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Il quartiere Barriera di Milano e le sue trasformazioni

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Un quartiere popolare che fonda le sue radici nell’industria

Un quartiere, quello di Barriera di Milano, che vanta una storia di circa cento cinquanta anni.

E durante questo lungo periodo ha visto innumerevoli trasformazioni, da quartiere industriale a quartiere socialmente attivo.

I vari mutamenti sociali e urbanistici insieme al susseguirsi delle generazioni, hanno donato al quartiere Barriera di Milano le caratteristiche riconoscibili ancora oggi: un particolare microcosmo nel panorama della città.

Ad oggi Barriera di Milano fa parte della Circoscrizione 6 e con una superficie di circa 26 chilometri quadrati, è, ad oggi, il quartiere più vasto nonché il più popoloso di Torino dal quale centro dista circa 1,5 km

Gli attuali confini del quartiere Barriera di Milano sono:

  • a nord e a est con via Sempione-via Gottardo (quartiere Rebaudengo), fino a corso Regio Parco
  • a sud col quartiere Aurora, attraverso corso Vigevano – corso Novara
  • a ovest con corso Venezia

Questo è come lo conosciamo oggi ma lo storico quartiere, nato come borgo operaio, alle sue origini aveva confini ben diversi e ben delineati.

Vecchia Foto Barriera di Milano Torino
Il quartiere Barriera di Milano e le sue trasformazioni

La nascita del quartiere

Le origini del quartiere Barriera di Milano risalgono addirittura a metà Ottocento.

Nella prima metà del XIX secolo Torino aveva ancora una struttura economica agricola, con solo alcune decine di industrie manifatturiere.

Il Piemonte, dal punto di vista industriale, era ancora lontanissimo
dal livello raggiunto da altri stati europei come il Belgio, la Francia o la Gran Bretagna.

E, di conseguenza, Torino non poteva certo essere considerata un vero centro industriale.

Si stavano sviluppando i settori del manifatturiero e del tessile, ma la loro struttura era di tipo artigianale, poco più che botteghe.

Infatti quello che adesso è il quartiere Barriera di Milano, ai tempi appariva come un gruppo di cascine e botteghe sparse nelle campagne a nord della città.

Poi, nel 1849 l’allora sindaco di Torino, tale Demargherita, chiese al Governo l’autorizzazione a riscuotere dazi sui generi di consumo da parte della città.

Questa richiesta, potrebbe sembrare di poco conto ma in realtà cambiò il destino dell’attuale quartiere Barriera di Milano.

Infatti, a seguito di tale concessione, la città di Torino iniziò la costruzione delle necessarie mura che separavano la città dalla campagna.

Queste mura cintarie presentavano delle barriere d’ingresso sia a nord che a sud della città, proprio per la necessità del pagamento dei dazi.

Naturalmente fuori dalla cinta daziaria le merci, i terreni e le case costavano meno e, di conseguenza, iniziarono a nascere proprio in questi luoghi insediamenti residenziali e industriali.

E così che, nel 1853, nasce il quartiere di Barriera di Milano, esattamente dove adesso c’è Piazza Crispi e prende il nome proprio da uno dei due varchi cinta daziaria, detti, appunto, barriere.

1900 Foto in bianco e nero di corso Vercelli a Torino

L’orgine del nome

Ai tempi  la barriera più famosa e battuta era situata a nord.

Si trovava in in prossimità dell’attuale piazza Crispi, lungo l’attuale corso Vercelli chiamato allora strada Reale d’Italia che collegava Torino con il Piemonte orientale e con Milano.

La barriera fu poi spostata da piazza Crispi a piazza Rebaudengo, dove ancora oggi è ben visibile l’edificio del dazio.

Fuori dalle mura le case e le derrate alimentari costavano meno e da qui si giustifica il notevole afflusso di immigrati già a partire da fine Ottocento.

Operai e lavoratori, nel tempo libero, iniziarono a costruire case prima piccole, a due piani, e poi sempre più grandi.

