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Il Po si prosciuga. Caldo e poca pioggia abbassano il livello del fiume

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A rischio tra il 40 e il 60% delle coltivazioni che traggono fonte di irrigazione dal fiume. I dati dell’Arpa preoccupano

Tempo di bilanci con l’estate che volge al termine. Una stagione dal caldo anomalo che ha portato le temperature ad alzarsi di 2-3 gradi rispetto alla media degli ultimi 60 anni. La prima indiscutibile vittima: il fiume Po.

Non servono numeri per rendercene conto, basta affacciarsi dal ponte di piazza Vittorio per vedere con i propri occhi l’emergere dall’acqua di isolotti di ciottoli e vegetazione. Quasi ci si può camminare in questo Po prosciugato dall’arsura estiva e dalla mancanza di piogge.

I dati dell’Arpa ci riportano numeri impressionanti. Questa settimana la portata media del fiume era di 19,8 metri cubi al secondo, mentre solo un anno fa era di 54,3, cioè circa 3 volte tanto.

tabella con Livello idrometrico degli ultimi 7 giorni
Livello idrometrico degli ultimi 7 giorni – Arpa Piemonte

Anche il livello medio dell’acqua (rilevato dall’idrometro) si è abbassato da 0,4 a 0,1 metri in un anno. Ciò significa che le precipitazioni in questi 12 mesi sono riuscite a rigonfiare il fiume solo temporaneamente e per periodi limitati. Mentre la decrescita della portata d’acqua è stata costante: si passa dai 40 mc/s di novembre 2020 ai 35 mc/s di aprile 2021, fino ai 25 d’inizio estate e ai 19,8 attuali.

Le conseguenze si percepiscono eccome. Innanzitutto visivamente parlando: le piante acquatiche ormai stanno occupando buona parte del bacino del Po, riducendone la superficie navigabile. I canottieri vedono i propri remi impigliarsi nella vegetazione e sono costretti a sospendere l’attività sportiva per l’odore di acqua stagnante.

Ma le conseguenze più gravi del Po che si prosciuga le vediamo a livello ambientale. Due settimane fa, all’altezza della diga del Pascolo (al confine con San Mauro Torinese), l’Arpa ha segnalato una moria di pesci nel Po. Per effetto della siccità, infatti, il flusso normale del fiume si è interrotto provocando un ammassamento di fauna acquatica in piccole pozze che si sono sempre più ridotte.

A rischio anche il 40-60% delle coltivazioni del territorio torinese che traggono fonte di irrigazione proprio dal fiume. A mettere i riflettori sulle conseguenze economiche del Po prosciugato è Coldiretti Piemonte che già ha dovuto fare i conti con il meteo dissennato di quest’anno funesto. I repentini cambiamenti di clima, tra gelo, bombe d’acqua, grandine e arsura hanno devastato interi raccolti nel territorio piemontese. In particolare, il 2021 sarà ricordato come l’anno nero per il reparto ortofrutticolo.

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