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Chiesa di Sant′Anna di Perrero (Riclaretto): storia, cantiere settecentesco e architettura essenziale

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Gennaio 22, 2026

La Chiesa di Sant′Anna di Perrero, in area Combagarino (località Riclaretto), è una vicaria che parla chiaro: pochi ornati, forme semplici e materiali da valle. Tuttavia, dietro questa sobrietà c’è una storia precisa, legata ai cantieri del Settecento e alla “normalizzazione” religiosa dopo le guerre di religione. Inoltre, i dettagli costruttivi—dalle lose ai pavimenti in graniglia—rendono la visita concreta, non teorica.

I nomi chiave del cantiere settecentesco

Date chiave: 1688 (vicaria attestata), 1737 (impegno dei mastri), 1739 (100.000 lire), 1740 (istruzioni e stop proposto), 1741 (pagamenti chiusi)
Figure: Giuseppe Gerolamo Buniva (progetto/cantiere), Giovanni Maria Vanelli (esperto), Pietro Manfredo Danna (vicario)

Dove si trova la chiesa e com’è inserita nel borgo

La chiesa si trova a Riclaretto, nel comune di Perrero. L’edificio è libero su tre lati, mentre il lato di fondo è addossato alla casa vicariale, oggi riutilizzata come colonia estiva. Quindi l’insieme va letto come un piccolo complesso, non come una chiesa isolata nel nulla.

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Nomi con cui la puoi trovare

Oltre alla denominazione più nota, circolano anche altre forme: Chiesa di Cà Nostra e Chiesa di San Anna. Di conseguenza, se stai incrociando mappe, archivi o memorie locali, è normale trovarla con nomi diversi.

Cronologia: dal 1688 al cantiere del Settecento

Le notizie indicano una preesistenza già nel 1688, come chiesa vicariale di Sant’Anna a Riclaretto. Poi, però, nel Settecento entrano in gioco cantieri più strutturati e scelte “di sistema”.

  • 8 luglio 1737: i capi mastri sottoscrivono una sottomissione, impegnandosi a seguire istruzioni e disegni dell’ingegnere Giuseppe Gerolamo Buniva e dell’esperto Giovanni Maria Vanelli per realizzare tre cappelle e le case annesse per i vicari
  • maggio 1739: arriva un finanziamento regio di centomila lire, giudicato comunque insufficiente; nel biglietto sono comprese nuove costruzioni di cappella e casa annessa anche per Salza, Pomeano e Riclaretto
  • dal 1740: Buniva diventa il referente principale dei cantieri e firma istruzioni di completamento per varie cappelle (Riclaretto, Salza, Pomeano, Pramollo, Bobbio, Inverso di Pinasca)
  • 21 aprile 1740: il vicario Pietro Manfredo Danna suggerisce all’intendente di Pinerolo di fermare i lavori a Riclaretto (e Ghigo)
  • primi mesi 1741: si chiudono i pagamenti ai mastri coinvolti nelle opere di costruzione

Chi ha progettato l’edificio e in che “clima” nasce

La progettazione è legata a Giuseppe Gerolamo Buniva, e l’ambito culturale è quello del tardo barocco piemontese. Però non aspettarti un barocco “da capitale”: qui domina una logica di essenzialità, tipica delle valli dove si lavorava anche sul piano religioso e istituzionale.

La facciata: portali, timpano e un possibile rimaneggiamento novecentesco

La facciata è impostata su due strutture “a portale” in altorilievo che sorreggono un timpano con cornici intonacate. La tinteggiatura gioca su aggetti color calce su fondo crema. Tuttavia lo stile dei portali è definito “indefinito”: perciò è plausibile un rimaneggiamento novecentesco della facciata.

Tra questi elementi si aprono:

  • la porta d’ingresso
  • una finestra rettangolare sopra, con motivo “quadrettato”

Interno: pareti, soffitto e atmosfera

Dentro trovi pareti intonacate con finitura scabra e tinta crema. La zoccolatura, invece, è in pietra e riveste a tutta altezza gli spigoli nel punto in cui il presbiterio si restringe. Inoltre il soffitto è un solaio ligneo con travi a vista e perlinatura in abete: semplice, ma coerente.

