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Atrium Torino e i gianduiotti di piazza Solferino: storia di un simbolo della Torino olimpica 2006

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 22, 2015

Atrium: c'erano una volta i

Per anni, nel cuore di Torino, due strutture hanno attirato sguardi, polemiche e ricordi. Erano i celebri gianduiotti di piazza Solferino, nome con cui molti torinesi hanno sempre indicato Atrium Torino.
Nati nel 2004 per accompagnare la città verso le Olimpiadi invernali del 2006, quei padiglioni hanno raccontato una stagione di entusiasmo, trasformazione urbana e grandi aspettative. Poi, però, il loro destino è cambiato. E da simbolo del rilancio cittadino sono diventati il centro di un lungo dibattito tra degrado, costi e riqualificazione.

Le tappe essenziali della storia di Atrium Torino

In breve
2004: Atrium viene installato in piazza Solferino
2004-2006: accompagna Torino verso i Giochi olimpici invernali
Dopo il 2006: si apre il dibattito sul suo destino
Negli anni successivi: la struttura cade progressivamente nel degrado
2010: viene annunciato lo smantellamento legato alla riqualificazione della piazza
2013: si conclude la trasformazione di piazza Solferino e Atrium sparisce

Cos’era Atrium Torino

Atrium Torino era una struttura espositiva temporanea realizzata in piazza Solferino nel 2004. Il progetto portava la firma di Giorgetto Giugiaro e nasceva con un obiettivo preciso: raccontare la città che si stava preparando ad accogliere i XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.

I padiglioni dovevano essere il volto visibile di quella Torino in piena trasformazione. Non servivano solo a ospitare eventi o materiali informativi. Servivano soprattutto a mostrare una città che voleva presentarsi al mondo come moderna, dinamica e pronta a cambiare pelle.

Perché vennero chiamati gianduiotti di piazza Solferino

Il soprannome arrivò quasi subito. I torinesi iniziarono infatti a chiamare Atrium i gianduiotti di piazza Solferino, perché la forma dei due padiglioni richiamava quella del celebre cioccolatino piemontese.

Il riferimento non era casuale. La scelta del disegno voleva legare un’architettura contemporanea a un simbolo fortemente torinese. Così, accanto all’immagine di una città proiettata verso il futuro, si teneva viva anche una memoria più identitaria e locale.

Perché Atrium fu collocato proprio in piazza Solferino

L’installazione dei padiglioni si inseriva in un momento particolare della storia urbana torinese. In quegli anni piazza Solferino veniva percepita anche come uno spazio da rilanciare, dopo un lungo periodo segnato da degrado, abbandono e cattiva frequentazione.

Per questo Atrium non fu solo un’operazione legata alle Olimpiadi. Fu anche un tentativo di restituire centralità a una delle piazze storiche più importanti della città. In sostanza, il progetto non riguardava soltanto l’evento sportivo, ma anche l’immagine quotidiana del centro di Torino.

Cosa si poteva vedere dentro Atrium Torino

All’interno di Atrium trovavano spazio contenuti dedicati ai Giochi olimpici, alla trasformazione urbana di Torino e ai grandi sponsor dell’evento. I visitatori potevano seguire il racconto della città olimpica, osservare materiali espositivi e vivere uno spazio pensato come vetrina del cambiamento.

Tra gli elementi ricordati con più facilità ci sono alcuni cimeli simbolici, come la fiaccola olimpica, ma anche la possibilità di seguire eventi e momenti live durante lo svolgimento stesso dei Giochi. In questo senso, Atrium fu per alcuni anni un luogo di racconto, promozione e intrattenimento nel cuore della città.

Un’opera nata già come temporanea

Il problema, però, era scritto nel progetto fin dall’inizio. Atrium nasceva infatti come installazione ad interim, cioè pensata per accompagnare un periodo preciso e non per restare per sempre in piazza Solferino.

