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Il Piemonte rischia la zona rossa anche dopo Pasqua

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L’epidemia rallenta ma non abbastanza per far passare la Regione dalla zona rossa a quella arancione

Nel consueto monitoraggio giornaliero, i dati raccolti dalla sanità regionale evidenziano un lieve miglioramento della curva epidemiologica, ma non così significativo da permettere al Piemonte di lasciare la zona rossa.

I numeri infatti sono sempre gli stessi: ieri 2.582 nuovi contagi, 72 nuovi ricoveri, di cui 3 in terapie intensive e 69 negli altri reparti, e 40 morti.

Nonostante l’arrivo in giornata del report del Ministero della Salute, il futuro prossimo del Piemonte non promette nessun rallentamento delle restrizioni almeno fino a Pasqua, se non addirittura dopo le feste.

Rispetto alla scorsa settimana si registra un incremento dei casi segnalati, sebbene di entità inferiore a quella dell’ultimo periodo.

La percentuale di positività dei tamponi continua a crescere, raggiungendo adesso il 14,2% dal 13.1% della settimana passata.

Aumentano allo stesso modo i focolai attivi e quelli nuovi in tutta la Regione.

Mentre il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva sale dal 48% al 55%, e l’occupazione dei posti letto nei reparti di degenza dal 54% al 61%.

L’indice Rt invece scende da 1.33 a 1.17, quindi al di sotto del 1.25 che può determinare il passaggio alla zona arancione.

Ma l’incidenza dei contagi rimane ancora superiore alla soglia di 250 casi ogni 100 mila abitanti, bloccando di fatto il Piemonte in zona rossa.

Aumenta la pressione sul sistema sanitario del Piemonte

La Regione ha attualmente 357 pazienti ricoverati in terapia intensiva e 3677 in altri reparti di degenza riservati al Covid.

La situazione adesso, per quanto critica, è in rapido cambiamento, le dimissioni sono poche, mentre il numero di decessi registrati ogni giorno rimane alto.

Soprattutto in questa fase, l’età media dei ricoverati è molto più bassa rispetto alle ondate precedenti.

La maggior parte dei pazienti infatti è tra i 50 e i 70 anni, con casi di soggetti anche tra i 30 e i 40.

Molti dei quali appunto sono ricoverati in terapia intensiva, e quindi richiedono un’elevata intensità di cure che grava inevitabilmente sulla pressione degli ospedali.

Per contrastare al meglio questa situazione, mercoledì sera alle Molinette di Torino è stato aperto un nuovo reparto Covid per le degenze.

Adesso il principale ospedale della Città della Salute conta 200 letti disponibili, seguito poi dal Cto con 35 e dai 15 del Sant’Anna.

Sono 13 invece i posti letto disponibili al Regina Margherita, anche se per adesso si contano solo 3 ricoveri.

In difficoltà invece l’Asl di Torino: numerose sono state infatti le attività sanitarie pubbliche sospese per convergere un maggior numero di personale infermieristico nei reparti di degenza.

All’Oftalmico è stata chiusa l’attività di Oculistica, mentre il Martini adesso riconvertirà il reparto chirurgico del primo piano in reparto di Medicina Covid.

Nel complesso, i posti in terapia intensiva che il sistema sanitario piemontese può mettere in campo sono 774.

327 strutturali disponibili a inizio pandemia, 287 provvisori allestiti dagli ospedali e i 160 garantiti dalla Regione.

Nonostante su questa situazione pesino molti fattori, il Piemonte resterà ancora in zona rossa, con la speranza di alleviare la pressione sul sistema sanitario e proseguire la campana vaccinale senza problemi.

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