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Chiesa di San Marcellino di Bibiana: la parrocchiale in piazza tra cupola, affreschi e campanile

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 03, 2026

La Chiesa di San Marcellino Vescovo è la parrocchiale di Bibiana e si affaccia sull’omonima piazza, nel concentrico storico. È un edificio imponente, libero su tutti i lati, riconoscibile per la facciata neoclassica e per l’interno molto decorato.
Inoltre, la sua storia attraversa secoli: dalle prime citazioni medievali alle ricostruzioni tra Settecento e Ottocento, fino ai restauri recenti.

Caratteristiche principali dell’edificio Sacro

  • Dove si trova: nel centro storico, affacciata su piazza San Marcellino
  • Stile: impianto neoclassico con facciata a lesene e timpano
  • Spazio interno: croce latina con bracci laterali monchi e grande cupola
  • Interni: volte e cupola interamente dipinte con santi, scene bibliche e trompe-l’œil
  • Materiali: coperture in lose su travature lignee, murature miste pietra/laterizio
  • Interventi recenti: tetto rifatto circa 1996, restauri interni e facciata con statue e dipinti

Le origini e le prime attestazioni

Le fonti riportano una probabile preesistenza già nel 1037. Successivamente, la “ecclesia de Bibiana” compare nelle bolle pontificie del 1176, 1182 e 1248, collegata alla prevostura di Vezzolano.
Poi, in una nota del 1386 (archivio arcivescovile di Torino) si legge che la chiesa risulta soggetta all’abbazia di Pinerolo.

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Quando la parrocchia era “fuori paese”

Alla fine del Cinquecento le visite pastorali descrivono un edificio in difficoltà: si parla di chiesa in cattivo stato e di pavimento “sprofondata” anche per le sepolture.
Nel 1584 emerge un dettaglio importante: pur avendo il priore diritto di residenza presso la parrocchiale di San Marcellino, questa era assai distante dall’abitato, quasi campestre. Di fatto, quindi, le funzioni si svolgevano spesso nell’oratorio dei disciplinanti di San Bernardino, nel concentrico.

Altari, confraternite e campanile: cosa raccontano le visite (1699–1730)

Nel 1699 vengono citati più altari e relative compagnie (tra cui Rosario e Suffragio) e si registra anche un ordine pratico: abbassare il pavimento della cappella di San Giuseppe per uniformarlo alle altre. In quel periodo il campanile risulta dotato di tre campane.
Nel 1710 la torre campanaria viene segnalata come minacciosa di rovina.
Nel 1730, invece, si annotano criticità strutturali urgenti, soprattutto nel tetto da cui filtrava acqua. Si descrive anche un interno “a livelli”: soffitto della navata centrale in tavolato fino al presbiterio, mentre presbiterio e navate laterali risultano voltati (e in parte dipinti).

Dalla “confraternita” alla chiesa in piazza: la svolta tra 1769 e 1802

Nel 1769 la comunità chiede al re il trasferimento definitivo della parrocchia nella chiesa della confraternita (legata al Nome di Gesù).
Poco dopo il 1802, secondo le ricostruzioni, con i materiali dell’antica chiesa di San Marcellino viene costruita, sulla piazza e nel sito della confraternita, la nuova chiesa: è l’attuale parrocchiale.

La facciata: slancio neoclassico e trifora con statue

All’esterno la chiesa colpisce per una facciata di grande impatto, dove la ricchezza nasce soprattutto dal gioco dei volumi.
Nel registro inferiore si leggono coppie di lesene binate su alti piedistalli, chiuse da capitelli dorici, che danno un senso di sobrietà e solidità. Nel registro superiore compaiono lesene più tozze con capitelli ionici.

Al centro si apre una trifora che accoglie tre statue collegate agli altari: Madonna, San Giuseppe e San Marcellino. Sopra, la seconda trabeazione regge un timpano curvo con la croce in sommità.
Il portone ligneo ha specchiature con disegni geometrici scolpiti, incorniciate da un portale con timpano lunettato e decorazioni “a gocce”. Più in alto si trova un affresco dedicato a San Marcellino Vescovo.

L’interno: croce latina, cupola e un “trionfo” pittorico

L’aula è impostata su croce latina con bracci laterali monchi che ospitano gli altari. Il cuore dell’edificio è la grande cupola, sostenuta da archi trionfali e pennacchi.
Il resto è coperto da volte a botte; nel presbiterio la volta ha unghie lunettate per le finestre, mentre gli ambienti laterali più bassi hanno volte a padiglione.