Finita la stagione olimpica, si aprì quindi una domanda inevitabile: cosa farne? Da quel momento iniziò una discussione lunga e complicata dentro Palazzo Civico. Si parlò di smantellamento, di possibili riusi e perfino dell’ipotesi di mantenere almeno parte della struttura. Tuttavia il tema principale restava uno: chi avrebbe pagato i costi elevati della rimozione, stimati in circa un milione di euro, in una fase in cui il Comune non navigava certo nell’oro.

Dal simbolo olimpico al degrado

La discussione si trascinò per anni. Intanto, però, i padiglioni perdevano funzione, cura e centralità. Così il vecchio Atrium finì lentamente nelle mani dell’incuria e del vandalismo.

Questa è la parte più amara della storia. Quello che era nato per raccontare il rilancio di Torino diventò, col tempo, uno degli esempi più visibili di stallo urbano. Invece di restare il simbolo di una città in movimento, Atrium cominciò a essere percepito come un ingombro lasciato a metà strada tra nostalgia e abbandono.

Atrium: c'erano una volta i "gianduitotti" di piazza Solferino Torino

Il 2010 e la decisione di smantellare i gianduiotti

La svolta arrivò nel 2010, quando il sindaco Sergio Chiamparino annunciò la realizzazione di un parcheggio interrato sotto piazza Solferino. Contestualmente, venne chiarito che lo smantellamento di Atrium e la riqualificazione della superficie sarebbero stati presi in carico dalla ditta vincitrice dell’appalto.

Questa scelta non fu indolore. Al contrario, provocò nuove polemiche, anche perché Giorgetto Giugiaro, autore del progetto, si espresse contro la demolizione delle strutture. Tuttavia la direzione era ormai tracciata: il tempo dei gianduiotti stava per finire.

La fine di Atrium e la nuova piazza Solferino

I lavori proseguirono fino al 2013, anno in cui piazza Solferino venne riconsegnata alla città dopo la riqualificazione. A quel punto Atrium era scomparso e i gianduiotti non facevano più parte del paesaggio urbano torinese.

Si concluse così una storia durata circa nove anni. Non un tempo lunghissimo, ma abbastanza per entrare nell’immaginario di moltissimi torinesi. E infatti, anche dopo la loro sparizione, quei padiglioni hanno continuato a vivere nella memoria cittadina.

Perché Atrium Torino viene ancora ricordato

Atrium Torino è ricordato ancora oggi perché ha rappresentato una fase molto precisa della storia recente della città. Prima è stato il simbolo della Torino che si preparava alle Olimpiadi. Poi è diventato il segno di un’eredità difficile da gestire.

Per alcuni è stato un progetto affascinante e coraggioso. Per altri, invece, un esempio di opera temporanea lasciata troppo a lungo in una terra di nessuno. In ogni caso, i gianduiotti di piazza Solferino non sono mai stati percepiti come strutture qualunque. E proprio per questo continuano a far parlare di sé anche oggi, quando non esistono più.

FAQ – Dubbi comuni sui padiglioni di piazza Solferino

Cos’era Atrium Torino?

Atrium Torino era una struttura espositiva temporanea installata in piazza Solferino nel 2004 per raccontare la città che si preparava alle Olimpiadi invernali del 2006.

Perché Atrium veniva chiamato gianduiotti di piazza Solferino?

Perché i due padiglioni avevano una forma che ricordava i gianduiotti, i celebri cioccolatini torinesi. Da qui nacque il soprannome usato da moltissimi cittadini.

Chi progettò Atrium Torino?

Il progetto di Atrium fu firmato da Giorgetto Giugiaro, uno dei nomi più importanti del design italiano.

Cosa si poteva vedere dentro Atrium?

All’interno si potevano trovare contenuti dedicati alle Olimpiadi di Torino 2006, materiali espositivi, spazi legati agli sponsor e alcuni cimeli simbolici, come la fiaccola olimpica.

Quando sparì Atrium Torino?

Lo smantellamento fu deciso nel 2010 nell’ambito del progetto di riqualificazione di piazza Solferino. La trasformazione della piazza si concluse nel 2013, anno in cui Atrium era ormai scomparso.

Articolo aggiornato il 29/03/2026

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende