Piccola Casa del Cottolengo di Vinovo: tra passato e rinascita di un luogo che racconta il territorio

Da Alessandro Maldera
Dicembre 25, 2025

La Piccola Casa della Provvidenza di Vinovo (nota come Cottolengo) è stata per decenni un punto di riferimento per l’accoglienza e l’assistenza. Nata alla fine dell’Ottocento, è passata attraverso guerre, emergenze e grandi cambiamenti sociali. Oggi l’edificio è disabitato, ma dal 2018 è tornato al Comune e si prepara a una nuova fase grazie ai fondi PNRR.
Piccola casa della Divina Provvidenza di Vinovo: elementi chiave
- Inaugurazione: 30 dicembre 1889, con 10 letti per ammalati
- Figura chiave: don Luigi Altina, rettore fino al 1941
- Edificio centrale: costruito tra 1891 e 1895, progetto ing. Crescentino Caselli (Fubine)
- Oggi: struttura disabitata, senza servizi di ospitalità/assistenza
- Futuro: nel 2022 ottenuti 9 milioni € PNRR, lavori previsti entro il 2026
Cos’è la Piccola Casa del Cottolengo di Vinovo e perché nasce
La struttura venne pensata per accogliere persone senza mezzi o con risorse molto limitate, spesso non autosufficienti oppure non assistibili a domicilio per mancanza di supporto familiare o di un ambiente adatto. L’avvio fu possibile grazie a lasciti di cittadini vinovesi, che resero concreta l’iniziativa.
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30 dicembre 1889: l’apertura con i primi 10 letti
La Piccola Casa del Cottolengo di Vinovo fu inaugurata il 30 dicembre 1889, partendo in modo essenziale ma concreto: 10 letti destinati agli ammalati. A guidare l’avvio ci fu don Luigi Altina, artefice del progetto e primo rettore, ruolo che mantenne fino alla sua morte nel 1941.
1891–1895: il grande edificio centrale e il progetto Caselli
Tra il 1891 e il 1895 venne costruito l’attuale edificio centrale, progettato dall’ingegnere Crescentino Caselli da Fubine. Non fu solo un cantiere “tecnico”: molti vinovesi contribuirono volontariamente con lavori di manovalanza, dal trasporto di sabbia, legname e laterizi allo scavo delle fondamenta.
Una comunità tra accoglienza, vita collettiva e lavoro
L’edificio principale ospitava la parte abitativa e i servizi della vita comune. Intorno, le strutture del borgo avevano funzioni pratiche: alcune erano dedicate al ricovero del bestiame, altre sostenevano attività agroalimentari e artigianali portate avanti dagli stessi ospiti del centro.
Con il tempo, al primo nucleo si aggiunsero nuovi fabbricati: cascina, stalla, caseificio e locali per l’allevamento di maiali e galline.
Gli anni Venti: suore e ricoverati
Negli anni ’20 la Piccola Casa era una realtà ampia e strutturata: oltre 60 suore e circa 100 ricoverati, uomini e donne. Era una comunità numerosa, stretta attorno a don Altina e alle Madri Superiore che si avvicendarono nel tempo.
1918–1919: la sede del lazzaretto
Durante gli anni 1918–1919, la struttura fu adibita a lazzaretto. Qui vennero accolti soldati galiziani dell’esercito austriaco, fatti prigionieri dalle truppe italiane nella zona del Piave.
1941–1945: rifugio durante le incursioni e accoglienza dopo l’8 settembre 1943
Nel periodo 1941–1945, sotto la guida della superiora suor Valeriana, la Piccola Casa aprì le porte agli abitanti di San Martino in cerca di riparo dalle incursioni aeree Alleate. Inoltre, dopo l’8 settembre 1943, diede ospitalità a prigionieri americani in fuga, a partigiani feriti e malati e persino a tedeschi feriti: un esempio concreto di carità cristiana in anni durissimi.
Dalla riduzione alla chiusura: perché oggi è disabitata
Negli ultimi anni, la casa è andata incontro a una progressiva riduzione fino alla chiusura delle attività. Due motivi pesanti hanno inciso più di tutto: da un lato il calo delle vocazioni religiose, dall’altro la difficoltà di adattare il complesso edilizio alle nuove esigenze abitative. Con meno personale religioso, si è ridotta anche la capacità di accoglienza.
Di ciò che rendeva viva la struttura (giardino, cascina, caseificio e attività quotidiane) è rimasta soprattutto la traccia fisica: cortili silenziosi ed edifici vuoti, ormai lontani dalla funzione originaria.
2018–2026: il ritorno al Comune e la riqualificazione con fondi PNRR
Nel 2018 il Comune di Vinovo è rientrato in possesso dell’edificio e del parco antistante. Poi, nel 2022, il Comune ha ottenuto 9 milioni di euro dai fondi PNRR per la riqualificazione dell’area.
Il progetto prevede, a lavori ultimati entro il 2026:
- un centro di aggregazione giovanile
- lo sviluppo di attività culturali
- l’ampliamento di spazi per anziani
- uno spazio per nuove proposte di formazione utili al mondo del lavoro
- il potenziamento della cooperazione internazionale
Perché vale la pena conoscerla, anche se oggi non è visitabile come un tempo
La Piccola Casa del Cottolengo di Vinovo è un luogo che racconta un’idea precisa: accoglienza, lavoro quotidiano, comunità e risposta alle emergenze. Oggi non offre più servizi di ospitalità e assistenza, ma resta un pezzo importante della memoria locale — e, se i lavori andranno come previsto, potrà tornare a essere uno spazio utile, con funzioni nuove e più adatte ai bisogni di oggi.
FAQ – Chiarimenti finali: storia e futuro del complesso
La figura centrale è don Luigi Altina, promotore e primo rettore, rimasto in carica fino alla sua morte nel 1941
L’edificio centrale venne costruito tra 1891 e 1895 su progetto dell’ingegnere Crescentino Caselli da Fubine
Fu lazzaretto nel 1918–1919 e, tra 1941 e 1945, offrì rifugio durante le incursioni aeree e ospitò persone in fuga e feriti dopo l’8 settembre 1943
Il progetto, finanziato nel 2022 con 9 milioni di euro, prevede la conclusione dei lavori entro il 2026

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



