Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Chiesa di Santa Maria Maddalena di Perrone: cosa vedere nella parrocchiale di Perrero

Chiesa di Santa Maria Maddalena di Perrone: cosa vedere nella parrocchiale di Perrero

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Gennaio 20, 2026

La Chiesa di Santa Maria Maddalena è il riferimento religioso del centro storico e, appena arrivi nel concentrico, la riconosci subito. È un edificio libero su quattro lati, quindi puoi leggerlo bene anche dall’esterno. Inoltre il campanile, con sei livelli, segna lo skyline del paese. E poi, dentro, affreschi, legno e arredi raccontano una storia lunga, fatta di danni, ricostruzioni e interventi concreti.

Indizi architettonici da non perdere

Dove: concentrico storico di Perrero (TO), chiesa libera su 4 lati
Da notare fuori: portone con “punte di diamante” + Cristo misericordioso + apertura a croce con vetri lavorati
Interni: volta a botte affrescata + specchiature a trompe-l’oeil + velario in legni alternati
Presbiterio: altare tridentino + nuovo altare in marmo (1964) + quadro della Maddalena di Michele Baretta
Campanile: torre a 6 livelli + orologio Quartz 419 (1980) + monofore parzialmente coperte dai quadranti
Date-chiave: 1252 (prime notizie sicure) • 1655 (incendio) • XVIII sec. (riedificazione) • 1952–1964 (grandi interventi e adeguamento liturgico)

Storia essenziale: le date che importanti

La storia della Chiesa di Santa Maria Maddalena si legge meglio se metti in fila le svolte principali, perché l’edificio cambia più volte volto.

Perrero: orientamento rapido Una traccia pratica per capire da dove partire e come distribuire le tappe, utile se vuoi un giro lineare e realistico senza tornare sui tuoi passi. Cosa vedere a Perrero

Le origini: giurisdizioni e prime prove documentarie (1123–1494)</h3>

La storia della Chiesa di Santa Maria Maddalena si capisce meglio se si seguono le svolte in ordine, perché l’edificio cambia più volte volto. Nel 1123, una bolla di Callisto II conferma la giurisdizione dell’abate Dalmazzo di Pinerolo. Poi, nel 1252, compaiono le prime notizie davvero sicure sulla parrocchiale: un documento redatto “in Perrero”, sotto il portico della casa della chiesa. Nel 1386, invece, risulta che non avrebbe mai pagato il cattedratico al vescovo di Torino. Nel 1494, inoltre, viene descritta la presenza dell’altare della Beata Vergine Coronata.

La chiesa nel Cinquecento: altari, campane e tensioni religiose (1518–1569)

Con la visita pastorale del 1518, guidata dal vescovo-abate Giacomo di Savoia, emerge un quadro più chiaro. La chiesa risulta dotata di cinque altari in cappelle laterali: Vergine Incoronata, San Sigismondo, Sant’Antonio, San Giorgio e San Bernardino. In più, arrivano indicazioni pratiche: rifondere le campane rotte, innalzare la torre e nominare un maestro per la scuola dei fanciulli. Tuttavia, verso la metà del XVI secolo, sono probabili danni e ricostruzioni legati alle lotte religiose. E infatti, nel 1569, l’abate Bobba descrive una chiesa più povera e un campanile senza campane.

Riparazioni, incendio e ripartenza (1626–1658)

Nel 1626 la necessità di interventi torna urgente. Il vicario generale abate Enrico Ressano segnala riparazioni indispensabili e chiede aiuto a Carlo Emanuele I. Poco dopo, nel 1655, si registra un incendio attribuito ai valdesi. Di conseguenza, la chiesa viene restaurata e, nel 1658, risulta in ordine, con la sola pavimentazione ancora da completare.

La forma attuale: ricostruzione settecentesca e aiuti “alti” (XVIII secolo)

Il cambio decisivo, però, arriva nel XVIII secolo. Durante il parroco D. Giovanni Antonio Quadro di Caselle (1696–1753) la chiesa viene riedificata dalle fondamenta nella forma attuale. Inoltre, l’impresa è sostenuta da aiuti di nobili e persino del Papa.

