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Generale Emanuele Beraudo di Pralormo: vita, onori e controversie di un comandante del Novecento

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Da Alessandro Maldera

Novembre 20, 2025

Generale Emanuele Beraudo di Pralormo in un salto ostacoli con cavallo, foto storica in bianco e nero, militari sullo sfondo in addestramento

Figura chiave dell’esercito italiano, il Generale Emanuele Beraudo di Pralormo attraversò due guerre mondiali, le campagne coloniali e il difficile Dopoguerra. Ottenne una medaglia d’oro al Valor Militare, partecipò alle Olimpiadi del 1924 e guidò il Comando Militare Territoriale di Torino nel pieno della ricostruzione. La sua carriera, però, si chiuse tra polemiche legate al processo a Rodolfo Graziani. Di seguito, una ricostruzione rigorosa e leggibile.

Ritratto biografico del Generale di Pralormo

Nascita: Pralormo, 13 luglio 1887 • Morte: 11 ottobre 1960
Arma: Cavalleria • Medaglie: Oro al Valor Militare (AOI, 1941); Cavaliere O.M. di Savoia
Sport: bronzo olimpico a squadre, Parigi 1924 (Concorso Completo)
Incarichi chiave: Addetto militare a Parigi (1928–34); Comando Militare Territoriale Torino (1945–50); Presidente Tribunale Militare Roma (1950)
Memoria: Palazzo Pralormo in corso Vinzaglio dedicato alla sua figura

Origini, famiglia e formazione

Discendente di antica nobiltà piemontese, Beraudo nacque a Pralormo il 13 luglio 1887. La famiglia, legata alla tradizione sabauda, cresce ufficiali e servitori dello Stato. Nel 1907 è sottotenente di cavalleria; tre anni dopo passa ai Lancieri di Vercelli. Il matrimonio con Maria Incisa della Rocchetta unisce due casate storiche; dalla coppia nasceranno tre figli. Fin dall’inizio, il suo percorso combina disciplina equestre e studi tattici alla Scuola di Applicazione.

La Prima guerra mondiale: comando e apprendistato

Dal 1915 Beraudo opera tra Stato Maggiore della Cavalleria e fronti di fanteria (9ª, 65ª, 30ª Divisione). Conclude il conflitto da capitano. L’esperienza di trincea affina metodo e freddezza: qualità che, poi, ricompariranno nei teatri più ostili. Inoltre, i contatti inter-arma lo preparano alla carriera di staff officer.

Tra le due guerre: Pinerolo, Savoia Cavalleria e… Olimpiadi

Dal 1920 al 1923 insegna alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo. Nel paese in provincia di Torino consolida la reputazione di formatore. Nel 1924 passa a Savoia Cavalleria e rappresenta l’Italia al Concorso Completo di Parigi 1924, conquistando il bronzo a squadre. È un risultato che, oltre al prestigio sportivo, testimonia l’elevato standard equestre della cavalleria italiana. Nello stesso anno entra alla Scuola di Guerra di Torino (54° corso): nel 1927 è tenente colonnello.

Diplomazia in armi: l’addetto militare a Parigi (1928-1934)

Dal 1928 è addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi. L’incarico richiede tatto, analisi e relazioni con gli stati maggiori francesi. Intanto prosegue l’attività equestre. Questa fase amplia la sua visione strategica e lo introduce alle dinamiche della sicurezza europea alla vigilia della crisi.

Verso il grado generale: reparti celeri e comandi

Rientrato in Italia, comanda i Cavalleggeri di Firenze; poi guida la Scuola Centrale Truppe Celeri (cavalleria moderna e unità motorizzate). Nel 1939 è generale di brigata: l’avanzamento suggella una carriera in equilibrio tra tradizione ippica e aggiornamento tecnologico.

Africa Orientale Italiana: la marcia e la medaglia d’oro (1941)

Con lo scoppio delle operazioni in AOI, Beraudo guida una divisione coloniale in condizioni proibitive: isolamento logistico, inferiorità numerica, clima ostile. Tra maggio e giugno 1941 compie una marcia di 500 km in territorio impervio, rompe due volte le linee nemiche e protegge i reparti fino all’arresto forzato causato da un grande fiume in piena. Per questa condotta ottiene la Medaglia d’Oro al Valor Militare e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Tuttavia, la caduta del fronte porta alla prigionia in Kenya e poi in India.

Il rientro e il Gruppo di Combattimento “Piceno”

Nel 1944 rientra in Italia e riceve il comando del Gruppo di Combattimento “Piceno”, schierato con gli Alleati. È il nuovo esercito del Regno del Sud che contribuisce alla liberazione. Beraudo resta monarchico per tradizione, ma collabora con le istituzioni in transizione: un realismo operativo che pesa nella ricostruzione.

Torino 1945-1950: la ricostruzione dell’esercito

Dal 1945 guida il Comando Militare Territoriale di Torino (carica massima cittadina). Qui cura dotazioni, addestramento e riorganizzazione dei reparti nel passaggio a esercito repubblicano. Le sue agende di servizio restituiscono una fotografia preziosa: ordini da Roma, richieste di materiali, standard disciplinari, verifiche. Non mancano frizioni con ambienti resistenziali, che avrebbero preferito un profilo diverso; nondimeno, la macchina militare riparte. Nel 1947 è generale di Corpo d’Armata.

Il processo a Graziani: l’incarico che chiude una carriera

Nel 1950 presiede il Tribunale Militare di Roma nel processo a Rodolfo Graziani. Le pressioni sono fortissime e la sentenza, giudicata troppo mite da ampie parti dell’opinione pubblica, scatena polemiche. Di fatto, l’episodio segna la sua uscita dalla scena per decisione politica. Beraudo entra in riserva, si ritira a Pralormo e muore l’11 ottobre 1960.

Eredità: memoria civica e giudizio storico

Il bilancio è complesso. Il Generale Emanuele Beraudo di Pralormo fu istruttore, comandante in guerra, medagliato, organizzatore del Dopoguerra e protagonista di un processo simbolico delle ambiguità italiane. A Torino, l’intitolazione del palazzo già sede della Scuola di Guerra in Palazzo Pralormo ne cristallizza la memoria. La controversia Graziani resta un’ombra; tuttavia, la sua azione nella ricostruzione dell’esercito e la condotta in AOI delineano un profilo di rigore e responsabilità.

FAQ – Carriera, onori, controversie

Chi era il Generale Emanuele Beraudo di Pralormo?

Un ufficiale di cavalleria divenuto generale di Corpo d’Armata, medaglia d’oro in AOI, protagonista della ricostruzione militare a Torino e figura controversa per il processo Graziani.

Perché ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare?

Per aver guidato una marcia di 500 km in territorio ostile nel 1941, rompendo due volte le linee avversarie e salvaguardando i reparti nonostante condizioni estreme.

Qual è il legame con Torino?

Diresse il Comando Militare Territoriale tra 1945 e 1950, contribuendo alla riorganizzazione dell’esercito. In città gli è dedicato Palazzo Pralormo.

È vero che fu atleta olimpico?

Sì. A Parigi 1924 conquistò il bronzo a squadre nel Concorso Completo di equitazione, emblema della tradizione equestre della cavalleria italiana.

Perché il processo Graziani segnò la sua carriera?

La sentenza fu giudicata troppo mite da una parte dell’opinione pubblica. Di conseguenza, l’incarico si trasformò in un caso politico e ne provocò l’uscita anticipata dalla vita attiva.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende