi più come specchio d’acqua. Il Lago della Noce, invece, tende a riempirsi soprattutto nel periodo del disgelo e può sparire o ridursi molto in estate. Perciò non è una “sfortuna”: è proprio la dinamica naturale del posto.

Tracce storiche in quota: casermette, ricoveri e cannoni

L’Altopiano dei Tredici Laghi non è solo natura. Infatti nel vallone restano diverse testimonianze militari: casermette abbandonate, le strutture chiamate Ricoveri Perrucchetti e alcune vie militari che tagliano i pendii. I Ricoveri Perrucchetti furono realizzati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e sono dedicati a Giuseppe Domenico Perrucchetti, legato alla nascita del corpo degli Alpini. Inoltre, lungo i tracciati storici, ricorrono i riferimenti ai sentieri 201 e 230, pensati proprio per risalire dai valloni verso le quote.

Il dettaglio più “concreto” è però al Lago Rametta/Ramella. È chiamato anche “dei cannoni” perché nelle sue vicinanze restano due fusti di cannone da 149/35, superstiti dei pezzi utilizzati nel giugno 1940 dalla 149ª batteria di artiglieria della Guardia alla Frontiera durante la Battaglia delle Alpi Occidentali. Quindi qui la storia si tocca, senza bisogno di didascalie.

Itinerari e accessi: seggiovia e sentieri per entrare nella conca

L’altopiano si può raggiungere con logiche diverse. E la cosa utile è questa: non esiste “un solo ingresso giusto”. Invece puoi scegliere in base a allenamento, stagione e tempo che hai.

Da Ghigo e da Prali: sentiero 204

Un accesso classico è la salita a piedi dal sentiero 204, che parte dall’area di Prali e ti fa entrare nella conca da ovest. Se inizi da Ghigo di Prali (1.455 m), la giornata diventa più fisica: parli di circa 950 metri di dislivello per arrivare in alto. Tuttavia, proprio per questo, l’arrivo ai primi laghi “pesa” di più, e spesso è quello che si ricorda.

Dal Bric Rond: ingresso “alto” e giro dei laghi

L’opzione più comoda è la seggiovia che sale al Bric Rond (circa 2.540 m). Da qui, aggirando il Cappello d’Envie, entri nel vallone dall’alto, cioè da nord. In estate l’impianto riduce drasticamente tempi e fatica: in pratica arrivi già in quota e trasformi la gita in un trekking panoramico, non in una lunga salita.

Da est e da sud: passi della Cialancia, Roux e sentiero 230

Se invece arrivi “da fuori”, esistono accessi da est attraverso i passi della Cialancia e del Roux. Inoltre, da sud, puoi salire lungo il sentiero 230, passando per il Col Giulian e la Costa Belvedere. Queste varianti, però, richiedono più attenzione alla traccia e alla gestione della giornata, soprattutto se il meteo è incerto.

Giro dei laghi: difficoltà, dislivelli e come gestire la giornata

Il giro dei laghi viene spesso descritto come un percorso relativamente facile, perché segue in buona parte vecchie mulattiere militari e alterna tratti in piano a saliscendi mai “cattivi”. Tuttavia non va scambiato per una passeggiata breve: i tempi dipendono da quanta conca vuoi esplorare davvero. Inoltre, sul circuito interno dei bacini, si parla di circa 9,71 km e di un dislivello positivo nell’ordine dei 387 m, quindi la stanchezza arriva più per continuità che per pendenze.

Il vantaggio pratico è che non sei obbligato a “chiudere tutto”. Di conseguenza puoi tagliare e rientrare verso la seggiovia quando vuoi, senza trasformare la giornata in una marcia forzata. E sì: qui conviene ragionare per scelte, non per orgoglio.

