Economia

Intervista a Mattia Pontacolone: fondatore di Coolshop, una delle migliori agenzie web di Torino

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Abbiamo avuto il piacere di incontrare Mattia Pontacolone, fondatore dell’agenzia Coolshop, specializzata nel perfezionamento dei processi di vendita. Dal cuore della sede torinese alla conquista del mercato mondiale, paladini della tecnologia in stile “The Big Bang Theory”, ma al contempo amanti appassionati del vivere in maniera “cool” la propria attività lavorativa

Mattia Pontacolone è fondatore di Coolshop, agenzia web che dal 2010 si occupa di strategie digitali col fine di perfezionare i processi di vendita dei suoi clienti: quali sono le linee guida della vostra offerta e che cosa vi differenzia rispetto ai competitor?

Nel variegato percorso di Coolshop siamo arrivati oggi ad avere alcuni software di nostra proprietà a supporto dei processi di vendita che offriamo ai clienti, in particolare grandi multinazionali del manufacturing. Siamo un’azienda giovane e frizzante, come tante altre in verità anche a Torino, ma ci differenziamo perché fondamentalmente tutto il nostro sforzo di sviluppo commerciale è rivolto verso l’estero. Una scelta ragionata nel tempo e dettata anche dal mio personale desiderio di voler viaggiare per lavoro.

  • Da Torino alla conquista del mondo grazie anche alle sedi di Rotterdam, Chicago e Dubai: nell’approccio al lavoro in cosa vi sentite internazionali e in cosa ancora un po’ sabaudi? Ci sono nuovi progetti all’orizzonte? Nuovi territori da presidiare?

Diciamo che siamo un bel mix, nel senso che nell’approccio c’è una componente di visione internazionale, in particolare per quel che concerne i parametri di qualità, di trasparenza o di rispetto delle tempistiche, indispensabili per essere credibili ai clienti americani, piuttosto che europei. D’altra parte c’è l’essere sabaudi per esempio nella comunicazione, magari anche a nostro discapito, nel voler far parlare i progetti piuttosto che sbandierare la nostra essenza. Facciamo forse più fatica a trovare nuovi clienti, ma una volta che ci entriamo in contatto riusciamo a instaurare relazioni più lunghe. Fino alla pandemia ci siano espansi abbastanza, poi abbiamo dovuto rallentare un pochino e l’obiettivo per quest’anno è consolidare il mercato statunitense, così come allargarci sul fronte nordeuropeo.

  • Il mercato digitale è in continua e costante evoluzione: qual è il segreto per rimanere al passo con i tempi?

I tempi corrono e per restare al passo bisogna saper camminare avanti, ma anche saper fare un passo indietro quando la tecnologia che scegli perde il supporto del mercato o esce qualcosa di nuovo o migliore. Non si può stabilire a priori se un prodotto funzionerà oppure no: bisogna procedere un po’ da sabaudi, facendo un passo dopo l’altro nella direzione che sembra vincente e senza farlo più lungo della gamba. Ci vuole cautela, la stessa che abbiamo nell’approccio al metaverso cui guardiamo con curiosità e apertura a qualche sperimentazione. Io credo che da qualche parte condurrà, stiamo a vedere cosa faranno i giganti e poi ci muoveremo di conseguenza.

  • Passando a uno dei vostri claim principali: qual è davvero per lei il lato più “cool” della tecnologia?

Il nostro ufficio rappresenta bene questa filosofia, nel senso che noi viviamo in un ambiente classico, elegante e ricco d’arte affiancato a decine di cartonati di Sturmtruppen piuttosto che di Chuwbacca e vari altri personaggi. Siamo tempestati da stimoli diversi, in modo da rendere l’ufficio un posto piacevole nel quale passare il tempo. Perché le persone sono il cuore di Coolshop e senza le persone che hanno creduto e credono nel progetto non sarebbe lo stesso. L’obiettivo è creare un posto nel quale si sta bene, il medesimo concetto che associamo ai nostri prodotti.

  • Jedi, Hero, Paladin…avete anche un modo molto particolare per definire le vostre posizioni professionali dentro l’azienda: come e perché è nata l’idea?

