La Pandemia fa crollare il PIL in Piemonte: nel 2020 il 9,4% in meno

I gravi effetti della pandemia sono evidenti, ma il rapporto IRES sul Pil in Piemonte è impietoso: il prodotto interno lordo del 2020 è in calo del 9,4%.
Durante i mesi critici, il 90% dei negozianti nel centro torinese ha pensato alla chiusura. Purtroppo, però, molti non hanno retto l’onda d’urto del Covid e hanno chiuso, soprattutto in Via Garibaldi.
Tuttavia in molti hanno scelto di ripartire, soprattutto i marchi del lusso nel centro città, Louis Vuitton su tutti.
I numeri sul PIL non fanno comunque sorridere, con quasi il 10% del prodotto interno lordo andato in fumo tra chiusure e disoccupazione.
Nel 2020 il PIL in Piemonte è crollato: i numeri
I dati sull’economia regionale non lasciano spazi a dubbi: una situazione così grave non si registrava dalla crisi economica del 2008.
La speranza, tra decreti governativi e riaperture, e sita nei vaccini e nel Green Pass, che arriverà in formato digitale dal prossimo primo luglio.
L’IRES, Istituto di Ricerche Economiche e Sociali per il Piemonte, ha stilato il suo rapporto sulla situazione nella regione nel 2020.
La relazione annuale del 2021, che analizza i 365 giorni precedenti, ha confrontato i numeri del periodo della pandemia a quelli attuali.
Il primo numero che balza agli occhi è che il PIL è sceso del 9,4% nel 2020, mai così male dal 2008. Un numero gravemente condizionato dal lockdown generale di marzo e la zona rossa autunnale.
Nel 2008 il prodotto interno lordo regionale era crollato fino al 10,4%.
Le misure d’emergenza hanno alleggerito dell 6,6% del PIL, oltre al 4% di incidenza positiva nei primi sei mesi del 2021.
Il dato riferito a coloro che hanno perso l’occupazione, tuttavia non è in linea con la flessione del PIL. Infatti il numero dei disoccupati ha toccato il 2,8%. I più colpiti risultano i lavoratoti indipendenti, in calo del 6,6% rispetto al 2019.
I dipendenti più colpiti sono coloro che hanno lavorato nel comparto turistico-ricettivo, in calo del 14,4%.
Si registra inoltre un calo demografico di 38 mila unità, frutta di molti decessi a discapito delle nuove nascite.