Panorami e deviazioni: Punta Cialancia e Punta Cournour

Una volta in conca, puoi restare sul giro base. Oppure, se sei allenato, puoi allungare. Le deviazioni più citate portano a Punta Cournour (2.867 m, EE) e a Punta Cialancia (2.855 m, E/EE). Da queste quote la visuale si apre “a 360”: a sud compare spesso il profilo del Monviso e, oltre la pianura, si intravedono le Alpi Liguri. Verso nord, nei giorni limpidi, puoi riconoscere Rocciamelone, Gran Paradiso e il massiccio del Monte Rosa. Tuttavia, se il sentiero diventa più ripido o un po’ esposto, la regola è semplice: si torna indietro senza drammi.

Fauna e flora: cosa puoi incontrare sul serio

In alta Val Germanasca la fauna è quella tipica alpina. Quindi puoi vedere stambecchi e camosci alle quote più alte, mentre più in basso compaiono cinghiali, cervi e caprioli. In cielo, inoltre, non è raro osservare grandi veleggiatori come i grifoni; possono comparire anche rapaci come l’aquila reale. Si citano pure presenze più “speciali”: la salamandra di Lanza, completamente nera, è indicata come specie legata a questo settore montano. E, in generale, non mancano segni di passaggio di predatori come il lupo, anche solo come tracce.

Sul lato vegetazione, il versante più basso ospita specie e boschi con larici, oltre ad altre essenze montane. Più in quota, invece, l’ambiente si fa aperto e roccioso: qui diventano più comuni piante adattate al vento e al freddo, come rododendro, timo serpillo e mirtillo. In altre parole: cambia tutto in pochi metri di quota, e vale la pena accorgersene.

Come arrivare da Torino a Prali e a Ghigo

Da Torino, la via più lineare passa per la A55 fino all’area di Pinerolo. Poi si prosegue sulla SP23R in direzione Perosa Argentina, e da lì si segue la strada che entra nella Val Germanasca fino a raggiungere Prali. Una volta arrivato, continui verso la frazione Ghigo, che è il riferimento pratico per impianti e partenze. Per i meno allenati, inoltre, la seggiovia permette di salire rapidamente a quota intorno ai 2.400–2.500 m e iniziare il trekking già in ambiente d’alta montagna.

Perché vale la visita: lettura del paesaggio, non “solo” trekking

L’Altopiano dei Tredici Laghi funziona perché mette insieme tre livelli nello stesso posto. Prima di tutto c’è la geografia: una conca chiusa da cime e passi, con acqua ovunque. Poi c’è la storia: ricoveri, casermette e perfino cannoni che ricordano un uso militare della montagna. Infine c’è la parte “pratica”: un itinerario gestibile, con possibilità di accorciare, che ti fa vivere la quota senza obbligarti a un’impresa. Quindi, se vuoi capire la Val Germanasca con un colpo solo, qui trovi una sintesi rara.

FAQ – Dubbi comuni sull’Altopiano tempi, accessi, difficoltà

Quanti laghi si vedono davvero sull’Altopiano dei Tredici Laghi?

In genere 11 o 12, perché il Lago della Carota è interrato e il Lago della Noce è spesso visibile soprattutto durante il disgelo

Qual è il modo più facile per arrivare in quota?

La soluzione più comoda è la seggiovia che porta in alto verso il Bric Rond, così inizi il giro dei laghi già in quota

Si può salire a piedi senza impianti?

Sì: puoi raggiungere la conca con il sentiero 204, con una salita più impegnativa (circa 950 m di dislivello se parti dall’area di Ghigo di Prali)

Perché il Lago Rametta è chiamato “lago dei cannoni”?

Perché vicino al lago restano due fusti di cannone da 149/35, legati ai pezzi impiegati nel giugno 1940 durante la Battaglia delle Alpi Occidentali

Ci sono tracce storiche oltre ai laghi?

Sì: nel vallone trovi casermette abbandonate, i Ricoveri Perrucchetti e segmenti di vie militari lungo i sentieri 201 e 230

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende