Gio Andrea Ambrosini: il mercante torinese che diede forma a Sangano

Da Alessandro Maldera
Gennaio 05, 2026

Gio Andrea Ambrosini (1665–1734) è una delle figure chiave per comprendere la storia di Sangano. Mercante attivo a Torino, amministratore dei beni dell’antica abbazia e proprietario terriero, fu lui a dare origine alla villa settecentesca poi conosciuta come Villa La Concezione o Villa Giusiana. Dalla sua iniziativa nacquero la residenza, il parco e la cappella di San Michele, che ancora oggi rappresentano uno dei nuclei storici più significativi del paese.
Focus utile su Gio Andrea Ambrosini
• Fondatore: Gio Andrea Ambrosini, mercante torinese
• Proprietari successivi: Lajolo di Cossano → Giusiana
• Elementi notevoli: cappella di San Michele, salone affrescato, scala monumentale
• Episodi storici: ospitalità ai Padri Maristi durante la Prima Guerra Mondiale
• Contesto: villa settecentesca immersa in un grande parco alberato
Origini e attività commerciali di Gio Andrea Ambrosini
Gio Andrea Ambrosini nacque nel 1665 al Col San Giovanni e si trasferì presto a Torino, dove costruì la sua fortuna come commerciante di granaglie. La sua bottega e i magazzini si trovavano nel Cantone Sant’Avventore, all’interno del palazzo Amoretti di Osasio in via Doragrossa 5, una delle zone commerciali più attive della città.
Fin dal 1697, Ambrosini gestì in affitto i beni dell’Abbazia di Sangano, assumendo un ruolo importante nell’amministrazione delle terre e delle attività agricole che gravitavano sul Sangone.
L’eredità materna: la “cassina” di Sangano
Una svolta decisiva arrivò con l’eredità proveniente dalla famiglia della madre, sorella del mercante Bronzino. Da lei ricevette una cascina in ruata Superiore, che divenne il nucleo originario della futura villa.
Ambrosini ampliò subito la proprietà acquistando due case confinanti, creando così lo spazio necessario per la costruzione di un complesso più ampio e prestigioso.
1698: la nascita della villa e della cappella di San Michele
Nel 1698 Ambrosini avviò un progetto ambizioso: la trasformazione dell’intera proprietà in una residenza padronale. Da qui prese forma il palazzo che oggi conosciamo come Villa La Concezione. Il complesso comprendeva:
- un corpo centrale monumentale
- l’atrio-salone con affreschi e scala scenografica
- gli ambienti residenziali distribuiti sui due piani
- gli spazi rustici e agricoli destinati alla gestione dei terreni
Accanto alla villa venne costruita una cappella privata dedicata a San Michele, consacrata nel 1714.
Le visite pastorali settecentesche descrivono:
- un altare in mattoni
- una mensa lignea
- un armadio con suppellettili in buono stato
- un ingresso verso la via pubblica
- una seconda porta che collegava direttamente la cappella alla casa
Questi elementi confermano l’intensa vita religiosa e domestica del complesso.
Ospiti illustri: la visita del vescovo Rorengo di Rorà
Durante la visita pastorale del 1777, il vescovo mons. Rorengo di Rorà fu ospitato direttamente nella villa. Cenò con Pietro Ambrosini, pernottò nella dimora e ispezionò la cappella. È una delle testimonianze più chiare dell’importanza sociale raggiunta dalla famiglia.
La famiglia Ambrosini e il completamento della villa
Gio Andrea Ambrosini e la moglie Lucia Romera ebbero sette figli: tre femmine e quattro maschi. Tutti i figli maschi — Michelantonio, Giobatta, Giuseppe Ignazio e Pietro Tomaso — erano attivi nel commercio della seta e completarono i lavori della villa nel corso del Settecento.
Una data simbolica, riportata sulla banderuola del tetto, è il 1776, anno che segna il completamento definitivo del complesso.
La discendenza: dai Donaudi ai Riccardi
La figlia Teresa Ambrosini sposò nel 1731 il banchiere Michelangelo Donaudi, da cui nacquero:
- Benedetto,
- Ignazio,
- Amedeo (capitano).
Furono loro a ereditare l’intero patrimonio degli zii Ambrosini rimasti celibi.
Nel 1789 i tre fratelli vendettero l’intera proprietà — villa, cascina, filatura, giardini e terreni tra Sangano, Piossasco, Bruino e Villarbasse — all’avvocato Alessandro Riccardi.
Riccardi mantenne il complesso fino al 1824, quando lo cedette ai fratelli Giacomo e Felice Depaoli, proprietari di una filatura.
Ottocento e nuovo secolo: dalla famiglia Ferreri ai Lajolo
Nel 1839 la proprietà passò a Paolo Emilio Ferreri, che nel 1847 vendette la villa al conte Luigi Lajolo di Cossano.
I Lajolo lasciarono un’impronta profonda sul complesso: il conte Luigi e Filiberto Lajolo, caduto nella battaglia di Goito nel 1848, furono sepolti direttamente nella cappella della villa. Le loro lapidi recano lo stemma con i caratteristici ramarri (lajol).
Nel 1889 nacque a Sangano Faustino Lajolo, ma l’anno successivo l’intero patrimonio venne messo all’incanto.
L’arrivo dei Giusiana e la trasformazione del Novecento
Nel 1890, la villa fu acquistata da Sebastiano e Michelangelo Giusiana, grossisti con una drogheria in via Nizza e otto garzoni alle loro dipendenze.
Durante la Prima Guerra Mondiale ospitarono nella villa i Padri Maristi di Carmagnola, che coltivavano erbe aromatiche nei terreni adiacenti per la produzione dei loro liquori.
Successivamente, il capitano Giuseppe Giusiana trasformò parte dei terreni nella Fondazione Agricola “Campo San Giorgio” (1924–1928). Da colonnello continuò ad abitare la villa insieme alle sorelle Anna e Felicina, e a Luisa, moglie dello scrittore Vittorio Emanuele Bravetta, con il figlio Elio.
FAQ – Info e curiosità su Gio Andrea Ambrosini
Perché fu lui a costruire nel 1698 la villa che diventerà uno dei complessi storici più rilevanti del paese.
Era un mercante di granaglie attivo a Torino, con magazzini in via Doragrossa.
La cappella privata fu consacrata nel 1714.
I suoi quattro figli maschi, mercanti di seta, completarono gli ambienti e gli ampliamenti nel corso del Settecento.
Prima ai Donaudi, poi ai Riccardi, ai Depaoli, ai Ferreri, ai Lajolo e infine ai Giusiana.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