L’idea è nata quando siamo diventati abbastanza grandi da doverci dividere nei vari ruoli, tra chi deve per esempio sviluppare i codici e chi invece gestisce il progetto. Sempre nell’ottica di mantenere l’ambiente di lavoro “cool”, abbiamo creato la figura dell’Hero, ovvero l’eroe del progetto che porta a termine l’impresa, in questo caso il programmatore del codice. Il Paladin è invece che colui che difende la fede, nel nostro caso è il difensore delle specifiche del cliente ma che deve anche saper usare la mano pesante quando è necessario. I Jedi sono poi i maestri dell’impalpabile, coloro che si concentrano sulla user experience, sulla grafica e su tutte quelle cose poco tangibili che poi però danno valore al progetto. Infine c’è lo Shield che è il nostro dipartimento interno di protezione: dall’amministrazione alle risorse umane, un lavoro costante di ricerca delle persone giuste e di soddisfazione di chi invece è già qua dentro.

  • Ecco, se ora immaginiamo il vostro ambiente di lavoro molto “nerd”, in stile “The Big Bang Theory” , quanto andiamo lontani dalla realtà?

Che dire, abbiamo sparsi qua e là per l’ufficio vari cartonati, tra i quali quello di Sheldon Cooper…Proprio per richiamare quell’ambiente “cool” che è uno dei nostri leit-motiv. Un concetto che a Torino è davvero poco usuale e molto sorprendente, ma vi assicuro che è lo ancor di più a Dubai, laddove abbiamo addobbato l’ambiente allo stesso modo e qualunque ragazzo entri si trova in una dimensione rivoluzionaria per la cultura mediorientale e orientale.

  • Lei è un vero startupper: non solo Coolshop, ma anche iStarter e l’ultima nata Coolidea. Come le vengono tutte queste intuizioni e, più seriamente, in cosa consiste quest’ultimo progetto?

Coolidea l’abbiamo creata a dicembre e nasce per fare implementazioni di Salesforce (piattaforma dominante a livello di CRM, Customer Relationship Management) ed è molto sinergica con il focus processi di vendita che ha Coolshop. Le startup sono una mia passione, ce ne sono alcune che hanno funzionato e altri progetti che invece si sono rinsecchiti. Trovo corretto continuare a scommettere senza aver paura di rischiare, ogni anno due o tre progetti di startup li aiutiamo nello sviluppo. Ci consente di avere sempre una finestra aperta sulle tecnologie più nuove, sull’andamento del mercato e sulle tendenze dei giovani. E anche per non annoiarci mai…

  • Torinese di nascita, benché astigiano di formazione primaria: cosa le piace e cosa invece proprio non la convince del capoluogo?

Il mio rapporto con Torino nasce con il pensiero di un luogo tetro dall’aria puzzolente nel quale si andava solo a trovare i nonni nei weekend degli anni Novanta. Poi è diventato il posto in cui sono venuto a studiare e ho avuto la fortuna di veder cambiare a cavallo delle Olimpiadi. Oggi è una città che amo, nella quale sto bene, che ha tutto quel che serve pur rimanendo sempre vivibile. Il centro storico è comodo da visitare a piedi, ma lo è altrettanto in bicicletta ed è un pregio straordinario al confronto con tantissime città straniere.

  • Immaginiamo lei debba viaggiare molto per lavoro: cosa le manca di più della nostra città quando è lontano?

Tante cose, per esempio la piazzetta di Largo IV Marzo con i suoi bar, i ristoranti, la gente che sta seduta lì tranquilla all’aria aperta d’inverno o d’estate che sia. Per dire, a Chicago d’inverno fa -20 e oltre mentre d’estate a Dubai ci sono quasi 50 gradi…ecco, passare la vita chiusi dentro i centri commerciali è un peccato.

  • Coolshop ha un consistente respiro internazionale sin dalla sua nascita: cosa manca, se manca qualcosa, a Torino per sentirsi ancor più orgogliosamente europea?

Un po’ è la sindrome di Torino sentire la mancanza di qualcosa, perché in realtà se guardiamo la città da fuori non manca molto, anzi. Abbiamo per esempio un sistema universitario che funziona, così come un ecosistema di aziende digitali vivo. Forse manca solo un po’ di fiducia e consapevolezza.

  • E per concludere: qual è il suo luogo torinese del cuore e quale routine non può mancare nella sua vita sabauda?

Al mattino, venendo in ufficio, passo da Palazzo Madama, Palazzo Reale, piuttosto che da via Roma: poter vivere questo tutti i giorni è davvero un regalo

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