Presbiterio e arredi: cosa notare

L’abside è piatta e decorata con una struttura in perline dal profilo triangolare “a salienti”, dominata da una croce nera. Ai lati della navata, poco prima del presbiterio, trovi:

  • a destra una statua della Madonna, con dietro un quadro di Sant’Anna
  • a sinistra il tabernacolo

L’arredo liturgico è ridotto all’essenziale: mensa in legno, panca-seggio, ambone semplice, banchi e panche in legno. Quindi l’attenzione va più alla struttura che alla decorazione.

Pavimenti: graniglia, serpentinite e granito

La pavimentazione alterna:

  • graniglia nero fumo nel corridoio centrale
  • graniglia grigio chiaro ai lati, con posa ortogonale

Il presbiterio è sopraelevato di un gradino rivestito in serpentinite. Il resto del presbiterio è in lastre quadrate di granito lucidato. Inoltre questo mix crea un contrasto netto e molto leggibile.

Struttura e copertura: pietra, calce e lose

La pianta è rettangolare, ad unica navata, con restringimento in area presbiteriale; la sezione è a capanna. Le murature sono presumibilmente in pietra con malta di calce e, inoltre, non risultano rinforzi con catene. La copertura è in lose su travatura lignea: scelta tipica e “di valle”, concreta e resistente.

Il campanile: piccolo, ma riconoscibile

Il campanile è sul fondo del lato destro ed è intonacato a calce. Alla base ha un basamento aggettante; poi il volume è segnato da due fasce sporgenti. All’ultimo livello compaiono lesene angolari e monofore per le campane. Sopra, una cornice stondata e una copertura a padiglione, ancora in lose.

Stile e contesto: perché qui il barocco è sobrio

Questa chiesa rientra nel modello degli edifici di culto voluti dal Regio Patronato sabaudo in territori dove si cercava un ristabilimento della fede cattolica tra XVII e XVIII secolo, dopo anni di conflitti religiosi. Perciò l’esterno è essenziale e gli ornati sono pochi, anche all’interno.

Nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca questa sobrietà è particolarmente evidente. Invece, nella pianura tra Pinerolo e Torino, le chiese coeve tendono talvolta a essere più ricche, spinte dall’influenza dei cantieri cittadini. Inoltre, questi progetti si legano a una stagione di architetti spesso attivi anche in ambito militare, su un confine conteso.

Interventi più recenti: pala 1951, adeguamenti anni ’70, facciata 2000

Nel 1951 il pittore Michele Baretta realizza una pala d’altare con Sant’Anna e Maria bambina, a olio su masonite (indicata in ottimo stato). Oggi, però, l’opera risulta conservata presso il museo diocesano.

Negli anni ’70 l’arredo liturgico viene aggiornato con la mensa in legno, la panca-seggio e il semplice ambone; restano inoltre banchi e panche in legno e gli elementi già citati ai lati del presbiterio. Nel 2000, invece, viene ritinteggiata la facciata principale.

FAQ – Sant’Anna di Perrero: le domande tipiche

Dove si trova la Chiesa di Sant′Anna di Perrero?

È in località Riclaretto (area Combagarino), nel comune di Perrero, e si appoggia sul retro alla casa vicariale oggi usata come colonia estiva

Chi è collegato al progetto dell’edificio?

La progettazione è attribuita a Giuseppe Gerolamo Buniva, nel contesto del tardo barocco piemontese

Quali sono le date storiche da ricordare?

1688 (vicaria attestata), 1737 (impegno dei mastri secondo disegni e istruzioni), 1739 (finanziamento di 100.000 lire), 1740 (istruzioni/stop proposto), 1741 (pagamenti chiusi)

Com’è fatta la copertura?

Il tetto è in lose, su travature in legno

Che fine ha fatto la pala d’altare del 1951?

La pala con Sant’Anna e Maria bambina, dipinta da Michele Baretta nel 1951, risulta oggi conservata presso il museo diocesano

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende