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Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant: guida definitiva alla sua opera tra Torino, Fossano e il Monferrato

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Da Alessandro Maldera

Dicembre 11, 2025

Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant fu una delle figure più versatili dell’architettura sabauda del XVIII secolo. Attivo sia in ambito militare sia nella progettazione civile e religiosa, contribuì alla trasformazione di Torino e di numerosi centri piemontesi attraverso un linguaggio che unisce tardo Barocco, tradizione guariniana e primi accenti del Neoclassicismo. La sua carriera mostra il passaggio da un’architettura ricca di teatralità a un gusto più misurato e funzionale.

Il conte Robilant — ritratto tecnico e storico

• Origini: Torino, 10 marzo 1723
• Scomparsa: 12 gennaio 1783, Torino
• Formazione tecnica: ingegneria militare e pratiche architettoniche sabaude
• Specializzazioni: chiese a pianta centrale, complessi assistenziali, palazzi civili e infrastrutture territoriali
• Interventi principali: Santa Pelagia, San Giovanni (Nizza M.to), ampliamento Ospizio di Carità, chiesa di S. Croce a Sant’Albano
• Incarichi di Stato: riorganizzazione dell’Ufficio di topografia reale, attività urbanistica e direzione del Congresso degli edili

Origini e formazione di un architetto militare

Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant nacque a Torino nel 1723 in una famiglia legata alla cultura tecnica e alle scienze militari. Il padre, Giuseppe Ludovico, era autore di trattati di architettura militare e trasmise ai figli un metodo basato su rigore, osservazione del territorio e ingegneria applicata.

In questo contesto Robilant sviluppò una formazione mista. Da un lato seguì la carriera militare, dall’altro acquisì competenze solide nel campo del progetto architettonico. Pur senza una patente professionale — allora indispensabile per operare esclusivamente nell’ambito civile — maturò abilità pienamente riconosciute sia come architetto sia come ingegnere.

Grazie ai contatti costanti con la cultura francese del Settecento, assimilò anche temi e metodi dell’Illuminismo, che influenzarono il suo approccio progettuale.

Prime esperienze: tra provincia e modelli barocchi

Le prime opere risalgono alla fine degli anni Quaranta, quando Robilant lavorò soprattutto in provincia. In questa fase elaborò un linguaggio che combina tradizione barocca e sperimentazione strutturale.

Il seminario di Fossano

Uno dei primi interventi importanti fu il seminario diocesano di Fossano, progettato per il vescovo Pansa. L’edificio si articola intorno a una corte rettangolare, con arcate chiuse al piano terreno e un loggiato aperto al primo piano. La chiarezza distributiva richiama l’eredità guariniana e anticipa il rigore dei futuri complessi assistenziali sabaudi.

La chiesa della Confraternita di Santa Croce

A Sant’Albano Stura Robilant realizzò la sua prima opera di pieno rilievo: una chiesa a pianta centrale, impostata su croce greca con cupola su pennacchi. L’interno, raccolto e dinamico, evidenzia un chiaro riferimento al Guarinismo, mentre la facciata in laterizio mantiene una sobrietà tipica degli edifici della provincia piemontese.

Il successo dell’opera diede nuovo slancio alla sua attività.

A Torino: la chiesa della Misericordia

Sposata Giovanna Battista del Carretto, Robilant rientrò stabilmente a Torino. Proprio qui ottenne l’incarico per la ristrutturazione della chiesa della Misericordia, destinata alla confraternita che assisteva i condannati a morte. L’edificio sorgeva su strutture antiche e compromesse, richiedendo interventi sia architettonici sia ingegneristici.

La pianta a croce greca fu articolata mediante due cupole sovrapposte, di cui una ellittica. Gli interni riprendono il ritmo vittoniano, ma in modo più controllato: Robilant privilegiò superfici verticali più nette, ottenendo uno spazio meno fluido e più misurato rispetto all’impostazione di Vittone.

Della facciata originaria conosciamo solo alcune stampe. La composizione prevedeva ordini sovrapposti senza timpano, raccordati da un piano attico. La versione realizzata, ultimata nel XIX secolo dai Lombardi, semplificò molte soluzioni iniziali del progetto.

Ospedali, seminari e nuove chiese nel Piemonte del Settecento

Negli anni Cinquanta e Sessanta la produzione di Robilant aumentò in modo significativo. Il Piemonte viveva una fase di espansione urbana, e la committenza ecclesiastica necessitava nuovi edifici destinati alla formazione e alla cura.

Ospizio di Carità e seminario di Mondovì

A Fossano Robilant progettò l’ampliamento dell’Ospizio di Carità, mentre a Mondovì lavorò alla ristrutturazione del seminario e alla cappella del Suffragio, introducendo una decorazione più raffinata che dialogava con l’impianto preesistente.

Chiesa di San Sebastiano a Carrù

Nel 1765 firmò la chiesa di San Sebastiano a Carrù, dove lo schema centrale venne reinterpretato con maggiore movimento attraverso una modulazione curvilinea degli spazi.

Nizza Monferrato: palazzi e chiese

Per Nizza Monferrato Robilant realizzò due interventi significativi:

  • il rifacimento della chiesa di San Giovanni (1769–1771)
  • il progetto di palazzo Crova, una delle più importanti architetture civili della città

Chiesa di Sant’Egidio a San Gillio

La Chiesa di Sant’Egidio è il principale riferimento religioso e identitario di San Gillio, con origini che risalgono a una cappella rurale dell’XI-XII secolo, probabilmente legata a comunità benedettine o a un antico presidio templare. Dopo l’incendio del 1738 provocato dai passaggi delle truppe francesi, l’edificio venne completamente ricostruito seguendo il progetto dell’architetto Robilant.

L’attuale chiesa unisce elementi barocchi sobri a forme più classiche: facciata con lesene, portale modanato e grande finestra centrale; interno a navata unica con tre campate e cappelle ampliate nel 1887 dedicate ai culti popolari del paese. Tra gli elementi distintivi spiccano altari lignei, tele votive seicentesche e ottocentesche e un altare maggiore in marmo policromo.

Chiesa di Santa Pelagia: la piena maturità stilistica

Nel 1771, su incarico delle agostiniane, Robilant progettò a Torino la chiesa di Santa Pelagia, considerata uno dei suoi lavori più rappresentativi. L’edificio segna il passaggio dalle forme dinamiche del Barocco a un linguaggio più composto, che guarda al Neoclassicismo.

La pianta quadrilobata offre uno spazio continuo e uniforme, enfatizzato dalla successione di lesene accostate e dal cornicione continuo. La facciata riprende la scansione interna, ma introduce un pronao ionico e un portale più riccamente ornato, ultimo richiamo alla tradizione barocca.

Urbanistica, topografia e incarichi militari

Negli anni Settanta Robilant assunse incarichi fondamentali per il Regno di Sardegna, ampliando il proprio raggio d’azione.

Direzione dell’Ufficio di topografia reale

Dal 1777 guidò la riorganizzazione dell’Ufficio di topografia reale, elaborando un nuovo regolamento ispirato ai metodi più aggiornati del disegno geometrico. A questa fase risale una carta topografica delle Valli di Lanzo.

Nuove strade e infrastrutture

Robilant supervisionò inoltre la costruzione di importanti collegamenti, come le tratte Annecy–Ginevra e Cuneo–Nizza, contribuendo allo sviluppo infrastrutturale del territorio.

Progetto urbano di Carouge

Tra gli incarichi più prestigiosi figura il ruolo nella trasformazione di Carouge, destinata a divenire una “ville nouvelle” sabauda. Robilant intervenne sul piano urbano e progettò la casa del conte Veryer, dimostrando competenze sia urbanistiche sia architettoniche.

Ultimi anni ed eredità

Dal 1778 fino alla morte, avvenuta a Torino nel 1783, Robilant ricoprì la presidenza del Congresso degli edili, organo incaricato di controllare e indirizzare lo sviluppo urbano della capitale. Alla sua scomparsa gli succedette il fratello Spirito.

L’eredità di Robilant comprende chiese, palazzi, ospizi, seminari, ospedali, piani urbanistici e infrastrutture militari. La sua opera rappresenta uno snodo essenziale per comprendere l’evoluzione dell’architettura piemontese tra il Barocco avanzato e l’età dell’Illuminismo.

FAQ – risposte sulla storia dell’architetto

Quali sono le opere più importanti di Robilant?

Le più rappresentative sono la chiesa di Santa Pelagia, la Misericordia, il complesso di Sant’Albano, palazzo Crova e gli ospedali di Alba e Saluzzo.

In quali città lavorò maggiormente?

Fu attivo soprattutto tra Torino, Fossano, Mondovì, Nizza Monferrato e Saluzzo, oltre a contribuire alla progettazione di Carouge.

Che ruolo ebbe nell’urbanistica sabauda?

Fu presidente del Congresso degli edili, dirigendo e regolando i progetti urbani della capitale tra il 1778 e il 1783.

Quali influenze stilistiche caratterizzano la sua architettura?

Il suo linguaggio unisce eredità guariniana, soluzioni vittoniane e un progressivo avvicinamento al neoclassico.

In quali ambiti lavorò oltre all’architettura religiosa?

Si occupò di urbanistica, strade, topografia militare, ospedali, palazzi civili e strutture assistenziali.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende