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Cappella di San Domenico di Pinasca (Serforan): storia, facciata alpina e dettagli interni

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 21, 2026

Tra le aree boschive di Pinasca, in località Serforan, c’è una cappella piccola ma riconoscibile al primo colpo d’occhio. Fuori ha un gusto alpino eclettico con richiami “gotici”; dentro, invece, resta sobria e luminosa. Inoltre alcune scritte e targhe fissano tre momenti chiave: 1903, 1985 e 2011.

Serforan: la cappella “gotica” tra boschi e lose

Dove: località Serforan, Pinasca (TO)
Segno distintivo: facciata alpina con grande arco a sesto acuto e richiami “gotici”
Data in facciata: 1903 + scritta “Ricordo degli amici di D. Forchino D.
Interventi: lavori nel 1985 e restauro ricordato nel 2011
Dentro: aula sobria, controsoffitto in legno, altare in legno massello

Dove si trova e come si presenta nel paesaggio

La Cappella di San Domenico di Pinasca sorge in località Serforan, in un contesto di bosco. È libera su tutti i lati, quindi la leggi bene anche da vicino. Inoltre è orientata lungo l’asse nord–sud, un dettaglio utile per capire l’impostazione dell’edificio.

Indirizzo: località Serforan di Pinasca (TO)

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Esterni: nartece, colori e “gotico” alpino

Davanti alla cappella trovi un nartece/portico. Le superfici murarie sono finite ad arriccio e tinteggiate in giallo paglierino chiaro; la zoccolatura, invece, è in rosa persico. Così il prospetto risulta più “caldo” rispetto a tante cappelle di montagna, spesso più neutre.

La facciata è in stile eclettico alpino e, tuttavia, strizza l’occhio al gotico in un elemento preciso: una grande apertura ad arco a sesto acuto. Ai lati compaiono lesene che terminano con pennacchi piramidali e acuminati. Dunque l’effetto è verticale e “puntuto”, anche se le proporzioni restano contenute.

Sopra, la copertura è in lose con uno sporto minimo. Perciò la linea di gronda appare asciutta. In sommità, infine, la facciata culmina con un pennacchio che regge la croce metallica.

La scritta del 1903 e i restauri: cosa dicono davvero

Nella parte alta della facciata si legge un’iscrizione molto evidente: “Ricordo degli amici di D. Forchino D.”. Poco sopra compare anche la data “1903”. Quindi non è un dettaglio decorativo: è un vero “cartello” di memoria.

Sul piano storico, nel 1903 risulta benedetta la cappella di Serforan sotto i titoli di San Domenico, Madonna della Neve e Sacra Famiglia. Tuttavia, nel tempo, il riferimento principale rimane quello a San Domenico, che è anche la denominazione più usata oggi.

Poi arrivano due interventi che lasciano traccia scritta:

  • 1985: vengono rifatti tetto, pavimento in pietra e altri lavori di abbellimento. Inoltre, vicino all’ingresso, compare una targa con la formula: “Ricordo degli amici di D. Forchino D. 1903 – Restaurata nel 1985”
  • 2011: un quadretto vicino all’abside ricorda un ulteriore restauro avvenuto nel 2011, in memoria di mons. Mario Ambrosiani (1919–2009), parroco di San Rocco a Dubbione e San Giovanni Battista a Tagliaretto

Insomma: 1903 fissa la nascita “pubblica” della cappella; 1985 e 2011 segnano due riprese di cura, una più edilizia e una più legata alla memoria.

Il portico panoramico e l’ingresso in pietra

Il lato ovest del nartece ha due aperture ad arco a sesto acuto che affacciano verso il fondovalle. Quindi il portico non è solo “anticamera”: diventa anche un punto di sosta con vista.

La copertura del portico è semplice: travi in legno e tavolato all’intradosso. L’ingresso vero e proprio è una porta lignea con specchiature. Inoltre il portale è costruito con elementi trilitici in pietra grigia che sostengono una lunetta a sesto acuto con la scritta di dedicazione: un dettaglio ruvido e montano, ma pulito.

Interni: pochi elementi, ma leggibili

Dentro lo spazio è piccolo e sobrio. Le pareti, nella parte alta, sono ad arriccio tinteggiato di bianco; in basso corre una zoccolatura continua in grigio. Così l’occhio distingue subito la fascia “di base” dal resto.

La luce arriva in modo semplice ma efficace:

  • una finestra centinata sul fianco destro
  • due aperture circolari ricavate nella porta d’ingresso

Sopra l’aula c’è un controsoffitto in perline di legno. Quindi l’ambiente risulta più caldo, anche in inverno.

Vicino all’ingresso, sulla sinistra, si nota la targa con la memoria 1903–1985. Inoltre, verso l’abside, il quadretto ricorda il restauro 2011 dedicato a monsignor Ambrosiani.

Presbiterio e altare: immagini e arredi

Nel presbiterio spiccano tre immagini principali, tutte ben “in asse”:

  • al centro della parete absidale: un dipinto contemporaneo con Maria e Gesù Bambino
  • a destra: un’immagine legata alla Passione di Cristo
  • a sinistra: una tela con San Domenico ai piedi della Madonna

La mensa è in legno massello ed è rialzata su una predella lignea. Inoltre, sopra l’ingresso (in una nicchia) è collocata una statua lignea dipinta della Madonna del Rosario con il Bambino. Completano l’aula i banchi in legno.

Pavimenti, struttura e copertura in lose

Qui i materiali parlano chiaro, e infatti sono quelli tipici di una cappella di area alpina.

  • Aula: pavimento in assi di legno trattate con mordente e posate trasversalmente alla navata
  • Nartece: lastre irregolari di pietra grigia locale posate a opus incertum

La pianta è rettangolare con abside poligonale. La sezione è quella classica: volume dell’aula con controsoffitto ligneo e, sopra, tetto a capanna. I muri sono in pietre a spacco naturale con malta di calce. Inoltre non risultano catene di rinforzo.

La copertura è in lose su travature in legno. Perciò l’aspetto esterno resta coerente con il contesto boschivo e montano.

FAQ – Guida veloce: sulla Cappella tra i boschi di Pinasca

Dove si trova la Cappella di San Domenico di Pinasca?

È in località Serforan, tra aree boschive del comune di Pinasca, ed è libera su tutti i lati

Che cosa significa la scritta sulla facciata e che data riporta?

Si legge “Ricordo degli amici di D. Forchino D.” e compare la data 1903, collegata alla benedizione della cappella

Quali restauri sono ricordati nelle targhe interne?

Una targa riporta 1903 – Restaurata nel 1985; inoltre un quadretto vicino all’abside ricorda il restauro del 2011 in memoria di monsignore Mario Ambrosiani (1919–2009)

Com’è l’interno?

È sobrio: pareti bianche con zoccolatura grigia, luce da una finestra centinata e da due fori circolari nella porta, e un controsoffitto in perline di legno

Quali elementi architettonici riconosco fuori?

Il nartece/portico, la grande apertura ad arco a sesto acuto, la copertura in lose e la croce metallica in sommità

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende