Articoli HPTerritorio

PalaVela Torino, un edificio camaleontico ricco di storia

739
Tempo di lettura: 5 minuti

Il PalaVela di Torino è uno degli edifici più iconici che si possano trovare entrando dalla parte sud della città.

Si affaccia sul bacino d’acqua artificiale in prossimità del lungo fiume Po e con la sua tipica forma a vela, da cui deriva appunto il suo nome, e il suo colore rosso, è a tutti gli effetti un piccolo gioiello torinese.

Pochi sanno che il suo vero nome è Palazzo a Vela, di cui appunto PalaVela è un’abbreviazione. E ancora meno sanno che originariamente si chiamava Palazzo delle Mostre.

Il PalaVela, infatti, nacque per Italia ’61, proprio come Palazzo del Lavoro, per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia. Oggi è considerato il simbolo per eccellenza di quel grande evento.

Ma se Palazzo del Lavoro è sinonimo di abbandono e degrado, un altro paio di maniche è il PalaVela, sinonimo di eventi sportivi e spettacoli internazionali.

Insomma, due edifici “fratelli”, entrambi con la stessa origine ma con un destino molto diverso. Oscuro per Palazzo del Lavoro, radioso per il PalaVela.

Ma come mai le strade di due edifici nati per lo stesso motivo hanno finito col divergere così tanto?

La storia del Palazzo a Vela

Come accennato sopra, il PalaVela nacque nella parte nord del quartiere Nizza Millefonti per Italia ’61.

Faceva dunque parte di quella serie di edifici che avevano il compito di mostrare lo splendore e l’avanguardia torinese, durante un evento in cui la città sarebbe tornata a essere capitale d’Italia per qualche mese.

Insomma, Torino aveva addosso gli occhi di tutti gli italiani e mise in campo tutto il meglio allora possibile.

Il PalaVela nacque appunto come Palazzo delle Mostre, per offrire più spazio al Salone dell’Abbigliamento, ospitato presso Palazzo della Moda (oggi Torino Esposizioni).

Durante Italia ’61 fu sede della mostra Moda Stile Costume, diventando così l’emblema della manifestazione.

Il PalaVela era inoltre collegato dalla linea di monorotaia, inaugurata sempre in occasione di Italia ’61.

Tra il 1961 e il 1974 fu sede del Museo Storico dell’aeronautica Militare. Oltre questo però si utilizzò sporadicamente per ospitare alcune esposizioni.

Ad esempio, nel 1981 al suo interno venne allestita la prima palestra artificiale di arrampicata in Italia, nell’ambito della manifestazione Sportuomo.

La palestra, dedicata a Guido Rossa, restò in funzione e fu continuamente aggiornata fino al suo abbattimento durante la ristrutturazione del PalaVela.

Il grande restauro del 2003

Nel 2003 l’edificio venne poi ristrutturato per ospitare le gare di pattinaggio artistico e short-track.

L’obiettivo del restauro era altissimo: ospitare le gare dei XX Giochi Olimpici Invernali, che si sarebbero tenuti a Torino.

Proprio grazie alla ristrutturazione e soprattutto ai Giochi Olimpici invernali torinesi, il PalaVela ha così potuto evitare il triste destino di Palazzo del Lavoro.

Anzi, sempre grazie ai Giochi olimpici è tornato a essere uno dei grandi protagonisti del contesto urbano torinese dopo anni di oblio.

Con la sua iconica forma poi, non può passare inosservato a chiunque entri o esca da Torino.

Ma cos’ha la sua struttura di così speciale? E in che modo il restauro del 2003 ha salvato il PalaVela dall’abbandono?

La struttura del PalaVela

Il PalaVela (o Palazzo Vela Torino) deve il suo nome alla sua forma di vela, molto innovativa non solo quando nel 1961 ma ancora ai giorni nostri.

Le sue forme curvilinee, infatti, affascinano e catturano lo sguardo dei passanti, anche quello di chi è abituato a vederlo quotidianamente.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo: l’edificio che vediamo oggi non è quello costruito per Italia ’61.

Come detto sopra, il PalaVela venne infatti pesantemente ristrutturato e rinnovato per i Giochi Olimpici Invernali del 2006.

L’architetto Annibale Rigotti e il figlio Giorgio, ingegnere, elaborarono il progetto originale. Collaborarono poi gli ingegneri Franco Levi e Nicolas Esquillan.

Questo team di lavoro elaborò una struttura autoportante a doppia soletta nervata in cemento armato precompresso.

La struttura era poi composta da una cupola alta 23 metri con tre punti di appoggio, eseguita dall’impresa Gastone Guerrini.

Il progetto, oltre ad essere molto innovativo per la cultura architettonica torinese, richiamava esplicitamente Palais du Cnit a Parigi, della cui volta Esquillan fu il calcolatore.

Al suo interno vi era poi un salone circolare di 130 metri di diametro. Originariamente era chiuso ai lati da una serie di ampie vetrate laterali.

Il restauro per i Giochi Olimpici del 2006

Nel 2003, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali il Palavela fu completamente modificato e reinterpretato dall’architetto Gae Aulenti e da Giorgio Nicola Siniscalco, che diresse i lavori.

L’architetto mantenne solo la copertura a vela del progetto originario, mentre rimosse le caratteristiche vetrate. Questo suscitò parecchie polemiche.

Si diceva infatti che l’edificio fosse stato svuotato della sua essenza, anche perché sotto la volta venne realizzato un edificio indipendente dalla forma più tradizionale.

La copertura a vela divenne dunque una sorta di tettoia a protezione del secondo corpo indipendente, di forme parallelepipede e di color rosso, con una capienza di 8000 posti.

Il nuovo PalaVela, nonché quello che vediamo ancora oggi, era così composto da due corpi accostati, con coperture a quote differenti e collegati tra loro da una copertura spaziale reticolare.

Quello a sud-est/sud-ovest, destinato agli spettatori dei settori 1 e 2 (6 908 posti) e quello a nord-est/nord-ovest, destinato originariamente alla Famiglia Olimpica, agli atleti e ai media, (1 336 posti), per un totale di 8 244 posti.

Il PalaVela oggi

Grazie ai Giochi Olimpici Invernali del 2006, il Palazzo Vela poté così salvarsi dal triste destino di Palazzo del Lavoro.

Da allora infatti l’edificio ha ospitato non solo eventi di pattinaggio artistico, ma anche manifestazioni culturali di vario genere. Nel 2010 ad esempio ospitò oltre 88 mila spettatori tra eventi sportivi, attività entertainment e spettacoli.

La sua affluenza, infatti, nel periodo pre-Covid ovviamente, si era assestata sulle 70 mila presenze l’anno. Così il PalaVela è diventato un impianto di riferimento per il pubblico torinese e dell’area metropolitana

In questi anni, infatti, è diventato la sede cittadina per eccellenza di eventi e attività d’intrattenimento per le famiglie, soprattutto in ambito sportivo.

Tra le grandi competizioni internazionali che ha ospitato figurano

  • ULEB Cup di basket 2008
  • Mondiali di Pattinaggio su ghiaccio 2010,
  • Coppa Davis 2013
  • Campionati Europei di Volley Maschile 2015.

Dal 2018 è anche diventato la casa dell’Auxilium Pallacanestro Torino.

Inoltre, grazie alla sua location suggestiva e strategica all’entrata di Torino, il PalaVela è perfetto non solo per ospitare galà e show, ma anche eventi aziendali, convention, cene e feste.

L’edificio offre infatti 29400 metri quadri di superficie lorda divisi su tre livelli, che possono essere sfruttati per diverse tipologie di allestimento.

Così si possono ottenere 8294 posti, che diventano 9038 grazie alle tribune del parterre.

Insomma, oggi dunque il PalaVela è un edificio polifunzionale ben radicato nel paesaggio urbano torinese, che non smette di incuriosire per la sua forma e per i magnifici eventi che finalmente ha ripreso ad ospitare dopo la pandemia.

Pattinare a Torino

Solitamente durante il periodo invernale, il patinoire apre le porte al pubblico e regala momenti speciali di divertimento e svago. Ci si può ritrovare in famiglia o tra amici, per pattinare, in un ambiente accogliente e dotato di punti di ristoro, servizi, aree relax, nonché di luci sceniche e musiche che creeranno un’atmosfera per grandi e piccini.

È possibile acquistare i biglietti online su Ticketone.it
Rimarrà comunque operativa la biglietteria in loco.

Consulta gli Orari Palavela Torino.

Informazioni utili

739

Related Articles

739
Back to top button
Close
Close