Fino ad edificare le prime case con i caratteristici ballatoi che si affacciavano sul cortile interno.

Spesso nel cortile si vedevano i bambini giocare e le porte aperte delle piccole botteghe degli artigianali, quelle che in piemontese vengono chiamate “boite“.

Insomma il quartiere Barriera di Milano era destinato a diventare il simbolo dello sviluppo industriale di Torino tra il XIX ed il XX secolo.

1900 foto Barriera di Milano di Torino

Lo sviluppo industriale

Un quartiere quello di Barriera di Milano, come abbiamo visto ricco di botteghe e artigiani ma col tempo, poco per volta, al posto delle “boite”, si insediarono le prime fabbriche.

In alcuni casi le botteghe crescono e si trasformano in veri e propri grandi stabilimenti.

Il primo esempio fu la fabbrica di Armamenti, lo stabilimento Ansaldi, per armi leggere, nato nel 1884.

Poi, nel 1923, venne convertito in Fiat Grandi Motori

Fin dai primi del’900 il quartiere acquisisce rilevanza industriale ed economica, in alternativa al quartiere Mirafiori, della zona sud e sede della Fiat.

C’erano nel quartiere Barriera di Milano diverse industrie tessili, industrie di pneumatici e tante altre, tipo:

  • Fratelli Piacenza
  • CEAT
  • Fiat Grandi Motori
  • Fiat Brevetti
  • Officine Metallurgiche
  • Fonderie Fiat
  • Gondrand
  • Fonderie Subalpine SpA 
  • URMET
  • Quercetti
  • Barone
  • Filatura Tollegno
  • Biliardi Deagostini
  • Lavazza SpA
  • Manifattura Tabacchi

Negli anni trenta del 1900, in corso Vigevano, operava il biscottificio Wamar (dalle iniziali del fondatore Walter Marchisio).

Creato nel 1922 in un laboratorio artigianale in via Susa, specializzato nella produzione di wafer, frollini e biscotti, cessò l’attività nel 1991.

Senza dimenticare i Docks Dora, in via Valprato, nati nel 1912 come magazzini e stoccaggio merci.

Luoghi ancora oggi caratterizzati da un grande fermento culturale grazie ai nuovi locali e circoli sorti in epoche recenti.

Inevitabilmente, tutti questi grandi stabilimenti industriali, cambiarono l’aspetto urbanistico del quartiere Barriera di Milano.

In pochi anni si è passati da un territorio urbano completamente agricolo, ad isolati totalmente industrializzati.

Lo stato attuale

Grazie alla presenza di grandi stabilimenti il quartiere Barriera di Milano divenne meta ambita per molti migranti, sin da fine Ottocento e soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.

Di conseguenza divenne il fulcro del movimento operaio di quegli anni.

Il sovraffollamento, però, portò ad una saturazione urbanistica e ad una necessaria deindustrializzazione.

I vecchi stabilimenti vennero riconvertiti in strutture dedicate al terziario e ad attività commerciali.

Oltre al settore terziario oggi è ancora vivo anche il settore mercatale, retaggio delle storiche origini del quartiere. Sono, infatti, attivi quattro importanti mercati rionali aperti tutta la settimana: via Porpora, piazza Crispi, piazza Foroni e corso Taranto.

Oggi il quartiere si presenta come un melting pot di etnie ed è di gran lunga più popoloso della Circoscrizione, raccogliendone quasi la metà dei residenti complessivi.

È un quartiere con una, cento, mille storie insieme. Storie di industrializzazione, di pionieri della manifattura, ma anche di integrazione, di cultura, di sapori, di arti e di mestieri.

Il quartiere Barriera di Milano porta con sé la memoria industriale torinese e italiana del ‘900.

Ha saputo stupire con prodotti e assemblaggi che anno dopo anno sono diventati identità di una periferia industriale popolosa, ricca di contaminazioni, e di un quartiere sempre in evoluzione.

Aggiornato al 28 ottobre 2020

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