Ottocento: manutenzioni, cappelle e nuove campane (1817–1863)

Nel 1817, poi, compaiono nuove opere di riparazione nel quadro del regio patronato, con pagamenti anche all’architetto Salvay per misurazioni e perizie. Nel 1846, intanto, si registrano due cappelle laterali: quella del Sudario (patronato Morozzo) e quella del Rosario. E nel 1862, ancora, si parla di urgenti riparazioni. A metà Ottocento cambia anche il “suono” della chiesa: nel 1856 viene collocata la campana maggiore e nel 1863 viene installata la campana minore, a cura del parroco teologo D. Griffa Alessandro.

Novecento e dopoguerra: restauri, Baretta, mogano e facciata (1952–1963)

Nel 1952, don Severino Bessone avvia grandi lavori: miglioramenti interni ed esterni, restauro del campanile e tetto rifatto con tavole in pietra di Luserna. In più, incarica Michele Baretta di affrescare la facciata con Cristo Re. Nel 1953 Baretta realizza la pala della Maddalena e l’affresco del Risorto sopra il portale. Nel 1958, invece, arrivano un battistero nuovo in marmo e il rivestimento interno in mogano fino a tre metri. Nel 1963, poi, si interviene ancora su campanile e facciata: guglia a piramide con minaretti, base in marmo serpentino, portone in mogano, affresco del Redentore e vetrata a croce. Inoltre, Baretta dipinge anche la Maddalena al sepolcro sopra l’altare maggiore.

Dopo il Concilio: adeguamenti liturgici e nuovi arredi (1964–1974)

Dal 1964 al 1974, infine, proseguono adeguamenti liturgici e nuovi arredi, fino ai quattro pannelli lignei di Nastasio dedicati a Ultima Cena, Getsemani, Crocifissione e Risurrezione.

Dove si trova e com’è fatto il volume esterno

La chiesa sta nel concentrico storico. L’edificio è isolato e leggibile su tutti i lati, cosa rara nei nuclei antichi. Inoltre, dall’esterno, emergono volumi chiari: la navata centrale e, addossati, i corpi più bassi delle cappelle.

  • A sud si appoggiano il volume della cappella laterale e della sacrestia
  • A nord c’è l’altra cappella laterale e, verso l’abside, il campanile a sei piani

Le superfici esterne dei prospetti secondari sono a rinzaffo e tinteggiate color crema. Alla base, invece, corre una zoccolatura recente, rivestita con pietre irregolari.

La facciata: lesene binate, timpano e segni da notare

La facciata è impostata in modo ordinato. Ai lati ci sono lesene binate che poggiano su un basamento alto, realizzato con lastre di pietra posate a quinconce. Sopra corre una trabeazione semplice con iscrizione, protetta da una cornice molto sporgente. Infine il prospetto si chiude con un timpano triangolare.

Al centro si apre l’ingresso. Il portone è in legno e si distingue per la decorazione a punte di diamante allungate. Subito sopra compare una raffigurazione del Cristo misericordioso. Ancora più in alto, invece, trovi un’apertura a croce con vetri lavorati: è un dettaglio piccolo, però “firma” la facciata.

Dentro la chiesa: affreschi, trompe-l’oeil e rivestimenti in legno

L’interno è compatto, ma non è “spoglio”. Le pareti sono intonacate e decorate con specchiature incorniciate a trompe-l’oeil. Le paraste hanno capitelli semplificati e, di conseguenza, sostengono una trabeazione con fregio ornato da stilizzazioni barocche.

Sopra la cornice in stucco, la copertura è una volta a botte affrescata. Nella volta si innestano unghie che ospitano le finestre, quindi la luce arriva in modo regolare.

Nella parte bassa delle pareti corre un velario in essenze di legno alternate chiare e scure. Inoltre, nella prima porzione dell’aula, compaiono quattro quadri moderni con scene bibliche in altorilievo.

Presbiterio: altare tridentino e mensa post-Concilio

Nel presbiterio l’occhio va dritto alla parete absidale. Al centro c’è un grande quadro di Santa Maria Maddalena realizzato da Michele Baretta. Ai lati, più in basso, si trovano due statue lignee più semplici: San Giuseppe e la Madonna.