Qui, però, il punto forte è la decorazione: le superfici voltate sono interamente dipinte con lacunari, cornici con santi, scene bibliche e trompe-l’œil di elementi architettonici. Le pareti seguono un ritmo regolare di paraste con specchiature e croci patenti, sopra una zoccolatura continua a marmorino “nero fumo”.
In fondo, inoltre, si trova la bussola lignea lavorata, con cantoria e un organo importante.

Presbiterio e altare: marmi, dorature e iconografia

La parete absidale ospita un grande ovale con San Marcellino Vescovo ai piedi della Vergine in trono. La cornice è ricca e culmina con un fasto barocco: archi e salienti inversi, due angeli, i raggi del Cristogramma e la corona regia.

Tra 1822 e 1830 vengono definiti elementi chiave del presbiterio:

  • la balaustra su disegno dell’architetto torinese Ranco, eseguita dal marmista Giacomo Marsaglia (1822)
  • l’altare maggiore in marmo (1826), che sostituisce quello ligneo precedente, realizzato usando marmi come bardiglio di Valdieri, verde di Susa, alabastro di Baveno, giallo di Verona, bianco di Carrara e altri
  • apparati e dorature completati dall’indoratore torinese Francesco Veglio

Da ricordare anche che nel 1753 viene predisposto un medaglione di marmo per l’altare maggiore su disegno del Casella. Nel 1766 viene finanziata una campana (rubbi 45) grazie all’offerta del chierico E. Ruggero, mentre nel 1786 viene accettato un orologio da installare sul campanile, con suono delle ore affidato alla campana maggiore.

Pavimenti, struttura e coperture in lose

I pavimenti dell’aula sono in bargioline ferruginose e grigie disposte a spina di pesce. Gli ambienti laterali hanno lastre di pietra grigia non levigata, presenti anche in zona absidale. Il presbiterio è sopraelevato di due gradini e rivestito in granito lucidato grigio-rosa.

La struttura è a navata unica con allargamenti iniziali e ambienti laterali più bassi; chiude con abside emiciclica. Le murature sono presumibilmente in pietra e laterizio con malta di calce. Sono presenti catene metalliche di rinforzo in corrispondenza degli arconi.
Le coperture, infine, sono in lose su travature lignee.

Il campanile: mattoni a vista, orologi e tetto a padiglione

Il campanile è collocato circa a metà del lato sud. Parte con un alto basamento intonacato, poi prosegue in mattone a vista con registri segnati da cornici aggettanti, nervature e decorazioni. Le monofore delle campane si aprono solo nell’ultimo registro.
Sopra si trova una cornice sagomata, quindi il tamburo cubico che ospita gli orologi, e infine un castelletto con tetto a padiglione.

Restaurazioni e interventi recenti (anni ’90–2000)

Il tetto è stato rifatto circa nel 1996. In seguito sono stati eseguiti diversi lavori interni: sistemazione dell’altare, nuovo pavimento del presbiterio, nuovo altare rivolto al popolo ricavando legno dallo smontaggio del pulpito, restauro del coro e restauro di pareti e volte.
Gli interventi decorativi citano Annibale Cappa (Pinerolo) e i fratelli Dianti (Bagnolo Piemonte).
Anche l’esterno è stato restaurato: comprese le tre statue in nicchia sulla facciata e il dipinto dei Santi Marcellino e Bibiana (opera del pittore Ghirardi Gabriele di Almese). In facciata sono stati usati materiali siliconati su intonaco traspirante.

Adeguamento liturgico: la mensa “verso il popolo”

Intorno al 1980 viene collocata una nuova mensa al centro del presbiterio, su predella in granito con inserto in legno. La mensa è in legno con specchiature scolpite; della stessa fattura risultano anche ambone e seggio.

FAQ – Chiesa di San Marcellino: orientarsi tra storia e visita

Dove si trova la Chiesa di San Marcellino a Bibiana?

È nel concentrico storico, affacciata su piazza San Marcellino, ed è libera su tutti i lati

Qual è l’elemento architettonico che domina l’interno?

La grande cupola centrale, sorretta da archi trionfali e pennacchi, con decorazioni pittoriche estese anche alle volte

Cosa rende riconoscibile la facciata principale?

Le lesene binate con capitelli dorici e ionici, la trifora con le statue (Madonna, San Giuseppe, San Marcellino) e il timpano curvo con la croce

Quali interventi hanno segnato il presbiterio nell’Ottocento?

La balaustra disegnata dall’architetto Ranco ed eseguita da Giacomo Marsaglia (1822) e l’altare maggiore in marmo (1826) con molte varietà di pietre

Che particolarità ha il campanile?

Ha registri in mattoni a vista, monofore solo in sommità, un corpo con orologi e chiusura con tetto a padiglione

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende