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Quasi mille morti per lo smog a Torino, indagati i vertici di Regione e Comune degli ultimi anni

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I morti per lo smog a Torino toccano quota 900: avviate le indagini su Comune e Regione

I morti per lo smog a Torino sono aumentati nel corso degli anni, al punto da sfiorare le mille unità in un solo quinquennio.

Una tendenza che è diventata davvero preoccupante e che pare difficile arrestare o, almeno, rallentare. Il tutto è dovuto alla pessima qualità dell’aria, che, negli anni ha mostrato solo timidi segni di miglioramento. Qualche segnale positivo c’è stato, ma comunque non basta per far sì che il capoluogo piemontese si consideri una città in cui l’ambiente gode di buona salute, anzi.

Tra le cause principali si può sempre fare riferimento alla folta presenza di automobili, anche datate. La crisi economica non permette a tutti di cambiare mezzo con una buona frequenza e spesso circolano veicoli altamente inquinanti. L’unico rimedio trovato dalle amministrazioni, in questi anni, è stato quello di introdurre blocchi, specialmente per le auto appartenenti alle categorie di emissione più nocive. Spesso e volentieri, però, sono emerse le criticità di questi metodi, in quanto non sempre si sono rivelati veramente efficaci.

La concentrazione di Pm10 nell’aria è anche da attribuire alle caldaie non a norma (quasi una su due a Torino) e ai riscaldamenti. Fattori che, uniti ad altri elementi, si presentano come le cause principali della scarsa qualità dell’aria.

Per correre ai ripari e avviare una “rivoluzione ambientale”, le amministrazioni comunali e regionali si sono adoperate per portare Torino e tutto il Piemonte a essere votati all’ecologia. Un discorso valido principalmente per i trasporti, che hanno visto l’introduzione di alcuni mezzi alternativi, come i monopattini, piuttosto che le modifiche alla viabilità per la costruzione di nuove piste ciclabili. Quest’ultima strategia aveva come scopo quello di incentivare ad abbandonare auto, moto e qualsiasi altro mezzo inquinante, per passare alle bici.

In ultima battuta, molti investimenti sono stati effettuati sui trasporti pubblici. Molte aspettative sono state riposte sui pullman ibridi ed elettrici, che avrebbero dovuto svecchiare il parco mezzi delle compagnie di trasporto, ridurne le emissioni (ringiovanendo l’età media) e attirare più utenti, disposti a lasciare il mezzo privato.

Le indagini in passato

Tutte queste ricette si sono rivelate finora utili, ma solo fino a un certo punto. I morti per malattie legate allo smog sono comunque stati tantissimi e per questo sono state avviate delle indagini nei confronti delle amministrazioni comunali e regionali più recenti.

Occorre precisare che questa inchiesta, che sta partendo solo ora, era già stata avviata quattro anni fa. Nell’aprile del 2017 erano state aperte le indagini in merito al reato 452 bis, un ecoreato che è entrato in vigore ben sei anni fa, nel maggio del 2015.

Al momento risultano sotto indagine tutti gli amministratori che hanno operato dal 2015 fino a oggi, sia a livello comunale che regionale. Questo perché si intende procedere contro coloro che hanno avuto la possibilità di attuare politiche ambientali.

Per questo, nel mirino della magistratura sono finiti Sergio Chiamparino e Alberto Cirio (ex Presidente e Presidente attuale della Regione Piemonte), Piero Fassino e Chiara Appendino (sindaci di Torino tra il 2015 e il 2021). A questi nomi di spicco si aggiungono anche quelli degli Assessori e amministratori legati all’ambiente come Enzo Lavolta, Alberto Valmaggia, Matteo Marnati, Stefania Giannuzzi e Alberto Unia.

Dunque, presto si conosceranno le conseguenze di queste indagini per la salvaguardia dell’ambiente. Un ambito che necessita di grandi misure per acquisire condizioni accettabili per una città come la nostra.

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