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Piemonte: l’allarme siccità mette in difficoltà le aziende locali

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È ancora allarme siccità in Piemonte: l’Iren è stata costretta ad aprire le paratoie della diga di Ceresole per distribuire acqua a 5.500 agricoltori.

L’acqua, rilasciata nel torrente Orco, sarà utilizzata per irrigare 8.500 ettari di terreno coltivato nel Canavese.

La diga rimarrà aperta per una settimana, tempo che consentirà di effettuare un intero turno di irrigazione delle colture.

Se si procederà immediatamente, infatti, si potranno salvare numerose piante, che al momento stanno ancora crescendo.

L’obiettivo è quello di soccorrere le piantagioni di mais e prati a sfalcio, che stanno subendo i danni maggiori causati dalle elevate temperature recenti.

Allarme siccità

La decisione di aprire le paratoie della diga di Ceresole è stata stabilita da un incontro richiesto dalla Coldiretti.

Al tavolo erano presenti Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte, Giuseppe Bergesio, amministratore delegato di Iren Energia, e Danilo Rossetto, presidente della sezione Coldiretti di Chivasso.

Quest’ultimo è anche consigliere del consorzio irriguo del canale di Caluso, che rende possibile l’agricoltura nella zona tra Caluso e Chivasso.

La volontà emersa durante l’incontro è quella di avviare un tavolo permanente per garantire un immediato intervento in caso di prolungamento delle condizioni di siccità.

Dall’incontro, si è potuto stabilire anche che la captazione ottimale del canale alla presa di Spineto sull’Orco è di 10,5 metri cubi.

Questo rilascio, se sommato con l’apporto dei corsi d’acqua delle valli Orco e Soana, sarebbe sufficiente per garantire agli agricoltori della zona un’irrigazione di emergenza.

Coldiretti: ecco le richieste

Sono i rischi combinati della siccità e della guerra che stanno mettendo in ginocchio la maggior parte delle aziende locali.

In particolare, la Coldiretti Torino chiede un piano contro lo spreco dell’acqua, sostenendo così i progetti che cercano di contrastare la dispersione idrica.

Un’altra proposta è quella di snellire la burocrazia per la trivellazione di nuovi pozzi, che permettano alle aziende di procurarsi dell’acqua.

È emersa anche l’idea di progettare alcuni bacini idrici in grado di raccogliere l’acqua piovana proveniente da grandi temporali.

La Coldiretti aggiunge che bisogna sempre puntare a cercare di agire sul piano globale per ridurre i gas serra, ma servirebbero dei piani specifici per il territorio.

Piemonte: i settori in difficoltà sono l’agricoltura e l’allevamento

A causa della mancanza di acqua, l’agricoltura ha perso già ora il 20% delle produzioni proprio a causa della mancanza d’acqua.

È per questo che la Coldiretti Torino chiede l’attivazione dello stato di calamità: l’obiettivo è quello di risarcire gli agricoltori colpiti dalla crisi climatica.

Le coltivazioni più colpite sono principalmente quelle di mais e prati stabili a foraggere.

In difficoltà sono anche le produzioni di frutta ed ortaggi: tra i prodotti tipici a rischio ci sono mele, pere, kiwi, pesche, pomodori, peperoni e verdure a foglia.

Coldiretti mette in luce il pericolo che sta correndo l’allevamento, un settore tipico del Piemonte.

La diminuzione dei raccolti sta infatti spingendo gli allevatori spendere cifre esorbitanti per acquistare sia mangimi che fieno.

Il rincaro dei prezzi di questi prodotti è arrivato oltre al 100% a causa del conflitto in Ucraina.

I costi del mangime, poi, si vanno ad aggiungere a quelli del raffrescamento dei locali nei quali sono tenuti gli animali.

Asja D’Arcangelo

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