È presente anche un altare tridentino, sopraelevato su tre gradini in marmo, con tabernacolo e candelabri dorati. Tuttavia, nel 1964, viene inserito un nuovo altare in marmo al centro del presbiterio, per celebrare rivolti ai fedeli secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II. Nello stesso contesto compare un bassorilievo dell’Ultima Cena attribuito a don Giulio Richiardone.

Sempre nel 1964 arrivano anche due statue lignee scolpite da artigiani della Val Gardena: Sacro Cuore e Maria SS. Ausiliatrice. Accanto si trovano l’ambone e il seggio (sedie imbottite), oltre a panche e banchi.

Cappelle laterali: icona della Madonna nera e confessionale

La cappella di destra ha una volta a botte più bassa della navata e ospita un altare secondario. Nel 1964 viene costruito l’altare laterale della Beata Vergine e, sopra, viene fissata una preziosa icona della Madonna nera: sarebbe stata portata in Italia nel 1943 dal Kazachistan (Russia) dall’Ufficiale Antonio Guermani.

Nel 1967, sopra l’altare dell’icona, viene aggiunta una piccola vetrata di Mattia Fassi con l’incoronazione della Madonna. Di conseguenza la cappella diventa un punto “a strati”, fatto di devozione e memoria.

La cappella di sinistra, invece, ha anch’essa una volta a botte più bassa e ospita il confessionale.

Pavimenti e separazione degli spazi

La pavimentazione della prima parte dell’aula usa cementine nero fumo e grigio chiaro. Nel corridoio centrale compone motivi geometrici; ai lati, invece, le piastrelle sono disposte a scacchiera.

Il presbiterio è separato dal resto dell’aula tramite balaustre. Inoltre è sopraelevato di un gradino ed è rivestito con marmi policromi, quindi lo stacco è visivo prima ancora che funzionale.

Struttura e copertura: croce greca, catene e lose

L’edificio ha una pianta a croce greca con un’unica navata e abside piatta. La sezione del corpo centrale è a capanna e, ai lati, si aggiungono due volumi più bassi.

Le murature sono presumibilmente in pietra con malta di calce. Inoltre la chiesa è stata rinforzata con catene metalliche in corrispondenza degli arconi: le chiavi sono visibili anche all’esterno.

Le coperture sono in lose, sorrette da travature in legno. Quindi, nonostante gli interventi del Novecento, resta un impianto coerente con la tradizione alpina.

Il campanile: sei livelli, bifora rimaneggiata e orologio Quartz

Il campanile è articolato su sei livelli e si riconosce per lesene angolari e fasce marcapiano. A metà altezza compaiono piccole aperture e una bifora romanica che, però, mostra un rimaneggiamento pesante.

La sommità è una piramide a base quadrata in calcestruzzo, appoggiata su una cornice massiccia con quattro pinnacoli. Le monofore delle campane risultano in parte occluse dai quadranti degli orologi.

Nel 1980 viene installato un orologio “Quartz 419” telecomandato elettronicamente. E, proprio con quel nuovo orologio, vengono valorizzate maggiormente le due campane.

FAQ – Quesiti sulle curiosità più cercate

La chiesa è visitabile anche solo “da fuori”?

Sì. Proprio perché è libera su quattro lati, puoi leggere bene volumi, zoccolatura, facciata e campanile, anche senza entrare

Qual è il dettaglio più riconoscibile della facciata?

Il portone in legno con punte di diamante e, subito sopra, la figura del Cristo misericordioso, seguita dall’apertura a croce con vetri lavorati

Cosa racconta il presbiterio, in due parole?

Racconta la stratificazione: c’è l’altare tridentino con gradini e tabernacolo e, inoltre, l’altare centrale del 1964 per la liturgia post-Concilio

Dove si trova l’icona della Madonna nera?

Nella cappella laterale di destra: è stata fissata sopra l’altare della Beata Vergine e viene collegata a un arrivo in Italia nel 1943 dal Kazachistan (Russia)

Perché il campanile “sembra” molto rimaneggiato?

Perché presenta una bifora romanica pesantemente rielaborata e una copertura a piramide in calcestruzzo, oltre ai quadranti dell’orologio che parzialmente coprono le monofore delle campane

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende