Castello della Rovere di Vinovo: dal Rinascimento ai restauri contemporanei

Da Alessandro Maldera
Dicembre 19, 2025

Il Castello della Rovere di Vinovo è uno dei più raffinati palazzi rinascimentali del Piemonte. Costruito tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento per volontà dei Della Rovere, nei secoli ha cambiato spesso destinazione d’uso. E’ stato residenza nobiliare, sede della celebre manifattura delle porcellane e infine proprietà pubblica. Oggi il complesso, completamente restaurato, ospita eventi, mostre e visite guidate che permettono di scoprire cortili, chiostri, torri e ambienti storici.
L’essenza del Castello della Rovere
• Residenza dei Della Rovere, poi dei Savoia e dell’Ordine Mauriziano
• Sede della manifattura delle porcellane (1775–1820)
• Cortile porticato con pregiate decorazioni in cotto
• Stucchi e grottesche della scuola del Pinturicchio
• Riadattamenti ottocenteschi di Rodolfo e Luigi Morgari
• Restauri moderni e utilizzo per eventi culturali
Origini rinascimentali del complesso
Il Castello della Rovere di Vinovo venne costruito tra il 1480 e il 1517, quando i Della Rovere decisero di trasformare il precedente edificio difensivo in una residenza elegante e rappresentativa. Il progetto, attribuito a Baccio Pontelli, introduce linee sobrie ma tipicamente rinascimentali: volumi regolari, corti interne e un marcato equilibrio compositivo. Il cardinale Domenico della Rovere, originario di Vinovo, finanziò l’intervento e consolidò così il ruolo della famiglia nel territorio.
Tra Savoia, Ordine Mauriziano e nobili famiglie
Con l’estinzione della dinastia, il castello passò nel 1692 ai Savoia, che lo concessero ai Delle Lanze. Nel 1732, con la morte dell’ultimo erede, il castello tornò ai Savoia. La corona lo cedette subito all’Ordine Mauriziano, che avviò ampi interventi nel Settecento, tra cui l’aggiunta di un nuovo piano.
Negli stessi anni il complesso cambiò funzione. Dal 1775 al 1820 ospitò la Regia Fabbrica delle Porcellane, diretta dal chimico Vittorio Amedeo Gioanetti. La produzione vinovese divenne rapidamente famosa in Europa.
Ottocento e Novecento: trasformazioni e nuovi utilizzi
Dopo la chiusura della manifattura, il castello cambiò più volte proprietario. Passò all’Università di Torino, poi alla città di Torino e infine, nel 1839, ai fratelli Giacomo e Luigi Rey. Questi ultimo vi installarono una fabbrica di tappeti.
Durante questo periodo gli interni vennero modificati: alcune sale furono ridisegnate e decorate, tra cui il salone nord, arricchito dagli affreschi di Rodolfo e Luigi Morgari, pittori di rilievo dell’Ottocento piemontese.
Il castello oggi: restauri e nuove funzioni
Dal 1973 il complesso appartiene al Comune di Vinovo, che ha progressivamente avviato restauri strutturali, recupero delle facciate e consolidamenti. Negli anni Duemila alcune sale hanno ospitato la St. John International University, mentre dal 2016 il castello è tornato pienamente nella disponibilità comunale.
Oggi il maniero è sede della biblioteca civica, di eventi culturali e di iniziative pubbliche. Il recente restauro del 2021 ha valorizzato tutto il perimetro esterno, il parco storico e gli ambienti principali.
Architettura e spazi interni
Il castello ha una pianta quadrangolare con quattro torri angolari e un grande cortile porticato decorato da pregiate terrecotte. Questi elementi rimandano a un rinascimento elegante, vicino ai modelli di area toscana e umbra.
Di grande rilievo sono gli stucchi e le grottesche interne, attribuite alla scuola del Pinturicchio. Mentre alcune sale conservano tracce di interventi barocchi e juvarriani, soprattutto sul lato nord-est, dove venne realizzata una scenografica scala settecentesca.
FAQ – Chiarimenti sulla fortezza di Vinovo
La fase “rinascimentale” del complesso va dal 1480 al 1517, quando i Della Rovere trasformano l’impianto precedente in una residenza di rappresentanza. Il progetto è spesso attribuito a Baccio Pontelli, con il cardinale Domenico della Rovere tra i principali promotori.
Perché parte da un nucleo con funzione difensiva e poi cambia pelle: diventa un palazzo rinascimentale con pianta regolare, cortile interno e torri angolari. Insomma: nome “da fortezza”, faccia da residenza elegante.
Tra 1775 e 1820 ospita la Regia Fabbrica delle Porcellane, diretta dal chimico Vittorio Amedeo Gioanetti. In quel periodo Vinovo entra nel circuito europeo delle manifatture “di lusso”, non solo per collezionisti ma come vetrina di prestigio.
Punta dritto al cortile porticato (decorazioni in cotto), poi cerca stucchi e grottesche attribuiti alla scuola del Pinturicchio. Se aprono le sale giuste, occhio anche agli interventi ottocenteschi dei Morgari e alla scala scenografica settecentesca sul lato nord-est.
Sì, ma di solito tramite eventi, mostre e visite guidate (non sempre accesso “libero” come un museo classico). È di proprietà pubblica dal 1973 (Comune di Vinovo), ha avuto usi diversi (anche universitari) e dopo il rientro pieno alla disponibilità comunale nel 2016 e il restauro valorizzato nel 2021, è tornato a vivere soprattutto come spazio culturale:

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



