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Enrico Federico Jest: il primo fotografo di Torino

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La storia del pioniere della fotografia italiana

Una semplice veduta della chiesa della Gran Madre dall’altra sponda del fiume Po, questa è la prima fotografia nella storia di Torino. Un’immagine che ha inciso il nome di Enrico Federico Jest nella storia del capoluogo sabaudo.

Il fotografo piemontese, vissuto tra il ‘700 e l’800, fu uno degli esponenti di maggior spicco della corsa alla tecnologia della prima metà del secolo.

Proprietario di un’azienda specializzata in strumenti di precisione scientifici, Enrico Federico Jest fu uno dei primi nella penisola italiana a sperimentare le nuove tecniche fotografiche.

Dapprima appassionato, cominciò a studiare la dagherrotipia, il procedimento fotografico in assoluto teorizzato dal suo contemporaneo Louis Jacques Mandé Daguerre.

L’attività di fornitura tecnica all’Università di Torino e gli incentivifiscali che ne seguivano, consentirono a Jest, insieme a suo figlio Carlo Alessandro e al socio Antonio Rasetti, di costruire una nuova macchina.

Un apparecchio per riprodurre immagini, che di fatto diventerà il primo apparecchio fotografico della storia italiana.

Con uno strumento sviluppato sulla falsa riga del dagherrotipo, fu in grado di sviluppare immagini sperimentali, che tuttavia non erano ancora riproducibili.

La macchina di Daguerre infatti era in grado di fornire un’unica copia positiva su una lastra di rame argentato che doveva essere precedentemente sensibilizzato in camera oscura, mediante esposizione a vapori di iodio.

Un processo che richiedeva ore di lavoro, ma che Enrico Federico Jest fu in grado di padroneggiare dopo qualche anno di studi e tentativi.

Fotografia di piazza Carignano scattata da Enrico Federico Jest

Enrico Federico Jest e la prima fotografia di Torino

Era l‘8 settembre del 1839 quando Enrico Federico Jest scattò la prima fotografia di Torino.

Una veduta della Chiesa della Gran Madre dal lato di piazza Vittorio, che sconvolse letteralmente l’intera città. E che oggi si può ammirare nelle sale della Galleria Civica di Arte moderna di Torino, la GAM.

Da quel giorno, Enrico Federico Jest abbandonò la sua carriera scientifica per dedicarsi interamente alla fotografia.

Nel 1840, lo stesso accademico torinese tradusse in lingua italiana il manuale di Daguerre, spingendo il movimento fotografico italiano verso il futuro e la sperimentazione.

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